poliamore, poligamia

il peggiore omofobo è sempre un gay.


si parla di coming out. o outing, non ricordo mai qual’è il termine per l’atto violento e quale quello “politically correct”.
comunque. si parla di outing e leggo risposte di monogami “convinti” a persone che si descrivono poligame.
e una domanda istantantea mi si para davanti: perchè si incendiano tanto? perchè è sempre così VIOLENTA la reazione che ha un monogamo di fronte ad un poligamo? forse perchè sono coperti da strati di PAGLIA, non solo pieni di code? io credo di sì. credo che le reazioni più incendiarie si ottengano da persone che si sentono minacciate o spaventate da questa poligamia e che lo siano proprio perchè SANNO GIA’ COSA QUESTO SIGNIFICA, perchè comprendono BENE come si possa essere attratti da più di una persona contemporaneamente e quindi intuiscono SUBITO che delirio sarebbe. motivo numero uno. motivo numero due, nel loro cervello vedo passare i filmini velocizzati di tutte le volte che si sono tarpati le ali e autocensurati nei loro desideri per qualcuno di “proibito” e sento il loro cervello che urla “NON E’ GIUSTO. NON E’ VERO. IO NON L’HO MAI FATTO PERCHE’ MI HANNO DETTO CHE NON SI POTEVA QUINDI NON SI PUO’!!!”.

eggià. per quale altra ragione, altrimenti? per quale altro motivo dovrebbero accettare che esistano religioni diverse, lingue diverse, usanze diverse, ma non modi di amare diversi, se non per il motivo che questo gli rode da morire o li spaventa a morte?

io CREDO fermamente a quei biologi/etologi/sessuologi che dicono che la monogamia è una caratteristica molto rara negli esseri viventi, che in natura praticamente non esiste quasi (le specie monogame si contano sulla punta delle dita) e che nell’uomo esiste solo da quando l’uomo stesso se l’è imposta (l’uomo non è un animale monogamo. per natura. sapevatelo). per questo non mi stupisco affatto che la maggior parte delle persone con cui cerco di parlare di poligamia reagisca in maniera tanto assurdamente vivace: la maggior parte di loro lo fa per difendersi da qualcosa che sente anche dentro di sè e che non ha mai voluto ascoltare. se fosse qualcosa appartenente agli altri (come la lingua, la religione, le usanze…) e che non li tange minimamente, non avrebbero tanta necessità di difendere strenuamente il loro pensiero e di attaccarci tanto. se fossero in pace con loro stessi e con le loro storie d’amore, non avrebbero tanto risentimento e tanta morale da vomitarci addosso. se fossero veramente SODDISFATTI della loro vita amorosa e sessuale, non ci urlerebbero contro.
invece. invece lo fanno. e io credo che esistano due categorie di motivazioni per cui lo fanno. la prima, si può riassumere con il vecchio adagio “il più convinto omofobo è matematicamente gay”, categoria in cui rientrano tutti gli aspiranti poligami/insoddisfatti monogami che per anni e anni si sono massacrati e adattati a uno stile di vita che comunque li ha resi insoddisfatti e infelici, anche se non sono certo disposti ad AMMETTERLO.
la seconda categoria è quella dei monogami terrorizzati. quelli per cui con la poligamia “si aprono le gabbie” e chiunque potrebbe all’improvviso portar loro via l’amore della loro vita. parlo dei gelosi, dei possessivi, degli stalker e dei maniaci del controllo e della persecuzione… di quelle persone che schedano ogni rappresentante del sesso opposto che si avvicina alla loro metà, che controllano la rubrica del telefono, la bacheca di facebook, la cronologia sul browser internet perchè non si sentono all’altezza di reggere la concorrenza. e questa è DAVVERO una cosa che non comprendo. difetto mio. non ho mai compreso la competitività, così come la tifoseria sfegatata e la concorrenza sfrenata. se qualcuno è più bravo di me, è giusto che lo sia e venga riconosciuto. se una bionda ha le tette più grosse delle mie, non ha senso che io mi arrabbi se il mio ragazzo me lo fa notare, se una donna fa pompini migliori dei miei tutt’al più mi farò insegnare. di certo non entro in competizione e non vengo terrorizzata dalla concorrenza. a tutti i miei ex (molto pochi, in verità) che mi hanno confessato attrazione per un’altra donna mentre stavano con me, ho sempre detto “vai”. a tutti quelli che mi hanno dichiarato cose del tipo “sei la donna della mia vita” ho sempre detto “e come fai ad essere sicuro, magari non l’hai ancora incontrata DAVVERO”. e per questo ho sempre detto “vai”. vai e cerca. ed è quello che faccio io, ogni giorno, vado e cerco. perchè niente è stabile e nulla è per forza per sempre. e se la concorrenza me lo porterà via, significa che quella persona, quell’amore, quel lavoro, non sono mai stati MIEI davvero. ma erano dell’altro. quindi, davvero, non comprendo la concorrenza ma posso comprendere il TERRORE DELLA CONCORRENZA. posso capire che uomini e donne a cui da sempre viene insegnato che “si ama una persona sola alla volta ed esiste un solo Vero Amore nella vita” abbiano disperatamente CERCATO questo amore e chi non l’ha trovato si sia disperatamente ADATTATO a quello che ha trovato, facendoselo andare bene, scegliendo il meno peggio oppure decidendo (discorso REALE fattomi da un mio carissimo amico vanilla) che “ormai ho una certa età e le donne attorno a me hanno una certa età e da questa età in avanti, tutte quelle che troverei ancora single sarebbero gli scarti degli altri. quindi mi tengo quella che ho”. BRRRRRRRRRRRRR. credetemi, capisco BENISSIMO. capisco che ve li siate fatti andare bene, che abbiate lottato con le unghie e con i denti per conquistarveli e per convincerli che non desideravano altro che voi. magari avete anche imbrogliato, mentito, fatto carte false, cambiato cose di voi stessi che ora rimpiangete, nascosto altre, magari ne sopportate di alcune che vi torturano ed altre che sospettiate vi manderanno al manicomio prima di andare in pensione. CAPISCO. e capisco anche che la poligamia per voi debba essere davvero qualcosa di TERRIBILMENTE DESTABILIZZANTE. qualcosa che potrebbe in un secondo VANIFICARE TUTTI I VOSTRI SFORZI E CANCELLARE TUTTI I VOSTRI SACRIFICI. capisco. davvero.

ma la dovete PIANTARE di accoltellarci e lapidarci e metterci in croce perchè abbiamo avuto i coglioni che VOI non avete avuto.

grazie.

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poligamia monolaterale (o Delle Chimere e delle Infinite Sfumature)

premessa: uso il termine POLIGAMIA per
indicare tutto ciò che è contrario alla
MONOGAMIA. detesto il termine POLIAMORE,
ma sarebbe il suo equivalente.

a volte capita. che hai bisogno di
essere l’unica. e a volte capita. che
hai bisogno che ci siano ALTRE. non per
forza anche ALTRI. se c’è una qualità
ammirevole nell’essere umano è che non
è descrivibile con indici discreti, ma
solo tramite sfumature. sarebbe a dire,
che non esistono davvero muri e limiti e definizioni, ma una infinita quantità di mescolanze di oggetti, forme, caratteristiche, qualità…. nessun confine reale. nessuna definizione strettamente rispettata. nessuna possibilità realistica di classificazione.

le regole le inventiamo noi. e quando troviamo qualcosa che non le segue, la classifichiamo con il rassicurante nome di ECCEZIONE. lo facciamo con tutto, anche con noi stessi. probabilmente, questo ci fa sentire più sicuri. ci fa apparire l’universo un po’ più ordinato di quello che realmente è e la nostra vita un po’ più prevedibile di quanto in realtà non sia.
la verità è che le leggi universali su cui basiamo la nostra conoscenza e tramite cui costruiamo palazzi non esistono, non nel senso stretto del termine. così come le catalogazioni o i confini. una sola “eccezione” basta a de-confermare la regola. una sola non-spiegazione è sufficiente a mettere in moto cervelli per la ricerca di un modello migliore di descrizione della realtà, che comprenda anche ciò che il precedente aveva escluso. prendiamo la natura della luce ad esempio. prendiamo la relatività. prendiamo la storia della terra piatta appoggiata su quattro elefanti appoggiati su una tartaruga. procediamo per errori. cataloghiamo per superbia.

non smetteremo mai di far fiorire nuove tipologie di relazione. personalmente, ho sempre praticato l’infedeltà seriale prima di scoprire che esiste una cultura del consenso sulle “scappatelle” e sul sesso “extra coniugale”. attualmente, amo la mia libertà e credo di essere una poligama, sia “sessuale” che “sentimentale”, nella forma più classica.
a volte però attraverso strani periodi. dove “strano” sta per “non normale” inteso come “lontano a sufficienza dalla media”. a volte soffro di poligamia monolaterale. o meglio, sono monogama ma non lo pretendo. anzi, amo la poligamia del mio uomo. a parte iracondi e passeggeri attacchi di ansia/panico/gelosia che in genere mi colgono quando non conosco il “nemico” o quando si tende a privarmi di qualche cosa in nome di qualcun’altra, mi piace sentire parlare il mio uomo delle altre. mi piace vederlo andare via con loro sottobraccio. adoro stare a guardare ciò che si può guardare ( e spesso anche quello che “non si può”).
questo comportamento è forse lontano dalla media. sono una poligama capace di tollerare la monogamia monolaterale. non ho bisogno di possedere altro, a volte. a volte mi basta un solo uomo. per brevi, acuti periodi. a volte non desidero altro. a volte non ho bisogno di altro. i monogami userebbero il termine “ti basta” o “ti soddisfa”. la verità è che no, un uomo solo non mi soddisfa mai. esattamente come non mi soddisferebbe un solo gusto di gelato o un solo tipo di pasta per tutta la vita. non posso SCEGLIERE davvero. posso scegliere di non scegliere, al massimo. ma la maggior parte delle volte no, non mi basta. non mi soddisfa. ancora, la classica risposta di un monogamo sarebbe “perchè non hai trovato ancora quello giusto”. e la risposta classica è “perchè non esiste”. non esiste, una persona in grado di bastarmi per tutto, in tutto, per sempre. non c’è. amo ogni cosa ed il suo contrario. gli occhi verdi e gli occhi blu. gli spaghetti e le tagliatelle. l’amore romantico e il sesso violento. gusto pistacchio e gusto cioccolata fondente.l’uomo attempato e il ragazzino ventenne. le vacanze al mare e quelle in montagna. il letterato e lo sportivo. il pesce e la carne. l’uomo e la donna.
perchè? non lo so. forse perchè vedo il mondo senza confini. senza regole. senza etichettature. forse perchè vedo solo infinite sfumature.

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poliamore, poligamia, sesso, V.M.18

tre di tre (e scusate l’assenteismo!!!)

…lo so. il titolo pare un libro di de carlo….. concedetemelo. è natale e non sono lucida. ghghghhggh.

tre di tre. sì. perchè a volte mi sembra di essere stata costruita così: con tre scompartimenti nel cervello. uno per me. e due in più, che si riempiono, a rotazione.

quando ho cominciato? tardi. molto tardi. in realtà, ancora fino a qualche mese fa ero alla ricerca della mia unica anima gemella, quella capace di contenere e sanare in un unico corpo-mente tutte le mie necessità. elisa dice che sono una donna impegnativa e che loro non capiscono, che dò sempre troppo e non ricevo abbastanza e che è per questo che sono scontenta, sempre.
in effetti, nella mia carriera di cercatrice-di-anima-gemella ho sempre dovuto SCEGLIERE. ACCONTENTARMI. RINUNCIARE. parole che detesto nel profondo dell’animo, detto tra noi. eppure. non c’era altra soluzione. quando ciò che hai per le mani non è mai abbastanza, dicono che dovresti imparare ad accontentarti. scegliere. rinunciare. mio fratello dice che si chiamano COMPROMESSI. io ho riso. e ad oggi, rido ancora. profondamente. non posso fare nulla di tutto questo. non posso RINUNCIARE. non posso SCEGLIERE. non posso ACCONTENTARMI. non posso accettare COMPROMESSI. non è questione di volontà, non POSSO proprio. sono fatta così. non posso cambiare.
se mi giro all’indietro e guardo la mia storia sentimentale, è un continuo altalenare tra due categorie principali: l’uomo palestrato e l’uomo letterato. continuamente. a ondate. è un mio classico. mi affascina l’uomo acculturato, l’artista, quello che conosce più film di me, che legge al mese più libri di quanti ne potrei io in una settimana, che ascolta musica d’elite e va al cinema d’essay e magari è anche un musicista di un genere che nessuno è in grado di interpretare. in genere l’uomo di questo tipo è molto introspettivo, paranoico, tranquillo, casalingo, non ti scopa mai, fa solo l’amore possibilmente nel letto e meno che meno fa sport. MANCIATE di uomini così nella mia vita. manciate, che si alternano, inevitabilmente, all’altro tipo: sportivo, iperattivo, possibilmente molto infisicato, a cui piace stare in compagnia, fare vacanze sportive, scopare in ogni dove, sul cui bicipite posso dormire io, il gatto e la mia migliore amica e il cui culo possibilmente parli. manciate anche di questi, ovviamente. alternati agli ALTRI. a ondate. mesi con palestrati. mesi con artisti. con palestrati. e poi artisti. poi palestrati…. insomma. avete capito.
in entrambi i casi, comunque, sempre le stesse tre sensazioni: SCEGLIERE, ACCONTENTARMI, RINUNCIARE.
mio fratello ad un certo punto della mia infinita carriera da single imperitura, mi fece la domanda fatidica: ma perchè non ti fermi mai con nessuno? e la risposta è semplice: perchè non esiste nessuno che abbia davvero tutto. sembrerò pretenziosa, superba ed ingordamente crudele. ma è così. l’uomo della mia vita non esiste. l’uomo IDEALE E PERFETTO non c’è, non esiste, fu la mia risposta. e qui, tutti in quanti in coro, potreste dirmi “bella forza. guarda che per tutti è così. per nessuno esiste davvero”.
eppure. eppure. c’è gente che si ferma. che trova un equilibrio. più o meno stabile, più o meno pulito. non è vero? quanti di voi l’0hanno trovato, questo equilibrio, e ora siedono davanti al pc nella loro casa in affitto condivisa con la loro dolce metà, che tutto si aspetterebbe meno che foste qui a meditare su un post che parla di poligamia?
bene. c’è chi è in grado di accontentarsi, innanzitutto e di passare sopra alle mancanze ed ai difetti e alle rinunce pur di non rimanere soli. e sono molti, a mio parere. poi c’è chi sembra avere davvero trovato tutto e non hanno bisogno di altro: il loro rapporto è già la perfezione. rari, devo dire. ma esistono. e infine c’è chi compensa (praticamente tutti gli altri, mi verrebbe da dire): compensano, con qualcos’altro, le frustrazioni. si danno alla casa, al giardinaggio, alla palestra, all’alcol, al laoro, alle amanti….
ecco. io non sono davvero in grado di rientrare in nessuna di queste categorie. rientro in una quarta. quella che di uno non ne ha abbastanza. e scusate l’ego.

ora che apro gli occhi, mi accorgo che è semrpe stato così, in effetti. non ricordo UNA sola relazione in cui io sia stata continuamente fedele e soddisfatta di UN unico uomo. ne ricordo molte, piuttosto, in cui univo e alternavo più persone. tendenzialmente sempre due. l’artista ed il papà. l’artista e il palestrato. il palestrato e il palestrato. beh una volta anche l’artista e l’artista. ma, credetemi, è stato un vero incubo. ahahhaha. un eterno ping pong, comunque, avanti e indietro tra i due opposti. dove mancava uno, l’altro c’era. beh. a loro insaputa, è ovvio.

poi è successo. ancora non ricordo bene come. sono ruzzolata giù dalla china (…qualcuno mi ha spinto <3) e ho scoperto un mondo. un INTERO, FOTTUTISSIMO MONDO. un mondo di persone altamente sincere (quanto meno con loro stesse). che non accettano mezze bugie e nemmeno mezze verità. che lottano per avere ciò che vogliono, qualsiasi cosa sia. e lo ottengono. tutto è iniziato da lì. dallo scoprire che esiste una parte di mondo in cui i confini della coppia non sono così rigidi. in cui puoi giostrarti in un labirinto di relazioni più o meno importanti, senza che nessuno ne venga ferito e senza che nessuno non sappia qualcosa di sè e degli altri. e all’inizio è stato un po’ confuso. ma emozionante. e principalmente, è stato sempre a due. due amanti fissi, diversi, magari a chilometri di distanza. era così quando ero qui. era così quando ero là. là l’artista e qui il papà. qui l’artista e là il palestrato. là il palestrato e qui il palestrato. qui l’artista e là l’artista. e qualsiasi altra comibinazione io abbia dimenticato. DUE. sempre. senza accorgermene. a turni, su accordi, con segreti, in qualsiasi modalità. però. DUE.
poi è successo. è successo che mi si è parata davanti agli occhi, per la prima volta, la verità. anche se subito dopo però l’ho dimenticata… ma quel che non ho mai dimenticato è la sensazione di felicità che mi ha pervaso. eccitazione. ed emozione intensa, tanto intensa e completa quanto lo potrebbe essere una fucilata in pieno stomaco.
è successo che ci siamo trovati in TRE. io, lui e l’altro. a guardarci negli occhi. seduti a tavola. ad una cena. io ero arrivata con uno, ma stavo con l’altro. nel pomeriggio mi ero appena scopata uno, a cena mi aspettava l’altro. si sono guardati in faccia e si sono sorrisi. hanno parlato, scherzato, bevuto. ironizzato. io ero in mezzo. appartenevo a tutti e due. e l’immenso potere che questa sensazione mi dava e mi toglieva al contempo mi ha incanalato addosso la certezza di avere trovato, in quel momento, esattamente ciò che volevo. tre di tre. niente altro.

poi? poi ho dimenticato. rimosso. il gioco si è rotto… se è difficile tenere in piedi una relazione a due, potete immaginare una a tre. considerando il fatto che ovviamente non eravamo proprio SOLO in tre. lo siamo stati per poche ore, però, seduti ad un tavolo. poche ore di felicità, immensa.

poi? poi è successo. di nuovo. ma nel frattempo ero passata alle donne. eh. le donne. sempre state il mio tallone d’achille. a volte mi accorgo che mi devo controllare per evitare di farmi beccare con la bocca spalancata e l’acquolina che cola mentre ne passa una delle migliori….ehm….
quindi, dicevo, nel frattempo ero passata alle donne. fermo restando l’uomo di turno (che in realtà è ANCORA in turno e credo ci rimarrà davvero a lungo perchè temo che sia l’unico che mi SOPPORTI davvero… <3). sono entrate donne. un po ‘a caso all’inizio. ma per me è semrpe stato qualcosa di abbagliante. terribilmente affascinante. eccitante e conturbante. guardarlo mentre corteggia un’altra donna. cederle il posto e restarli a spiare. aspettare il momento magico in cui finalmente si dimenticano di me e si sfiorano, si guardano, si baciano, si toccano. si scopano anche. oh, quella è decisamente stata la mia esperienza migliore, fino ad ora.
quindi, dicevo, sempre TRE. un equilibrio completo. il triangolo è la figura piana più stabile ed è l’unico poligono indeformabile, dicono. tutti i suoi vertici sono consecutivi agli altri ed idem si può dire per tutti i suoi lati. vale a dire, tutti sono sempre collegati con tutti e non esiste combinazione di diagonali che lasci solo qualcuno. più o meno vicini, più o meno lontani. ma sempre tutti INSIEME.
ebbene. ecco perchè il titolo. TRE DI TRE. pare che stia riaccadendo. i miei desideri e le mie attenzioni e le mie cure ed il mio cuore sono divisi in tre. io, lui e un altro. è così che va. e ora che ci penso, è così che è sempre andata. perchè? forse perchè uno non mi basta. forse perchè aveva ragione elisa, perchè sono una donna troppo esigente. forse perchè non so scegliere. forse perchè così si compensano. forse perchè mi piace sentirmi all’interno di qualcosa di FORTE. di INDEFORMABILE. di INDISTRUTTIBILE. non lo so. TRE si dice che sia il numero perfetto. sciocchezze, ma approfitterò di quetso detto. forse TRE è il numero perfetto per ME. quando succede, quando questa figura mi racchiude, mi sento finalmente BENE. mi sento al mio POSTO. a mio AGIO. come non mi sono sentita MAI in tutta la vita.

TRE DI TRE. linguaggio matematico per descrivere una situazione di saturazione. di pienezza. stabilità.

cosa succederebbe se si aggiungesse un quarto vertice? o forse un quinto? non lo so. i poligoni sono infiniti e infiniti sono i modi di amare. al momento, credo che qualsiasi punto in più indebolirebbe la struttura. e forse non avrei le forze per connettermi a qualcosa di nuovo. non adesso. non ora.

piccola nota, per i non avessi alla situazione: ovviamente, nulla vieta che i miei vertici siano anche vertici di altri triangoli. o coppie. o quadrati. la gelosia non me l’hanno fornita. la possessione non mi interessa. l’esclusività e le limitazioni non fanno parte della mia natura, in nessun modo, nè addosso a me nè imposte ad altri. non ho bisogno di limiti. solo di REGOLE consensuali di comportamento. e di tempo. per IMPARARE. perchè ogni giorno imparo cose nuove. dalle mie emozioni, da ciò che il mio stomaco dice. da ogni fucilata. ed ogni emozione che mi attraversa lo stomaco in questa maniera è ciò che io identifico con il termine VITA.

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amore, poliamore, polyamore

“io credo che una coppia poligama felice non esista” [della felicità e delle scelte che non si possono fare]

sinceramente? a volte viene da pensarlo anche a me. delle coppie monogame tante volte quante di quelle poligame. la felicità è un bene immateriale. non si compra. non si afferra. non si imprigiona. come il bel tempo, va e viene. a volte si oscura. a volte risplende. a volte brucia e a volte piange. ma è pur sempre felicità.

non potrei vivere una vita monogama. strano che io lo dica, proprio in questo periodo in cui non riesco a desiderare di andare a letto con nessun altro che con il mio Lui. ma è così. non sempre ciò che si può fare coincide con quello che si fa accadere. ma la parte che non può mancare è che quello che si desidera coincida con quello che si possa fare. è come stare chiusi in prigione: ci viene negata la libertà di correre e camminare. poi magari, a piede libero, stiamo comunque seduti. ma la libertà di correre e camminare è lì. innegabile. e rientra nel nostro concetto personale di felicità.

ecco. per l’amore, per me è uguale. sentirmi libera di fare ciò che potrei voler fare. in qualsiasi momento lo desiderassi. in questo risiede la mia felicità. e non farei mai cambio, per nulla al mondo, pur dovendo ammettere che a volte è più il dolore del piacere. a volte passiamo ore, a litigare. nottate a non parlarci. minuti ad urlare. messaggi pieni di recriminazioni. violenze psicologiche. insulti. anche questo fa parte della felicità. e non farei cambio, mai, per nulla al mondo.

devo ammettere che a volte è faticoso. così faticoso, che ti viene da chiederti se non sia per caso sbagliato. se non stiate per sbaglio rincorrendo qualcosa che è solo un sogno irreale, non praticabile. ti fermi, guardi tutto il resto della gente, attorno a te, andare dall’altra parte, girati tutti nell’altra direzione. e ti chiedi se per caso allora non siete voi due a sbagliare. forse non può esistere amore senza possessione. una coppia senza gelosia. stabilità senza esclusività. sesso senza amore. e bla bla bla.
è in quel momento che ti chiedi cosa potresti fare allora, per cambiare. qual’è l’ALTERNATIVA. e l’alternativa mi pare solo una (escludendo la vita in solitudine, che non prendo nemmeno in considerazione): la monogamia. o amche detta: “del fare quello che fanno tutti gli altri solo perchè lo fanno tutti gli altri”.
chiudo la telefonata e muovo gli ultimi passi al sole, chiedendomi perchè debba essere così difficile. e come sarebbe arrendersi e seguire la corrente. cambiare direzione e lasciarsi trasportare. mi chiedo se il dolore di mentire, di nascondere, di tradire, complottare, sopprimere ciò che si è non sia per caso un dolore meno intenso di questo continuo affondarsi a vicenda le lame nelle carni, in continuazione. alzo gli occhi dalla strada e mi immagino: monogama in una coppia chiusa. anzi, non ho neanche bisogno di immaginare. semplicemente: ricordo. ricordo che non è mai stato possibile, mai, una sola volta, non desirare di avere altro. non voler scopare qualcun altro. non voler fare con altri ciò che non facevo con lui. che fosse cinema, vacanze, sesso o bdsm. promettere felicità e fedeltà eterna. essere posseduta. essere oggetto di gelosia. di insicurezza. dover fingere di fare altrettanto: marcare il territorio, aver paura di perderlo, fare a pezzi le alternative.

beh. lasciatemi dire. che no. non posso farlo. con tutte le difficoltà che si porta, con tutte le discussioni da affrontare, le paure da sviscerare, i muri da abbattere, i preconcetti da polverizzare, i rischi che comporta…. la poligamia per me è comunque la migliore felicità. starei qui altre tre ore, cinque o tutto il giorno, se serve, a discutere e a lacerarmi lo stomaco con i (ri)sentimenti e a violentarmi la testa con i pensieri, pur di farla comunque funzionare. perchè la felicità che mi regala condividerti e condividermi non ha eguali, in tutto il mondo. qualsiasi equilibrio troveremo mai, qualsiasi livello di esclusività e asimmetria vorremo mai dare al nostro rapporto, sarà sempre sinonimo di felicità. perhcè io sono così. e non vorrei essere diversa. e non posso più finger di essere come mi vogliono gli altri. nè smettere di sentirmi amata esattamente per quella che sono.

sinceramente? a volte viene da pensarlo anche a me. delle coppie monogame tante volte quante di quelle poligame. la felicità è un bene immateriale. non si compra. non si afferra. non si imprigiona. come il bel tempo, va e viene. a volte si oscura. a volte risplende. a volte brucia e a volte piange. ma è pur sempre felicità.

non potrei vivere una vita monogama. strano che io lo dica, proprio in questo periodo in cui non riesco a desiderare di andare a letto con nessun altro che con il mio Lui. ma è così. non sempre ciò che si può fare coincide con quello che si fa accadere. ma la parte che non può mancare è che quello che si desidera coincida con quello che si possa fare. è come stare chiusi in prigione: ci viene negata la libertà di correre e camminare. poi magari, a piede libero, stiamo comunque seduti. ma la libertà di correre e camminare è lì. innegabile. e rientra nel nostro concetto personale di felicità.

ecco. per l’amore, per me è uguale. sentirmi libera di fare ciò che potrei voler fare. in qualsiasi momento lo desiderassi. in questo risiede la mia felicità. e non farei mai cambio, per nulla al mondo, pur dovendo ammettere che a volte è più il dolore del piacere. a volte passiamo ore, a litigare. nottate a non parlarci. minuti ad urlare. messaggi pieni di recriminazioni. violenze psicologiche. insulti. anche questo fa parte della felicità. e non farei cambio, mai, per nulla al mondo.

devo ammettere che a volte è faticoso. così faticoso, che ti viene da chiederti se non sia per caso sbagliato. se non stiate per sbaglio rincorrendo qualcosa che è solo un sogno irreale, non praticabile. ti fermi, guardi tutto il resto della gente, attorno a te, andare dall’altra parte, girati tutti nell’altra direzione. e ti chiedi se per caso allora non siete voi due a sbagliare. forse non può esistere amore senza possessione. una coppia senza gelosia. stabilità senza esclusività. sesso senza amore. e bla bla bla.
è in quel momento che ti chiedi cosa potresti fare allora, per cambiare. qual’è l’ALTERNATIVA. e l’alternativa mi pare solo una (escludendo la vita in solitudine, che non prendo nemmeno in considerazione): la monogamia. o amche detta: “del fare quello che fanno tutti gli altri solo perchè lo fanno tutti gli altri”.
chiudo la telefonata e muovo gli ultimi passi al sole, chiedendomi perchè debba essere così difficile. e come sarebbe arrendersi e seguire la corrente. cambiare direzione e lasciarsi trasportare. mi chiedo se il dolore di mentire, di nascondere, di tradire, complottare, sopprimere ciò che si è non sia per caso un dolore meno intenso di questo continuo affondarsi a vicenda le lame nelle carni, in continuazione. alzo gli occhi dalla strada e mi immagino: monogama in una coppia chiusa. anzi, non ho neanche bisogno di immaginare. semplicemente: ricordo. ricordo che non è mai stato possibile, mai, una sola volta, non desirare di avere altro. non voler scopare qualcun altro. non voler fare con altri ciò che non facevo con lui. che fosse cinema, vacanze, sesso o bdsm. promettere felicità e fedeltà eterna. essere posseduta. essere oggetto di gelosia. di insicurezza. dover fingere di fare altrettanto: marcare il territorio, aver paura di perderlo, fare a pezzi le alternative.

beh. lasciatemi dire. che no. non posso farlo. con tutte le difficoltà che si porta, con tutte le discussioni da affrontare, le paure da sviscerare, i muri da abbattere, i preconcetti da polverizzare, i rischi che comporta…. la poligamia per me è comunque la migliore felicità. starei qui altre tre ore, cinque o tutto il giorno, se serve, a discutere e a lacerarmi lo stomaco con i (ri)sentimenti e a violentarmi la testa con i pensieri, pur di farla comunque funzionare. perchè la felicità che mi regala condividerti e condividermi non ha eguali, in tutto il mondo. qualsiasi equilibrio troveremo mai, qualsiasi livello di esclusività e asimmetria vorremo mai dare al nostro rapporto, sarà sempre sinonimo di felicità. perhcè io sono così. e non vorrei essere diversa. e non posso più finger di essere come mi vogliono gli altri. nè smettere di sentirmi amata esattamente per quella che sono.

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Adel [l’amore non paga. fattelo bastare]

– coltello puntato – il mio coltello contro la tua armatura, cavaliere.

-Non sono un cavaliere.

-La cosa non ha la minima importanza.

-Sei una che si fida. – Il cavaliere alzò le mani, le mostrò i palmi vuoti. – non sono armato.

-Regola numero uno. Mai presentarsi ad un appuntamento disarmati.

-Già. Ora me ne stai facendo pentire

-Regola numero due. – distese il braccio completamente e mise in mostra il pugnale. Per farlo, lo costrinse ad indietreggiare qualche passo. Era un bel pugnale. Argento, probabilmente. Un sacco di oro per comprarlo, valutò – mai lasciarli avvicinare oltre la distanza di sicurezza..

-Già. Mi avevano avvertito che non sei una facile.

-Regola numero tre. Mai avvicinarsi alle spalle di una sconosciuta.

-Tu non sei una sconosciuta.

-….

-Noi due ci conosciamo.

La lama affievolì di un secondo la sua forza.

-Racconti balle, straniero.

– Ti ho vista arrivare. Ti ho guardata. Noi due ci siamo già incontrati.

– Questo è impossibile.

-… ci conosciamo già.

– Forse in un altro mondo. In questo, io non mi ricordo di te.

-…..Touchè.

– Ora credi di poter fare qualche altro passo all’indietro in modo che io possa rinfoderare il pugnale – la punta della lama di fece più forte e lei più vicina – oppure ne vuoi fare qualcuno in avanti e infoderarlo tu?

Il cavaliere indietreggiò. Lei tornò a ciò che stava facendo. Gli voltò le spalle. Eppure. Era come se lo stesse ancora guardando.

– Ora dimmi che cosa posso fare per te. Cavaliere.

– Perché credi che voglia qualcosa da te?

-Ho come l’impressione che ti interessi qualcosa. Forse… uno dei miei servigi.

– forse.

– Quindi. dimmi cosa posso fare per te.

– Dimmelo tu.

Adel lo squadrò.

– Io credo che tu non abbia abbastanza denaro – gli puntò di nuovo una lama, questa volta molto vicino ai testicoli – nella tua borsa.

– Io credo proprio di averne più che a sufficienza.

– Ah sì? Beh – Adel lo squadrò di nuovo – io non sono interessata.

Fece per andarsene. Il cavaliere le afferrò il polso, la costrinse a girarsi e la strinse a sé.

-Swwwiiiiissssshhh – un coltello puntato.

-Stai dimenticando la regola numero due. Straniero.

-….

-Il mio pugnale contro la tua armatura.

-Non è un’armatura.

-Hai ragione. Ne è una stupida imitazione.

-Io credo che dovresti smettere di puntarmi il pugnale addosso.

– E cosa dovrei fare, invece? Sentiamo.

– Infilarti in quel vicolo laggiù, per esempio. E inginocchiarti.

– Io credo che tu non abbia abbastanza denaro nella tua borsa.

– L’amore non si paga.

– Non me ne intendo di amore. Ma un pompino in ginocchio nascosta in un vicolo credo che sia davvero l’idea più lontana da esso che mi sono fatta.

– Hai ancora molto da imparare.

– …

– …

– E tu mi devi ancora pagare.

– Vorresti i soldi PRIMA?

– Io li prendo sempre PRIMA.

– E come faccio a sapere che farai davvero quello per cui ti ho già pagato?

Adel svicolò il braccio dalla sua mano.

– Credevo che ti avessero parlato di me.

Gli piantò gli occhi nei suoi. Il cavaliere sussultò. Erano bianchi.

– Nessuno dei tuoi compari si è mai lamentato per ciò che ha pagato.

– ….

– Che c’è? Credevi di avere l’esclusiva… cavaliere?

– Se io sono assomiglio ad un cavaliere, allora… tu assomigli davvero tanto ad una puttana.

– Non me ne intendo di puttane. Ma se intendi dire che mi faccio pagare per fare quello che mi si chiede di fare. Allora sì. Probabilmente lo sono.

– ….

– A mezzanotte. Nella piana. Porta i tuoi soldi. O in cambio avrai un pugnale in ricordo, per il tempo che avrò perso.

Adel giudicò chiusa la conversazione. Rinfoderò il pugnale. E si allontanò.

– Qual è il tuo nome?

Si fermò.

– Adel

– Adel e poi?

– Solo Adel.

– …?

Ancora quegli occhi bianchi. Puntati nei suoi.

– Fattelo bastare.

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amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso, V.M.18

tre (vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato)

si dice che tre sia il numero perfetto.

per me è stato un numero NORMALE. un equilibrio ben compensato. un incastro di piaceri. tre. quando non ci sono io c’è lei e quando non c’è lei ci sei tu. se non ci sei tu, io con lei. tre. come i tre punti che delimitano un triangolo. e racchiudono una parte di piano esclusiva, senza incertezze o dubbi, senza margine di errore.

le strutture triangolari sono le più solide e le più difficili da distruggere, dice la geometria. e sarà forse perchè ogni punto è collegato con tutti e ciascuno degli altri. nessuno può venire estirpato senza che crollino anche gli altri due. il che vuol dire, che il triangolo semplicemente c’è o non c’è. non esiste un triangolo divelto.
e così è stato, in effetti. per tutta la serata. e per tutta la notte. come se un fluido scorresse senza soluzione di continuità tra lui, lei e me. al pub, come in auto, come in casa, come a letto. tre. come una famiglia. nessuno mai è stato abbandonato o dimenticato.

ed oggi cammino in maniera anormale. guardo le altre donne, al supermercato, mentre compro la colazione per me te e lei e mi chiedo se abbiano mai davvero vissuto. cerco di calcolare, dalla soddisfazione sulla loro espressione, quando sia stata l’ultima volta che hanno goduto e quale l’ultima che abbiano davvero scopato. mi sembra di camminare in aria, appoggiando i piedi su di uno strato instabile di palloncini. negli occhi, i profili dei vostri due volti che si guardano. le bocche che si baciano. gli occhi che si parlano.credo di non avere mai assistito a spettacolo più bello del tuo corpo che occupa gli spazi del suo. mischiandosi. compenetrandosi. confondendosi.
tre. sì. è stato così, abbiamo deciso così, è scivolato così. come su un meccanismo ben oliato e abituato a seguire il ritmo costante di un motore già testato. come se succedesse da sempre, come se fosse normale. venire spogliata da lui mentre tengo gli occhi appoggiati su di te. baciarti mentre sento la sua lingua che esplora i miei punti più sensibili. guardarti, mentre lui scivola dentro di te e tu rimani aggrappata, annaspante, ai miei capezzoli turgidi ed io osservo la sua pelle entrare ed uscire da te. ascoltare i tuoi gemiti crescere, mentre lui ti regala ciò che in genere regala a me. siete così belli da togliere il fiato.

chiudo gli occhi e poi li riapro. ed insieme, non mi sembra vero eppure lo è. non mi stupisce ma mi consola. tutto ciò che chiedevo ora è qui. tutto ciò che desideravo in questa stanza. i desideri di anni sepolti sotto i nostri corpi avvinghiati. osservare da fuori. guardarti amare. affondare i pensieri in un piacere totale. riempirsi gli occhi di un corpo femminile. appoggiare lo sguardo sul tuo modo di fare l’amore. vederti felice e sorridente e radiante emozione. non possedere, solo amare. ed il tuo ghigno, con gli occhi fermi nei miei, mentre ti spingi fuori e dentro da lei ed io la ascolto ansimare. la bellezza di due corpi in unione. la perfezione, che risiede nel Trio. ho avuto le lacrime agli occhi, quasi tutto il tempo, anche se non ve l’ho fatto vedere.
tre.più ci penso e più mi dico che è solo un numero naturale. da definizione, di quelli che si usano naturalmente per contare. uno. solo io. due. sei arrivato tu. TRE. abbiamo aggiunto lei. naturale. come se lo fosse da sempre. come se lo fosse sempre stato. e poi, io e te. come se ci aspettassimo da sempre. come se dovessimo restare insieme. per tutto il resto dei millenni. per tutto il resto del piacere.

insieme. non c’è nessun altro modo per farlo.

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come un castello (mi difendo. da me stessa. non so far altro.)

come un castello, mi difendo. da me stessa. non so far altro.
sono una cinicica, stupida e gelida scienziata. crudele e inrtansigente. e a volte, il lato obiettivo delle cose non è quello giusto da cui guardarle.

è cominciato tutto molti anni fa. quando ho iniziato a chiedermi sempre i perchè. i perchè di tutto. i perchè delle cose.
credo che tutti nella vita si chiedano dei perchè. c’è chi si chiede solo perchè le si spezzino in continuazione le unghie, d’accordo. ma, beh…. è pur sempre un perchè.
i miei perchè sono sempre stati molto reali. molto concreti. molto scientifici. e la biologia, ho scoperto presto, era per me come la religione. il libro delle risposte. il motore che fa muovere il mondo. tutti i perchè delle cose. la luce che indicava la strada. immagino che ve ne sarete accorti. il mio incedere nella vita somiglia piuttosto bene all’incedere di uno scienziato. che osserva. raccoglie dati. analizza. elabora teorie e spiegazioni. le verifica.
beh. lasciatevelo dire. non sempre è confortante. a volte ti consola, spiegandoti il motivo di un comportamento che ti ha stupito. a volte ti aiuta, indicandoti per brevo tratto la direzione e il cammino. ma non sempre è confortante.e a volte, sembra quasi che indichi la direzione sbagliata.

prendi stamattina. prendi ierisera. sepolta da pensieri nebulosi. incerta sul da farsi. il cuore a metà strada, legato da briglie logore e stantie, vecchie di decenni. allentate, ma ancora chiuse. sul punto di rompersi, ma ancora resistenti. il cuore legato. ma non troppo immobile. immobilizzato, ma con ancora la capacità di pulsare. piuttosto sotto controllo. ma non come dovrebbe. e la fregatura è lì. nello spazio tra la testa e il cuore. tu ti fermi a riflettere e all’improvviso hai due direzioni, davanti. due decisioni. due pensieri. due visioni del mondo. entrambe dentro di te. contrarie. e non sai più quale ascoltare.
rileggo le pagine indietro, cerco conforto nelle mie stesse convinzioni, fisse e sicure come l’inchiostro su carta. e vi trovo sempre: cinismo e fredda determinazione. e l’amore? dov’è l’amore?

il metodo è semplice: contare i successi e gli insuccessi, per ricavarne la legge dell’ovvietà. nessuno ama per sempre. o almeno così sembra. anche se “nessuno” scientificamente parlando in realtà equivale semplicemente a una deviazione standard. il che significa che qualcuno c’è. ma significa anche che sono così dannatamente POCHI.

riempio il cellulare delle parole che hai bisogno di sentire. è il mio cuore che detta. la raizonalità l’ho messa a tacere. ma poi sono arrivati i sogni. dopo. arrivano sempre i sogni.

non ricordo cosa ho sognato. ma mi sveglio. polverosa e cinerea. col passo pesante. il cuore schiacciato sotto un peso. il lento incedere che è quasi un non camminare più.
oh, louise, non sto dicendo la verità. non mi stai minacciando, sono io che mi minaccio. la mia vita prudente e ben guadagnata non significa niente. l’orologio ticchettava. pensavo: quanto manca perchè comincino gli urli? quanto manca alle lacrime, alle accuse e al dolore? quel particolare peso sullo stomaco che duole quando perdi qualcosa che non sei riuscito ad apprezzare? perchè è la perdita la misura dell’amore?

il mio cervello da scienziata pulsa. non può fare altro. forse è solo un meccanismo di difesa. forse è come sono. forse han ragione tutti gli altri, quando mi dicono che sono gelida. e cattiva. ed egoista e crudele. come un castello, mi difendo. da me stessa. non so far altro.
Non desideravo solo la carne di Louise, desideravo le sue ossa, il suo sangue, i suoi tessuti, i tendini che la tenevano insieme. L’avrei tenuta stretta per milioni di anni finchè lo scheletro fosse diventato polvere. Chi sei tu che mi fai provare queste sensazioni? Chi sei tu per cui il tempo non ha significato?
Sentendo il calore delle sue mani pensai: è il fuoco che sfida il sole. Qui mi riscalderò, mi nutrirò, troverò conforto. Mi aggrapperò a questa pulsazione obliando ogni altro ritmo. Il mondo andrà avanti e indietro in balia della marea del giorno ma non qui nelle sue mani, con il mio futuro tra le sue palme.

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