racconti erotici, sesso, V.M.18

questione di pelle (a volte capita)

 a volte capita ed è una questione di pelle. di curve del corpo. di profumi che sentiamo da lontano. di odori che non ci accorgiamo di respirare. a volte è il corpo a sapere. prima di tutto. anche di noi.

ti vedo camminare verso di me e non ricordo con esattezza la prima volta che ti ho osservato. è strano. tutto dentro di me è un meccanismo  autonomo, autofunzionante e perfettamente oliato. non posso fermarlo.  i nostri corpi scivolano uno sull’altro, uno dentro l’altro, senza la minima imperfezione, senza la minima esitazione. resto seduta a guardarti. il modo in cui cammini, quello in cui ti muovi. appoggio le pupille sul colore del tuo incarnato e lo sguardo sulle linee del tuo viso, del tuo corpo, sulla consistenza dei tuoi vestiti. non faccio niente, non mi muovo neppure. ma ho fatto già tutto e già abbastanza. è tardi ed è già accaduto. la mia pelle ha già sussultato ed il cuore ha già accelerato di un battito il suo ritmo normale. ho già desiderato le forme sotto la tua maglietta e mi sono già arresa al desiderio irrefrenabile di ricalcare i disegni sulla tua pelle con la lingua. ho già riso dei tatuaggi sciocchi e sono già morta su quelli seducenti. mi hai già spogliato, con gli occhi e con le mani, in ogni angolo del pianeta. hai allungato la tua lingua su di me infinite volte ed hai infilato, crudelmente, le tue dita nei miei fianchi, a fondo. hai già appoggiato la tua cappella sulla curva delle mie natiche, la tua bocca tra le mie gambe e il tuo cazzo dentro di me, con forza, a lungo, fino a farmi tremare, fino a farmi gridare. il tuo cuore è già arrivato in profondità dentro di me, a due passi di distanza dal mio.
no, non ti spaventare. non mi sono ancora mossa. e sono stata brava,  ho persino evitato di guardarti: i desideri dentro la mia testa sono così chiari che ho paura che li possa scorgere il mondo intero solo osservando l’espressione con cui ti guardo arrivare. mi saluti e il modo in cui sfili la sigaretta dal pacchetto mentre pronunci il mio nome lo conosco. sussulto perchè l’eco della tua voce è un suono che appartiene al mio passato. abbiamo già scopato, matt. e forse tu non lo sai. hai già riso sul mio corpo, cenato con me, nuda, sul tuo divano; bevuto vino stesi a terra sotto il cielo del tuo balcone. ho già adorato ogni singolo dettaglio di te. uno dopo l’altro, uno dentro l’altro. gli umori viscerali che mi riempiono il corpo ne sono la prova inconfutabile, non puoi negarlo. perchè già chiedono di te, quando alzo la per la prima volta i miei occhi nei tuoi. come se ti conoscessero da molto tempo.
il corpo sa. il corpo sa sempre tutto. e mi piega ai suoi voleri. ed io non posso farci niente. torno a sedere, in mezzo agli altri perchè è difficile reggere il peso di tutto questo rimanendo in piedi. ci vedo andare via insieme e mi sembra che il mondo ci abbia già osservato allontanarci per un milione di anni in passato. sul letto, scivoli dentro di me, il tuo cazzo nella mia bocca ed io chiudo gli occhi attorno al conforto che la forma della tua cappella mi dà, una sensazione già nota, già studiata, che già mi appartiene. sei nel mio passato o sei qui davanti a me? alzo gli occhi confusa. cerco di focalizzare l’attenzione sulla scritta che hai sulla maglietta, senza riuscire a carpirne una sola sillaba, mentre qualcuno ti parla. e quando le tue dita si dispiegano sulle mie curve, il mio corpo nudo si piega e si modella sotto la forza delle tue mani, forgiato da qualcosa che esisteva già prima di conoscerlo o che forse è arrivato solo ora.
non lo so, sono confusa. mi alzo e cerco del cibo. forse un po’ di zuccheri mi potranno aiutare. ma quell’immagine allo specchio non mi serve, non è d’aiuto, mi confonde. mi infili il cazzo da dietro e lo fai spingendolo tutto, fino all’ultimo millimetro, senza staccare gli occhi dal mio corpo, piegato sotto il tuo. ed io ci ho già visto farlo. e non so come spiegarti. ti guardo dritto negli occhi mentre mi prendi per i capelli  e tiri il mio viso accanto al tuo. è come se ti conoscessi da quasi un miliardo di anni. so che non sorriderai ma che continuerai a guardarmi serio, come se non l’avessi mai fatto, prima. qualcuno ride a qualcosa di spiritoso che hai detto ed io ritorno. cerco di ascoltarti. scuoto la testa, confusa, e quando riapro gli occhi tu sei lì che mi guardi, che mi osservi parlare e il tuo sguardo rimane troppo nei miei occhi, il tuo sorriso rimane troppo a lungo sulla tua faccia. non capisco cosa vuoi, perchè ancora mi desideri come se questa non fosse la prima volta che ci vediamo. sei già stato dentro di me, matt, ricordi? appoggiato, nudo, sul mio corpo schiacciato dal tuo peso e con tutto il tuo cazzo infilato nel culo. mi parli dei miei tatuaggi mentre ripeto a me stessa che non ti conosco, che non so chi sei o da dove vieni e che ricordo di te solo il desiderio che ho di averti. da tempo immemore o da sempre, è uguale. come un serpente che si morde la coda.
ti alzi per andartene e portarmi via con te. chiudi la mano a pugno sul tuo uccello eretto e continui a muoverla avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, regolare e conturbante. ti ascolto gemere e ansimare e aspetto con impazienza di conoscere il gusto che hai.  sorrido. mi sento a casa mentre muovo i miei passi con te di fianco spostandoci verso la tua macchina. il mio respiro è regolare e lo stomaco è ancora al suo posto. è strano ma è perchè l’ho già visto, l’ho già provato e l’ho già vissuto, perciò è inutile fantasticare. futile preoccuparsi.
a volte capita ed è una questione di pelle, di curve del corpo, di profumi che abbiamo già sentito e di odori che abbiamo già annusato. la pelle vibra ed  il sangue scorre più velocemente nelle vene e gli umori diventano d’improvviso più bollenti, all’interno.
mi vieni in bocca ed io rido, mentre con le mani nascondo i seni agli occhi indiscreti del tuo vicino di casa perchè siamo nudi, entrambi, appoggiati al parapetto del tuo balcone. apri lo sportello della macchina e con un gesto meccanico mi infilo in uno spazio che un istante prima apparteneva solo a te. prima quanto?  mi chiedo. mi sembra di possederti da sempre. in ogni istante. su ogni millimetro di pelle rovente.

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poliamore, poligamia, sesso, V.M.18

tre di tre (e scusate l’assenteismo!!!)

…lo so. il titolo pare un libro di de carlo….. concedetemelo. è natale e non sono lucida. ghghghhggh.

tre di tre. sì. perchè a volte mi sembra di essere stata costruita così: con tre scompartimenti nel cervello. uno per me. e due in più, che si riempiono, a rotazione.

quando ho cominciato? tardi. molto tardi. in realtà, ancora fino a qualche mese fa ero alla ricerca della mia unica anima gemella, quella capace di contenere e sanare in un unico corpo-mente tutte le mie necessità. elisa dice che sono una donna impegnativa e che loro non capiscono, che dò sempre troppo e non ricevo abbastanza e che è per questo che sono scontenta, sempre.
in effetti, nella mia carriera di cercatrice-di-anima-gemella ho sempre dovuto SCEGLIERE. ACCONTENTARMI. RINUNCIARE. parole che detesto nel profondo dell’animo, detto tra noi. eppure. non c’era altra soluzione. quando ciò che hai per le mani non è mai abbastanza, dicono che dovresti imparare ad accontentarti. scegliere. rinunciare. mio fratello dice che si chiamano COMPROMESSI. io ho riso. e ad oggi, rido ancora. profondamente. non posso fare nulla di tutto questo. non posso RINUNCIARE. non posso SCEGLIERE. non posso ACCONTENTARMI. non posso accettare COMPROMESSI. non è questione di volontà, non POSSO proprio. sono fatta così. non posso cambiare.
se mi giro all’indietro e guardo la mia storia sentimentale, è un continuo altalenare tra due categorie principali: l’uomo palestrato e l’uomo letterato. continuamente. a ondate. è un mio classico. mi affascina l’uomo acculturato, l’artista, quello che conosce più film di me, che legge al mese più libri di quanti ne potrei io in una settimana, che ascolta musica d’elite e va al cinema d’essay e magari è anche un musicista di un genere che nessuno è in grado di interpretare. in genere l’uomo di questo tipo è molto introspettivo, paranoico, tranquillo, casalingo, non ti scopa mai, fa solo l’amore possibilmente nel letto e meno che meno fa sport. MANCIATE di uomini così nella mia vita. manciate, che si alternano, inevitabilmente, all’altro tipo: sportivo, iperattivo, possibilmente molto infisicato, a cui piace stare in compagnia, fare vacanze sportive, scopare in ogni dove, sul cui bicipite posso dormire io, il gatto e la mia migliore amica e il cui culo possibilmente parli. manciate anche di questi, ovviamente. alternati agli ALTRI. a ondate. mesi con palestrati. mesi con artisti. con palestrati. e poi artisti. poi palestrati…. insomma. avete capito.
in entrambi i casi, comunque, sempre le stesse tre sensazioni: SCEGLIERE, ACCONTENTARMI, RINUNCIARE.
mio fratello ad un certo punto della mia infinita carriera da single imperitura, mi fece la domanda fatidica: ma perchè non ti fermi mai con nessuno? e la risposta è semplice: perchè non esiste nessuno che abbia davvero tutto. sembrerò pretenziosa, superba ed ingordamente crudele. ma è così. l’uomo della mia vita non esiste. l’uomo IDEALE E PERFETTO non c’è, non esiste, fu la mia risposta. e qui, tutti in quanti in coro, potreste dirmi “bella forza. guarda che per tutti è così. per nessuno esiste davvero”.
eppure. eppure. c’è gente che si ferma. che trova un equilibrio. più o meno stabile, più o meno pulito. non è vero? quanti di voi l’0hanno trovato, questo equilibrio, e ora siedono davanti al pc nella loro casa in affitto condivisa con la loro dolce metà, che tutto si aspetterebbe meno che foste qui a meditare su un post che parla di poligamia?
bene. c’è chi è in grado di accontentarsi, innanzitutto e di passare sopra alle mancanze ed ai difetti e alle rinunce pur di non rimanere soli. e sono molti, a mio parere. poi c’è chi sembra avere davvero trovato tutto e non hanno bisogno di altro: il loro rapporto è già la perfezione. rari, devo dire. ma esistono. e infine c’è chi compensa (praticamente tutti gli altri, mi verrebbe da dire): compensano, con qualcos’altro, le frustrazioni. si danno alla casa, al giardinaggio, alla palestra, all’alcol, al laoro, alle amanti….
ecco. io non sono davvero in grado di rientrare in nessuna di queste categorie. rientro in una quarta. quella che di uno non ne ha abbastanza. e scusate l’ego.

ora che apro gli occhi, mi accorgo che è semrpe stato così, in effetti. non ricordo UNA sola relazione in cui io sia stata continuamente fedele e soddisfatta di UN unico uomo. ne ricordo molte, piuttosto, in cui univo e alternavo più persone. tendenzialmente sempre due. l’artista ed il papà. l’artista e il palestrato. il palestrato e il palestrato. beh una volta anche l’artista e l’artista. ma, credetemi, è stato un vero incubo. ahahhaha. un eterno ping pong, comunque, avanti e indietro tra i due opposti. dove mancava uno, l’altro c’era. beh. a loro insaputa, è ovvio.

poi è successo. ancora non ricordo bene come. sono ruzzolata giù dalla china (…qualcuno mi ha spinto <3) e ho scoperto un mondo. un INTERO, FOTTUTISSIMO MONDO. un mondo di persone altamente sincere (quanto meno con loro stesse). che non accettano mezze bugie e nemmeno mezze verità. che lottano per avere ciò che vogliono, qualsiasi cosa sia. e lo ottengono. tutto è iniziato da lì. dallo scoprire che esiste una parte di mondo in cui i confini della coppia non sono così rigidi. in cui puoi giostrarti in un labirinto di relazioni più o meno importanti, senza che nessuno ne venga ferito e senza che nessuno non sappia qualcosa di sè e degli altri. e all’inizio è stato un po’ confuso. ma emozionante. e principalmente, è stato sempre a due. due amanti fissi, diversi, magari a chilometri di distanza. era così quando ero qui. era così quando ero là. là l’artista e qui il papà. qui l’artista e là il palestrato. là il palestrato e qui il palestrato. qui l’artista e là l’artista. e qualsiasi altra comibinazione io abbia dimenticato. DUE. sempre. senza accorgermene. a turni, su accordi, con segreti, in qualsiasi modalità. però. DUE.
poi è successo. è successo che mi si è parata davanti agli occhi, per la prima volta, la verità. anche se subito dopo però l’ho dimenticata… ma quel che non ho mai dimenticato è la sensazione di felicità che mi ha pervaso. eccitazione. ed emozione intensa, tanto intensa e completa quanto lo potrebbe essere una fucilata in pieno stomaco.
è successo che ci siamo trovati in TRE. io, lui e l’altro. a guardarci negli occhi. seduti a tavola. ad una cena. io ero arrivata con uno, ma stavo con l’altro. nel pomeriggio mi ero appena scopata uno, a cena mi aspettava l’altro. si sono guardati in faccia e si sono sorrisi. hanno parlato, scherzato, bevuto. ironizzato. io ero in mezzo. appartenevo a tutti e due. e l’immenso potere che questa sensazione mi dava e mi toglieva al contempo mi ha incanalato addosso la certezza di avere trovato, in quel momento, esattamente ciò che volevo. tre di tre. niente altro.

poi? poi ho dimenticato. rimosso. il gioco si è rotto… se è difficile tenere in piedi una relazione a due, potete immaginare una a tre. considerando il fatto che ovviamente non eravamo proprio SOLO in tre. lo siamo stati per poche ore, però, seduti ad un tavolo. poche ore di felicità, immensa.

poi? poi è successo. di nuovo. ma nel frattempo ero passata alle donne. eh. le donne. sempre state il mio tallone d’achille. a volte mi accorgo che mi devo controllare per evitare di farmi beccare con la bocca spalancata e l’acquolina che cola mentre ne passa una delle migliori….ehm….
quindi, dicevo, nel frattempo ero passata alle donne. fermo restando l’uomo di turno (che in realtà è ANCORA in turno e credo ci rimarrà davvero a lungo perchè temo che sia l’unico che mi SOPPORTI davvero… <3). sono entrate donne. un po ‘a caso all’inizio. ma per me è semrpe stato qualcosa di abbagliante. terribilmente affascinante. eccitante e conturbante. guardarlo mentre corteggia un’altra donna. cederle il posto e restarli a spiare. aspettare il momento magico in cui finalmente si dimenticano di me e si sfiorano, si guardano, si baciano, si toccano. si scopano anche. oh, quella è decisamente stata la mia esperienza migliore, fino ad ora.
quindi, dicevo, sempre TRE. un equilibrio completo. il triangolo è la figura piana più stabile ed è l’unico poligono indeformabile, dicono. tutti i suoi vertici sono consecutivi agli altri ed idem si può dire per tutti i suoi lati. vale a dire, tutti sono sempre collegati con tutti e non esiste combinazione di diagonali che lasci solo qualcuno. più o meno vicini, più o meno lontani. ma sempre tutti INSIEME.
ebbene. ecco perchè il titolo. TRE DI TRE. pare che stia riaccadendo. i miei desideri e le mie attenzioni e le mie cure ed il mio cuore sono divisi in tre. io, lui e un altro. è così che va. e ora che ci penso, è così che è sempre andata. perchè? forse perchè uno non mi basta. forse perchè aveva ragione elisa, perchè sono una donna troppo esigente. forse perchè non so scegliere. forse perchè così si compensano. forse perchè mi piace sentirmi all’interno di qualcosa di FORTE. di INDEFORMABILE. di INDISTRUTTIBILE. non lo so. TRE si dice che sia il numero perfetto. sciocchezze, ma approfitterò di quetso detto. forse TRE è il numero perfetto per ME. quando succede, quando questa figura mi racchiude, mi sento finalmente BENE. mi sento al mio POSTO. a mio AGIO. come non mi sono sentita MAI in tutta la vita.

TRE DI TRE. linguaggio matematico per descrivere una situazione di saturazione. di pienezza. stabilità.

cosa succederebbe se si aggiungesse un quarto vertice? o forse un quinto? non lo so. i poligoni sono infiniti e infiniti sono i modi di amare. al momento, credo che qualsiasi punto in più indebolirebbe la struttura. e forse non avrei le forze per connettermi a qualcosa di nuovo. non adesso. non ora.

piccola nota, per i non avessi alla situazione: ovviamente, nulla vieta che i miei vertici siano anche vertici di altri triangoli. o coppie. o quadrati. la gelosia non me l’hanno fornita. la possessione non mi interessa. l’esclusività e le limitazioni non fanno parte della mia natura, in nessun modo, nè addosso a me nè imposte ad altri. non ho bisogno di limiti. solo di REGOLE consensuali di comportamento. e di tempo. per IMPARARE. perchè ogni giorno imparo cose nuove. dalle mie emozioni, da ciò che il mio stomaco dice. da ogni fucilata. ed ogni emozione che mi attraversa lo stomaco in questa maniera è ciò che io identifico con il termine VITA.

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tre (vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato)

si dice che tre sia il numero perfetto.

per me è stato un numero NORMALE. un equilibrio ben compensato. un incastro di piaceri. tre. quando non ci sono io c’è lei e quando non c’è lei ci sei tu. se non ci sei tu, io con lei. tre. come i tre punti che delimitano un triangolo. e racchiudono una parte di piano esclusiva, senza incertezze o dubbi, senza margine di errore.

le strutture triangolari sono le più solide e le più difficili da distruggere, dice la geometria. e sarà forse perchè ogni punto è collegato con tutti e ciascuno degli altri. nessuno può venire estirpato senza che crollino anche gli altri due. il che vuol dire, che il triangolo semplicemente c’è o non c’è. non esiste un triangolo divelto.
e così è stato, in effetti. per tutta la serata. e per tutta la notte. come se un fluido scorresse senza soluzione di continuità tra lui, lei e me. al pub, come in auto, come in casa, come a letto. tre. come una famiglia. nessuno mai è stato abbandonato o dimenticato.

ed oggi cammino in maniera anormale. guardo le altre donne, al supermercato, mentre compro la colazione per me te e lei e mi chiedo se abbiano mai davvero vissuto. cerco di calcolare, dalla soddisfazione sulla loro espressione, quando sia stata l’ultima volta che hanno goduto e quale l’ultima che abbiano davvero scopato. mi sembra di camminare in aria, appoggiando i piedi su di uno strato instabile di palloncini. negli occhi, i profili dei vostri due volti che si guardano. le bocche che si baciano. gli occhi che si parlano.credo di non avere mai assistito a spettacolo più bello del tuo corpo che occupa gli spazi del suo. mischiandosi. compenetrandosi. confondendosi.
tre. sì. è stato così, abbiamo deciso così, è scivolato così. come su un meccanismo ben oliato e abituato a seguire il ritmo costante di un motore già testato. come se succedesse da sempre, come se fosse normale. venire spogliata da lui mentre tengo gli occhi appoggiati su di te. baciarti mentre sento la sua lingua che esplora i miei punti più sensibili. guardarti, mentre lui scivola dentro di te e tu rimani aggrappata, annaspante, ai miei capezzoli turgidi ed io osservo la sua pelle entrare ed uscire da te. ascoltare i tuoi gemiti crescere, mentre lui ti regala ciò che in genere regala a me. siete così belli da togliere il fiato.

chiudo gli occhi e poi li riapro. ed insieme, non mi sembra vero eppure lo è. non mi stupisce ma mi consola. tutto ciò che chiedevo ora è qui. tutto ciò che desideravo in questa stanza. i desideri di anni sepolti sotto i nostri corpi avvinghiati. osservare da fuori. guardarti amare. affondare i pensieri in un piacere totale. riempirsi gli occhi di un corpo femminile. appoggiare lo sguardo sul tuo modo di fare l’amore. vederti felice e sorridente e radiante emozione. non possedere, solo amare. ed il tuo ghigno, con gli occhi fermi nei miei, mentre ti spingi fuori e dentro da lei ed io la ascolto ansimare. la bellezza di due corpi in unione. la perfezione, che risiede nel Trio. ho avuto le lacrime agli occhi, quasi tutto il tempo, anche se non ve l’ho fatto vedere.
tre.più ci penso e più mi dico che è solo un numero naturale. da definizione, di quelli che si usano naturalmente per contare. uno. solo io. due. sei arrivato tu. TRE. abbiamo aggiunto lei. naturale. come se lo fosse da sempre. come se lo fosse sempre stato. e poi, io e te. come se ci aspettassimo da sempre. come se dovessimo restare insieme. per tutto il resto dei millenni. per tutto il resto del piacere.

insieme. non c’è nessun altro modo per farlo.

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io te e lei. (V.M. 18)

e lei ha una pelle candida e morbida, pallida come la luna. proprio come me l’avevi descritta. le sfioro la linea del collo, leggo la forma delle sue vertebre sotto i miei polpastrelli. rabbrividisce e per un attimo si ferma, si volta, mi sorride.

cerco di non farmi distrarre. tuffo il basilico in una ciotola di acqua, cerco di rimanere concentrata. cosa dovevo fare, a questo punto? l’ordine delle cose si confonde. nella mia testa solo tu e i tuoi capelli colore del fuoco. non credo di farcela ad arrivare a fine cena. non so se riuscirò a fingere ancora così a lungo.il desiderio, imperante, che mi permea e stupra il cervello in questo istante è violento e sa di te. immobilizzarti la mano con cui impugni il coltello, schiacciarla sul tavolo in modo che tu non la possa spostare. schiacciarti il mio peso addosso fino a farti gemere per il dolore che ti incide le carni, morbide, tra il marmo e le tue bellissime ossa del bacino. annusarti e ascoltare qual’è l’odore che fai, quando sei eccitata e in attesa…. credevo di averlo solo pensato. ed invece l’ho fatto. davvero. ho una mano libera ancora, se non avete perso il conto ed è quella che uso per raccoglierti la gonna e infilarmici sotto, la mia mano contro il profilo del tuo culo, la tua pelle così dolce. penso e faccio, senza nemmeno più sapere, mi risveglio in ginocchio con la mia faccia che scivola e si insinua nello spazio chiudo tra le tue natiche e le tue cosce, fino a non vedere più niente tranne qual’è la forma del tuo corpo visto da in mezzo alle tue gambe. inspiro e mi riempo i polmoni. il tuo profumo ubriaca. la mia lingua ti indaga. adoro leccartela appoggiandomi sul tessuto morbido delle tue mutandine. sentire e non sentire. godere e non godere. no, non ho fretta, alessio non tornerà prima di un’ora. voglio godermela. abbiamo tutto il tempo.

le tue labbra sono morbide, sensuali, così bollenti ed umide. le esploro, attraverso il tessuto, studio le tue reazioni, cerco di individuare i punti più dolci, quelli più sensibili, quelli – proprio quelli – che ti fanno trattenere il fiato ora. insisto. e mi distraggo. sono stata ingenua e ho abbassato la guardiae ho perso il controllo di te. così ti giri e subisco, passiva, ciò che desideri. sollevi leggermente una gamba – è un trucco che conosco – e mi spingi il viso ancora più a fondo in mezzo alle tue gambe. sorrido, mentre allungo la lingua lì dove dovrebbe nascondersi l’entrata, oltre il pizzo delicato delle tue mutandine e mentre sento il clitoride gonfio, caldo, che mi batte sulla faccia. penso (ancora penso? oh mio dio) che è strano trovarmi a succhiarti tra le gambe senza averti mai nemmeno baciato sulla bocca – sulle labbra, quelle vere. mi alzo in piedi e ti schiaccio, di nuovo, tra me ed il marmo. non voglio che tu vada da nessuna parte, ora. voglio che resti qui. a farti guardare. il grigio dei tuoi occhi a volte mi spaventa. sei così bella che ho paura di sciuparti. mi chiedo se pensi lo stesso di me. e tu, mi senti, senti il cambio di registro dei miei pensieri. e per tenerli zitti, mi prendi il volto tra le mani e mi baci. di quei baci morbidi che solo le donne sanno dare. senza fretta, senza violenza, senza fervore: solo il piacere dell’esplorarmi lentamente, un millimetro dopo l’altro, rispondere ai miei movimenti, lasciarmi adattare ai tuoi. appoggio le mani sui tuoi seni. sei ancora vestita, troppo vestita. li stringo, con delicatezza – ho paura di farti male. mugoli di piacere, il tuo bacino si spinge contro il mio ricordandomi dov’è il luogo più caldo del desiderio – mio e tuo insieme – e quando stacchi una mano e la allunghi oltre me, all’inizio non capisco. poi lo sento. lo vedo. entra nel mio campo visivo ma sta guardando te, ipnotizzato. i tuoi occhi devono essere stregati. senza chiedermi nulla e senza togliere un solo grammo di pressione e desiderio dal tuo corpo spinto verso il mio, lo baci. non l’ho mai visto baciare un’altra donna e rimango senza fiato. gli occhi chiusi di entrambi vi proiettano in uno spazio fatto di sole e pure sensazioni. luoghi del desiderio, da cui per una sola frazione di secondo temo di rimanere esclusa. ma poi lo sento. conosco ogni sfumatura ed ogni curva del suo cazzo in erezione, eppure quando me lo appoggia nella scanalatura tra le natiche, attraveso strati di vestiti, è come se fosse la prima volta. mi bagno come una bambina e lui lo sa, lo sente dall’odore che io e te facciamo insieme. insinua una mano nello spazio inesistente tra i nostri due corpi, spinge per aprirsi un varco, fino a infilarsi non so proprio come oltre i jeans, dentro alle mie mutande e intingere la punta delle dita nei miei liquidi caldi. quando toglie la mano, smette di baciarti. ti guarda, ti tiene bene fissi gli occhi addosso. il suo corpo schiacciato sul mio, il mio sopra il tuo e dietro solo un bancone di marmo. e poi finalmente, il mio premio, il mio meritato premio è un suo bacio con gli occhi fissi nei miei, mentre le sue dita bagnate scivolano nella tua bocca. sussulti. non ti aspettavi il mio sapore. e non so come, riesci a svincolarti e lui approfitta dello spazio che si è creato per stringersi a me. ho bisogno di questo. i suoi occhi, la sua bocca, la sua attenzione. completa. il silenzio nei nostri sguardi. non c’è bisogno di parlare. sorrido.e lui sussulta. chiude gli occhi e solleva il mento, ascolta, di nuovo perso in quel mondo di solo piacere. strano vedergli questa sensazione e sapere di non esserlo io ad averlo preso in bocca. abbasso gli occhi e sei tu. lo spettacolo più bello che io abbia mai visto. il tuo viso che scivola avanti e indietro, la sua mano che ti tiene a bada i capelli, le tue labbra che disegnano la “o” perfetta del contorno del suo cazzo. continui a succhiarglielo come se nulla fosse, alzi lo sguardo su di lui, prima, e su di me, poi. lì rimani. siete bellissimi ed io non vorrei mai distogliere lo sguardo. ma me ne devo andare.

andare per poi tornare. la situazione non è cambiata, se non di poco. giusto la posizione – che, devo dire tra l’altro, non avevamo mai provato. l’hai disteso sul tavolo completamente – marmo gelido contro la sua pelle bellissima – e con devozione glielo stai ancora tenendo in bocca e succhiandolo gustosamente. sei bellissima ed io voglio fare qualcosa per te. voglio un briciolo della tua attenzione. voglio che tu senta quella erezione diventarti ancora più dura, in bocca, per l’eccitazione e voglio sentire alessio sussultare. ti alzo la gonna e lascio che il mio sguardo segua il profilo del tuo culo. potrei stare ore solo qui a guardarlo. e invece lo assaggio, in punta di lingua, lo accarezzo, con i polpastrelli di una mano. l’altra è già pronta, bagnata al punto giusto, una piccola noce di lubrificante apoggiata sulla punta delle dita. ti scosto le mutandine e non voglio che tu abbia tempo per pensare, per accorgerti,per capire. ti spalmo le dita sulle labbra, le muovo su e giù, cerco di farti aprire. la tua testa si blocca, un istante, hai un tentennamento per un secondo e alessio riapre gli occhi e mi vede. le mie dita che scompaiono tra le tue gambe e quel dildo nero in mano. sorride e non ti dice niente. chiude gli occhi e ti ascolta, leccarglielo e amarlo come tu sai fare. te ne appoggio la punta sull’apertura della tua fica. è freddo – adoro questo materiale – e hai un guizzo, non sai cosa sta succedendo. vuoi alzare la testa per controllare, ma lui ti blocca con una mano, te la rispinge in basso, un movimento rapido e deciso che te lo affonda in gola. – ferma e continua a succhiare – ti ordina. e tu ubbidisci. sei bravissima a farlo. e come premio, ti meriti il servizio completo. te lo infilo tutto, dentro, in un colpo lento ma deciso, non so quanto sei brava a lasciarti invadere. il tuo corpo crolla su quello di alessio e togli la bocca dal suo cazzo per poter respirare. sollevi un poco i piedi, da terra, alzi il culo all’insù per farti penetrare e godere. sorrido, mentre lo tiro fuori e poi te lo rispingo dentro e quando arriva a fine corsa e ti batte contro l’utero, alessio ti schiaffeggia. un solo colpo, duro, sul volto. – ho detto continua a succhiare – ti dice ed i suoi occhi sono tornati di quel verde militare che hanno solo quado impartisce un comando. ti prende per i capelli e ti costringe ad aprire di nuovo le labbra. il tuo diaframma sussulta, hai finito lo spazio e la sua cappella è nella tua gola ora – lo so, è lungo e grosso ed impegnativo, lo so, ma ce la puoi fare. cerca solo di non respirare. il ritmo con cui ti muovo il dildo dentro di te diventa in fretta lo stesso con cui lui ti muove la testa su e giù. penso che ti vorrei legare le mani dietro la schiena e immobilizzare la gambe al tavolo, solo per il gusto di toglierti ogni possibilità di scelta e costringerti alla resa, ma è presto – troppo presto – non possiamo fare tutto ora.
vorrei continuare questo giochino per ore, guardarti succhiare il cazzo del mio uomo, che è di una bellezza senza fine e ascoltare lui farsi il respiro forte e corrugare la fronte ascoltando il suo orgasmo che sale. accorgermi che sei tu a fremere, sotto i colpi del cazzo in vetro che hai dentro e guardarlo scivolare, dentro e fuori da te, sempre più umido, sempre più bello. ma il momento ormai è quasi arrivato – mi aveva detto alessio che sei veloce a farlo venire con la bocca ed è vero, sei dannatamente brava – e anche questa volta ti meriti un premio. ti affondo il vetro nero di questo enorme cazzo dentro e te lo tengo dentro spingendoti addosso il mio bacino. infilo una mano e cerco il tuo clitoride gonfio, grosso e caldo e ti masturbo, senza gentilezza, senza decenza, te lo schiaccio sotto le dita e te lo sfrego veloce con la mano, fino a farti gemere, fino a farti bagnare, fino a farti godere e raccogliere il tuo sapore nell’incavo della mia mano, mentre alessio – oh, alessio è a un buon punto – ti stringe i capelli e ti tira ancora di più a sè. abbassa il viso ed è questo il momento, quello in cui affonda il suo bacino ancora di più su di te, sollevando le anche come se fosse una mareggiata che ti esplode in faccia, posso immaginare la punta della sua cappella nella tua gola, mentre abbassa ancora di più il viso e ruggisce, quel sommesso suono gutturale che il suo demone interno produce quando arriva dritto all’apice del piacere… ti riempie la bocca in un istante e quando ha finito anche l’ultimo colpo ti lascia svicolare, devi respirare, apri la bocca per prendere aria, io ti levo le mani da dove le ho dimenticate e te le metto sulla gola, le dita umide piene del tuo sapore, ti costringo il viso verso il mio e ti bacio, lentamente, dolcemente, senza fretta e senza pressione, infilo la bocca per sentire il sapore che hai quando la tua saliva è piena dello sperma del mio amore.

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sesso, V.M.18

questione di stile

a volte è questione di stile. non serve prendere in considerazione la bravura, la competenza, le ore di applicazione… è una questione di feeling. di esigenze che si vengono incontro. di desideri che vengono esauriti.

ci sono persone che hanno stile. quello giusto, intendo. per me, è ovvio. quale stile, vi starete chiedendo. non so se ha una definizione, non ne conosco il nome preciso. è lo stile per cui riesco a godere in pochi minuti, senza tante storie, senza tante finzioni. un evidente orgasmo con evidente squirting che mi lascia senza fiato, accaldata ed appagata. questione di stile, appunto.

per anni mi sono chiesta cosa ci trovasse la gente di tanto straordinario nel SESSO. sì, divertente l’avvicinamento. quando fremi dalla voglia e magari non sai neanche ancora cosa succederà. o quando giri attorno alla preda, la annusi, la circuisci, la conquisti… la demandi. oppure quando il desiderio sessuale è verso un oggetto proibito, qualcosa che non puoi toccare, qualcuno che non potresti proprio desiderare, qualcuno che non dovresti nemmeno guardare. sì, tutti i preliminari sono sempre stati un grande spasso. ma di tutto ciò che viene POI non ho un gran bel ricordo. ricordo che la maggior parte delle volte, quello che mi passava per la testa era una ed una sola domanda: “tutto qua?” e, come tutte le persone ingorde ed insoddisfatte, ho tentato la via che mi sembrava più sensata: aumentare la dose. estendere le quantità. ampliare il ventaglio.

la mia lista di “uomini con cui ho fatto sesso” conta 61 voci. di cui 10 contano solo come petting un po’ approfondito e 2 sono donne. probabilmente ne ho perso qualcuno per la strada. ma comunque…. molti di questi, sono scopate seriali. fatte nel tentativo vano di riempire un buco. uhm. nel VERO senso della parola ed anche in quello FIGURATO.

credo di avere avuto il primo vero orgasmo attorno ai 24 anni. circa. lui era il mio capo. eravamo al mare. sui sedili posteriori di una macchina. mi scopò senza nessuna gentilezza. senza alcun riguardo.ferocemente, come se fosse una questione di vita o di morte. come se non avesse paura nè di rompermi, nè di infastidirmi, nè di farmi male. e solo allora. solo in quel momento ho davvero CAPITO. ho capito che non ho bisogno di coccole, di dolcezze, di preliminari o di carezze. non devi ubriacarmi per farmi fare sesso con te, non c’è bisogno che passi prima per gli steps “due-passi-in-centro-aperitivo-figoso-cena-romantica-passeggiata-al-chiaro-di-luna-così-poi-me-la-dà”. no no. il principio base è che se sei arrivato al primo appuntamento, realisticamente al 90 percento comunque te la do già. il punto chiave vero è: te la darò ancora o forse mai più?

e non c’è niente da fare. sarà sempre e solo una questione di stile. una questione di orgasmi. di umori corporei. di ml di sudore e di cm di pelledoca. c’è un modo molto efficace per sapere se mi state facendo impazzire ed è controllare se mi fate rabbrividire. per tutto il resto, non ho nulla da dire. tranne che ho smesso da due anni di fare sesso vanilla. o di provare seriamente attrazione per un conclamato vanilla. a volte concedo il beneficio del dubbio, ma molto più spesso semplicemente ritorno. mi rigioco a ping pong quei quattro o cinque nomi che sono sinonimo di garanzia. uomini a cui piace fare gli uomini. che non ti portano in camera facendoti ballare sulle punte, ma ti alzano di peso tra le loro braccia e poi ti sbattono sul letto. che spesso non ti danno nemmeno il tempo di sfilarti i vesititi o di svegliarti completamente dai sogni che te l’hanno già infilato in uno a caso dei pertugi liberi e a disposizione. uomini a cui piace comandare. sottometterti. zittirti schiaffeggiandoti. morderti fino a farti perdere il controllo sul dolore. infilarti un numero imprecisato di dita ed oggetti e spingerli dentro fino a farti urlare dal terrore di aprirti a metà. odio gli uomini che portano riguardo. quelli che hanno modi gentili. quelli che ti chiedono: vuoi? posso? come stai?…… mi fanno cadere tutta la poesia.  quando dico “tutto quello che vuoi” intendo davvero TUTTO QUELLO CHE VUOI. a volte alcuni vanno spronati, prima che si lascino andare. a volte, ti massacrano da soli. senza bisogno di dirlo. senza necessità di tante spiegazioni.

e lì, fioccano orgasmi.

questione di stile, non c’è che dire.

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sesso, V.M.18

delle parole indecenti ( o di quello che NON CI DICIAMO)

imagesquante parole conoscete per indicare l’organo genitale maschile? scommetto molte. dalle più volgari (cazzo, minchia, verga, uccello, mazzo…) alle più sterili (membro, pene, testicoli….). se doveste parlarne ad una conferenza, sapreste quali usare. (realisticamente: pene, organo sessuale. organo riproduttivo, membro). se le doveste usare per spiegare la sessualità ad un bambino ve ne verrebbero forse in mente altre. (pisello, uccellino…) quando esprimete un desiderio o una richiesta durante un atto sessuale, probabilmente altre ancora (cazzo…uccello…palle…..). molti di voi, in alcune di queste circostanze, indicano il tutto semplicemente con una ellissi (..infilamelo… mi fa male lì in basso… prendilo in bocca…. glielo metto dentro… ho una cosa che spinge nei pantaloni… ho un eritema proprio lì…) o con una sostituzione (in mezzo alle gambe. la mia erezione… il mio desiderio… hai una pistola in tasca o sei solo felice di vedermi?)

scrivo questo post con la sensazione dormiente dentro di me che il linguaggio non sia sempre adatto ai nostri bisogni comunicatvi e che questo sia un elemnto che ci può dare molte informazioni utili sulla società che fa uso di quel linguaggio.
gli eschimesi hanno decine di termini diversi per indicare quell’elemento metereologico che noi definiamo semplicemente NEVE. e che per loro ha mille sfumature diverse. e che, è evidente, ha bisogno di mille parole diverse da applicare nei mille discorsi che se ne fanno o alle mille caratteristiche diverse che questa “neve” ha, nella realtà.

che c’entra tutto questo con ciò che ho scritto prima? c’entra. perchè provate ad applicare le stesse domande all’organo genitale feminile. quante parole conoscete? (vagina, patata, gnocca…). dalle più volgari (figa, buco…) alle più sterili (vulva, utero, organo riproduttivo femminile…) di alcune parti di esso si parla così poco e da così poco tempo che abbiamo a disposizione solo i termini medici (clitoride. grandi labbra. piccole labbra…) le parole per parlarne ad una bambina (farfallina…. patatina… fiorellino…) e le parole per parlarne al vostro partner (…..? ) o l’elenco infinito di situazioni in cui eludiamo il termine (leccamela. mi fa male. un fastidioso prurito proprio lì. mettimelo dentro. sono tutta bagnata) e gli infiniti momenti in cui lo sostituiamo (me l’ha messo davanti. in mezzo alle gambe. ha infilato una mano sotto la gonna. vienimi dentro…)

cerco di fare un paragone tra le due situazioni e, vi prego corregetemi se sbaglio, mi pare che sia molto meno imbarazzante dire “tenere in mano l’uccello” che “aprire bene la figa”. mi pare che si possa dire “pene” con leggerezza mentre che le parole “vulva” e “vagina” siano cacofoniche quasi a livello delle parole mestruazioni o diarrea (scusate il mix. e la franchezza)(ma perchè poi si chiama pene? non regala forse gioie…???)
poi in realtà mi rendo conto che COMUNQUE scegliere una parola,in entrambi i casi, è davvero il frutto di una cernita sudata e difficile. nei momenti più incredibili e disparati. provate a pensare all’ultima volta in cui avete dovuto CERCARE LA PAROLA ADATTA. personalmente, sono la regina delle omissioni. mi piace succhiarglielo. spingimelo fino in fondo. leccamela. vorrei la tua testa tra le mie gambe. mettimelo dove vuoi.

cosa ci dice il nostro linguaggio sulla nostra società? tutto. esattamente come con la neve per gli eschimesi. ci dice che dei nostri organi sessuali parliamo o dal medico (e solo se costretti) o in termini volgari e spregiativi (non capisce un cazzo. ) o semplicemente non ne parliamo REALMENTE(“siamo andati a letto insieme” è la frase che usiamo per confidare alla nostra migliore amica che abbiamo fatto sesso col tizio conosciuto al bar ieri sera, ma scegliamo questa frase anche se ci siamo fatti una scopata sul cofano di una macchina dopo undici mojito). ma queste sono cose che probabilmente già sapete. probabilmente ve ne siete già accorti la prima volta che avete voluto descrivere una notte di sesso di fuoco al vostro confidente più intimo… e non avete trovato parole adatte.

scrivo questo post perchè io sinceramente mi trovo in imbarazzo con queste parole e non solo. ad esempio, anche con la parola poliamore. mi fa venire i brividi freddi. preferisco essere imprecisa ed usare la parola poligamia (e venire tutte le volte crocifissa da chi mi corregge con dovizia…), parola che comunque CHIUNQUE comprende al volo e che comunque è semplicemente il contrario della parola MONOGAMIA (che però quella va bene per tutti, uomini e donne, sposati o non sposati… vero? non usate MONOAMORE…vero? e allora perchè rompete le palle a me perhcè uso POLIGAMIA, non me lo sono ancora spiegato).
comunque. questo è OT.

il concetto è. che spesso non abbiamo le parole per dirlo. perchè non lo abbiamo mai detto. perchè non abbiamo il coraggio di dirlo. perchè non se ne era mai parlato, prima. del clitoride, del punto G, del punto L, dei bisex, i transgender, gli asessuali, i pansessuali, dello squirting (… di cui NON ESISTE una parola italiana!!!) o del poliamore. ….chi era poligamo (…. o poliamoroso…. vedete voi) era un fedifrago. un’infedele. un puttaniere (….. e di riflesso.. le donne che si scopava fuori dal talamo nuziale… tutte puttane…aaaaah! le parole! cosa non sono!!). oggi è un poly-qualche cosa. bene. ne sono felice. anche se credo che manchi ancora tanto. tanto tanto. prima che la gente ammetta che il sesso è qualche cosa di così naturale e immortale che se ne può decisamente parlare usando parole MIGLIORI di queste.

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poliamore, poligamia, polyamore, sesso, V.M.18

poliamore e BDSM (o dell’infedeltà e della sottomissione)

immagino. che essere poly c’entri con il BDSM. in maniera trasversale. non transitiva. ma parzialmente correlata.

in fondo,entrambe le condizioni (relazioni poly e sessualità BDSM) sono caratterizzate da una estrema apertura mentale. ma non solo. anche da un profondo ascolto ed una totale attenzione verso se stessi. se non mi fossi ascoltata, a fondo e a lungo e con una grossa dose di coraggio, sincerità ed obiettività, non avrei mai scoperto di essere poly. avrei semplicemente continuato a credere all’happy ending monogamo-eterosessuale-bigotto di tutte le favole che si concludono con “e vissero insieme felici e contenti”. Ossia, crederei ancora nell’esistenza del mio Principe Azzurro Perfetto da qualche parte nel mondo. Il mio promesso True Love. Sì, insomma. Quelle cazzate lì da perbenisti sognatori irrazionali.

E invece? invece ho imparato ad imparare. da me stessa prima di tutto. ascolto ed osservo. me, prima di tutto. e da me ho imparato: l’infedeltà. e la sottomissione.

essere poly non significa certo essere per forza kinky. eppure. in entrambe le condizioni si tratta solo di dare più ascolto a se stessi. potrei fare la lista dei miei amici “vanilla” che ho portato sulla cattiva strada, senza nemmeno doverli spingere….  uomini a cui ho chiesto di afferrarmi per la gola, legarmi ad un palo, bendarmi e scoparmi, schiaffeggiarmi e penetrarmi… e che hanno ubbidito con la spontaneità tipica solo di chi possiede già un germe dentro di sè. forse è insito nella natura maschile, abusare. potrei fare la lista di donne a cui farebbe bene una sana 24 ore di sesso, un fisting da togliere i pensieri, una doppia penetrazione con stimolazione clitoridea, uno squirting da anal che tolga loro la capacità di urlare….. certa che farebbe loro solo bene. se solo avessero il coraggio di ascoltare.

certo. non che il BDSM sia l’unico modo per vivere una sessualità felice. sicuramente, è solo uno dei tanti. l’essere umano non finisce mai di stupire. per originalità e stravaganza. ma sicuramente…. ognuno di noi… ognuno di voi… chi più chi meno…. credo fermamente che ogni persona abbia nell’animo un piccolo lato kinky. e mi chiedo cosa ci sia di così tanto TERRORIZZANTE nell’ascoltarlo e compiacerlo. nello staccarsi dalla massa. nel riconoscere ciò che è una propria inclinazione personale, un proprio desiderio inalienabile da appagare.

per me è stato un susseguirsi naturale di eventi. ho sempre amato il dolore, fin da piccola. collegarlo alla sfera sessuale è stato un passaggio complicato, ma non per questo meno soddisfacente. ho aspettato quasi dieci anni. dieci lunghi anni senza capire perchè mai il mondo reputasse il sesso un piacere tanto illuminante. e la prima volta che ho collegato le due sfere…. ho capito. ed ho ascoltato. ed ora sono qui, a dirmi che tante persone avrebbero bisogno di ascoltare. che tanti uomini dovrebbero avere meno paura di lasciarsi andare. e tante donne dovrebbero iniziare a scrollare le spalle e provare.

non condannatemi come un demonio. non sono il male più profondo. esattamente come voi non siete il bene più profondo. esistono un sacco di sfumature peccaminose in mezzo. trovate la vostra. trovate quella capace di darvi più felicità. si vive una volta sola. almeno viviatela veramente. in prima persona. non come una fotocopia sbiadita di ciò che dicono gli altri.

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