poliamore, poligamia, polyamore

nella suite ci dormo io (o: delle cose che sono in continua evoluzione)

“la suite consiste in una serie di privilegi, precedenze e diritti che possiede una persona che frequento rispetto alle altre, ottenuta grazie al ruolo più rilevante o consistente che riveste questa persona nella mia vita sentimentale, rispetto a tutti gli altri/e.”

“suite” è un termine che ho coniato nella mia prima vera esperienza poliamorosa. coniato io o Lui, l’intestatario della suite, non ricordo con precisione, ma non importa molto. in una delle pareti c’è e rimarrà sempre la targa “in memoria di”.
perchè l’abbiamo coniata? non lo so. forse perchè avevamo paura. forse perchè avevamo bisogno di sicurezza, forse perchè era REALMENTE così. forse sì…. quella cazzo di suite esisteva. “il cuore ha più stanze di un bordello, ma io ho la suite” questo era ciò che ci ripetavamo. delirante o sensato che questo vi appaia, non importa. per un po’ ha funzionato. ed era anche un discreto equilibrio, sensatamente stabile e piacevolmente efficiente. forse, traeva ispirazione dall’unica coppia poligama che avevamo sotto gli occhi allora e che vive esattametne così: un rapporto primario attorno a cui orbitano manciate di altre “scappatelle” (passatemi il termine, demoniacamente impreciso ma assolutamente efficace). forse. o forse è quello che eravamo assieme o che avevamo bisogno di essere assieme. una coppia. contro tutto e tutti.

parlo al passato. me ne sono accorta. oggi, nella suite ci dormo io. e “io” è l’unica persona a cui dedico quelle speciali attenzioni e diritti e privilegi. come: mettere sempre al primo posto la sua felicità, chiedere sempre il suo parere prima di fare qualsiasi scelta che potrebbe coinvolgerla. darle sempre la precedenza, su tutto e du tutti. costruire progetti solidi e conclamati per il futuro solo con questa persona. concederle il diritto di veto o di esclusiva.
ebbene, ad oggi, questa persona sono IO. e inizio forse anche un po’ a pensare che questa della suite sia stata solo uno stadio, una tappa nella evoluzione, una situazione non stabile e incline al mutamento e che in realtà tutte le storie che la attraversano siano poi inclini al cambiamento. già. lo stadio “suite”. in cui ti illudi di avere il controllo della situazione e di non essere in pericolo, mai. si può dire che questo stadio sia un po’ una via di mezzo tra la monogamia e la poligamia. è una poligamia molto controllata. una monogamia un po’ aperta. come quelle coppie in cui lui va a puttane tutti i mercoledì sera dopo il calcetto e lei chiude un occhio, anzi forse anche un po’ le piace l’idea e a nessuno dei due verrebbe mai in mente di cambiare nulla.

ebbene. ad oggi a me piace l’idea di essere libera. padrona di me stessa. in grado di muovermi nella direzione in cui desidero farlo. sembrerà assurdo a molti, ma all’improvviso è come se il concetto di coppia aperta mi stesse stretto. perchè parlare di COPPIA, se in realtà il termine definisce una relazione che intercorre tra molti? era una cosa che ha fatto impazzire un mio ex, per tutto il tempo in cui ha provato a capire me ed il mio modo di vedere le cose: se tu scopi con tutti, cosa differenzia me da tutti gli altri? ebbene. spesso le differenze si vedono, si sentono e si toccano con mano. questo è innegabile: la coppia C’E’ e poi ci sono tutti gli altri. ma forse a volte queste coppie nel tempo si trasformano. mutano. cambiano direzione. spesso in maniera imprevedibile. e non puoi davvero essere SICURO come volevi essere quando hai definito il tuo concetto di “coppia” e quello di “libertà”.

e allora forse il segreto è semplicemente godersi tutto ciò che succede, senza per forza aggrapparsi al concetto di PER SEMPRE. le cose cambiano. tutto scorre. panta rei, mi dicevano al liceo. e mai come in questo momento comprendo a pieno il significato di queste 8 lettere. pretendere di stare fermi immobili, ancorati alle proprie posizioni, quando tutto attorno a noi è corrente e acqua che spinge è non solo faticoso ma anche dannatamente assurdo ed inusuale. senza contare che quel che non si sposta prima o poi si piega. se non anche si spezza. quanto meno SI CONSUMA.

forse era nel corso naturale delle cose, quindi, questo cambiamento. questa evoluzione. o forse sto solo spostando la mia suite in un altro albergo ed ho cambiato locatore. in fondo, non lo posso davvero sapere. non adesso. non in anticipo, no, purtroppo e per fortuna non si può.

auguratemi buona fortuna.

Annunci
Standard
amore, poliamore, polyamore

“io credo che una coppia poligama felice non esista” [della felicità e delle scelte che non si possono fare]

sinceramente? a volte viene da pensarlo anche a me. delle coppie monogame tante volte quante di quelle poligame. la felicità è un bene immateriale. non si compra. non si afferra. non si imprigiona. come il bel tempo, va e viene. a volte si oscura. a volte risplende. a volte brucia e a volte piange. ma è pur sempre felicità.

non potrei vivere una vita monogama. strano che io lo dica, proprio in questo periodo in cui non riesco a desiderare di andare a letto con nessun altro che con il mio Lui. ma è così. non sempre ciò che si può fare coincide con quello che si fa accadere. ma la parte che non può mancare è che quello che si desidera coincida con quello che si possa fare. è come stare chiusi in prigione: ci viene negata la libertà di correre e camminare. poi magari, a piede libero, stiamo comunque seduti. ma la libertà di correre e camminare è lì. innegabile. e rientra nel nostro concetto personale di felicità.

ecco. per l’amore, per me è uguale. sentirmi libera di fare ciò che potrei voler fare. in qualsiasi momento lo desiderassi. in questo risiede la mia felicità. e non farei mai cambio, per nulla al mondo, pur dovendo ammettere che a volte è più il dolore del piacere. a volte passiamo ore, a litigare. nottate a non parlarci. minuti ad urlare. messaggi pieni di recriminazioni. violenze psicologiche. insulti. anche questo fa parte della felicità. e non farei cambio, mai, per nulla al mondo.

devo ammettere che a volte è faticoso. così faticoso, che ti viene da chiederti se non sia per caso sbagliato. se non stiate per sbaglio rincorrendo qualcosa che è solo un sogno irreale, non praticabile. ti fermi, guardi tutto il resto della gente, attorno a te, andare dall’altra parte, girati tutti nell’altra direzione. e ti chiedi se per caso allora non siete voi due a sbagliare. forse non può esistere amore senza possessione. una coppia senza gelosia. stabilità senza esclusività. sesso senza amore. e bla bla bla.
è in quel momento che ti chiedi cosa potresti fare allora, per cambiare. qual’è l’ALTERNATIVA. e l’alternativa mi pare solo una (escludendo la vita in solitudine, che non prendo nemmeno in considerazione): la monogamia. o amche detta: “del fare quello che fanno tutti gli altri solo perchè lo fanno tutti gli altri”.
chiudo la telefonata e muovo gli ultimi passi al sole, chiedendomi perchè debba essere così difficile. e come sarebbe arrendersi e seguire la corrente. cambiare direzione e lasciarsi trasportare. mi chiedo se il dolore di mentire, di nascondere, di tradire, complottare, sopprimere ciò che si è non sia per caso un dolore meno intenso di questo continuo affondarsi a vicenda le lame nelle carni, in continuazione. alzo gli occhi dalla strada e mi immagino: monogama in una coppia chiusa. anzi, non ho neanche bisogno di immaginare. semplicemente: ricordo. ricordo che non è mai stato possibile, mai, una sola volta, non desirare di avere altro. non voler scopare qualcun altro. non voler fare con altri ciò che non facevo con lui. che fosse cinema, vacanze, sesso o bdsm. promettere felicità e fedeltà eterna. essere posseduta. essere oggetto di gelosia. di insicurezza. dover fingere di fare altrettanto: marcare il territorio, aver paura di perderlo, fare a pezzi le alternative.

beh. lasciatemi dire. che no. non posso farlo. con tutte le difficoltà che si porta, con tutte le discussioni da affrontare, le paure da sviscerare, i muri da abbattere, i preconcetti da polverizzare, i rischi che comporta…. la poligamia per me è comunque la migliore felicità. starei qui altre tre ore, cinque o tutto il giorno, se serve, a discutere e a lacerarmi lo stomaco con i (ri)sentimenti e a violentarmi la testa con i pensieri, pur di farla comunque funzionare. perchè la felicità che mi regala condividerti e condividermi non ha eguali, in tutto il mondo. qualsiasi equilibrio troveremo mai, qualsiasi livello di esclusività e asimmetria vorremo mai dare al nostro rapporto, sarà sempre sinonimo di felicità. perhcè io sono così. e non vorrei essere diversa. e non posso più finger di essere come mi vogliono gli altri. nè smettere di sentirmi amata esattamente per quella che sono.

sinceramente? a volte viene da pensarlo anche a me. delle coppie monogame tante volte quante di quelle poligame. la felicità è un bene immateriale. non si compra. non si afferra. non si imprigiona. come il bel tempo, va e viene. a volte si oscura. a volte risplende. a volte brucia e a volte piange. ma è pur sempre felicità.

non potrei vivere una vita monogama. strano che io lo dica, proprio in questo periodo in cui non riesco a desiderare di andare a letto con nessun altro che con il mio Lui. ma è così. non sempre ciò che si può fare coincide con quello che si fa accadere. ma la parte che non può mancare è che quello che si desidera coincida con quello che si possa fare. è come stare chiusi in prigione: ci viene negata la libertà di correre e camminare. poi magari, a piede libero, stiamo comunque seduti. ma la libertà di correre e camminare è lì. innegabile. e rientra nel nostro concetto personale di felicità.

ecco. per l’amore, per me è uguale. sentirmi libera di fare ciò che potrei voler fare. in qualsiasi momento lo desiderassi. in questo risiede la mia felicità. e non farei mai cambio, per nulla al mondo, pur dovendo ammettere che a volte è più il dolore del piacere. a volte passiamo ore, a litigare. nottate a non parlarci. minuti ad urlare. messaggi pieni di recriminazioni. violenze psicologiche. insulti. anche questo fa parte della felicità. e non farei cambio, mai, per nulla al mondo.

devo ammettere che a volte è faticoso. così faticoso, che ti viene da chiederti se non sia per caso sbagliato. se non stiate per sbaglio rincorrendo qualcosa che è solo un sogno irreale, non praticabile. ti fermi, guardi tutto il resto della gente, attorno a te, andare dall’altra parte, girati tutti nell’altra direzione. e ti chiedi se per caso allora non siete voi due a sbagliare. forse non può esistere amore senza possessione. una coppia senza gelosia. stabilità senza esclusività. sesso senza amore. e bla bla bla.
è in quel momento che ti chiedi cosa potresti fare allora, per cambiare. qual’è l’ALTERNATIVA. e l’alternativa mi pare solo una (escludendo la vita in solitudine, che non prendo nemmeno in considerazione): la monogamia. o amche detta: “del fare quello che fanno tutti gli altri solo perchè lo fanno tutti gli altri”.
chiudo la telefonata e muovo gli ultimi passi al sole, chiedendomi perchè debba essere così difficile. e come sarebbe arrendersi e seguire la corrente. cambiare direzione e lasciarsi trasportare. mi chiedo se il dolore di mentire, di nascondere, di tradire, complottare, sopprimere ciò che si è non sia per caso un dolore meno intenso di questo continuo affondarsi a vicenda le lame nelle carni, in continuazione. alzo gli occhi dalla strada e mi immagino: monogama in una coppia chiusa. anzi, non ho neanche bisogno di immaginare. semplicemente: ricordo. ricordo che non è mai stato possibile, mai, una sola volta, non desirare di avere altro. non voler scopare qualcun altro. non voler fare con altri ciò che non facevo con lui. che fosse cinema, vacanze, sesso o bdsm. promettere felicità e fedeltà eterna. essere posseduta. essere oggetto di gelosia. di insicurezza. dover fingere di fare altrettanto: marcare il territorio, aver paura di perderlo, fare a pezzi le alternative.

beh. lasciatemi dire. che no. non posso farlo. con tutte le difficoltà che si porta, con tutte le discussioni da affrontare, le paure da sviscerare, i muri da abbattere, i preconcetti da polverizzare, i rischi che comporta…. la poligamia per me è comunque la migliore felicità. starei qui altre tre ore, cinque o tutto il giorno, se serve, a discutere e a lacerarmi lo stomaco con i (ri)sentimenti e a violentarmi la testa con i pensieri, pur di farla comunque funzionare. perchè la felicità che mi regala condividerti e condividermi non ha eguali, in tutto il mondo. qualsiasi equilibrio troveremo mai, qualsiasi livello di esclusività e asimmetria vorremo mai dare al nostro rapporto, sarà sempre sinonimo di felicità. perhcè io sono così. e non vorrei essere diversa. e non posso più finger di essere come mi vogliono gli altri. nè smettere di sentirmi amata esattamente per quella che sono.

Standard
amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso, V.M.18

tre (vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato)

si dice che tre sia il numero perfetto.

per me è stato un numero NORMALE. un equilibrio ben compensato. un incastro di piaceri. tre. quando non ci sono io c’è lei e quando non c’è lei ci sei tu. se non ci sei tu, io con lei. tre. come i tre punti che delimitano un triangolo. e racchiudono una parte di piano esclusiva, senza incertezze o dubbi, senza margine di errore.

le strutture triangolari sono le più solide e le più difficili da distruggere, dice la geometria. e sarà forse perchè ogni punto è collegato con tutti e ciascuno degli altri. nessuno può venire estirpato senza che crollino anche gli altri due. il che vuol dire, che il triangolo semplicemente c’è o non c’è. non esiste un triangolo divelto.
e così è stato, in effetti. per tutta la serata. e per tutta la notte. come se un fluido scorresse senza soluzione di continuità tra lui, lei e me. al pub, come in auto, come in casa, come a letto. tre. come una famiglia. nessuno mai è stato abbandonato o dimenticato.

ed oggi cammino in maniera anormale. guardo le altre donne, al supermercato, mentre compro la colazione per me te e lei e mi chiedo se abbiano mai davvero vissuto. cerco di calcolare, dalla soddisfazione sulla loro espressione, quando sia stata l’ultima volta che hanno goduto e quale l’ultima che abbiano davvero scopato. mi sembra di camminare in aria, appoggiando i piedi su di uno strato instabile di palloncini. negli occhi, i profili dei vostri due volti che si guardano. le bocche che si baciano. gli occhi che si parlano.credo di non avere mai assistito a spettacolo più bello del tuo corpo che occupa gli spazi del suo. mischiandosi. compenetrandosi. confondendosi.
tre. sì. è stato così, abbiamo deciso così, è scivolato così. come su un meccanismo ben oliato e abituato a seguire il ritmo costante di un motore già testato. come se succedesse da sempre, come se fosse normale. venire spogliata da lui mentre tengo gli occhi appoggiati su di te. baciarti mentre sento la sua lingua che esplora i miei punti più sensibili. guardarti, mentre lui scivola dentro di te e tu rimani aggrappata, annaspante, ai miei capezzoli turgidi ed io osservo la sua pelle entrare ed uscire da te. ascoltare i tuoi gemiti crescere, mentre lui ti regala ciò che in genere regala a me. siete così belli da togliere il fiato.

chiudo gli occhi e poi li riapro. ed insieme, non mi sembra vero eppure lo è. non mi stupisce ma mi consola. tutto ciò che chiedevo ora è qui. tutto ciò che desideravo in questa stanza. i desideri di anni sepolti sotto i nostri corpi avvinghiati. osservare da fuori. guardarti amare. affondare i pensieri in un piacere totale. riempirsi gli occhi di un corpo femminile. appoggiare lo sguardo sul tuo modo di fare l’amore. vederti felice e sorridente e radiante emozione. non possedere, solo amare. ed il tuo ghigno, con gli occhi fermi nei miei, mentre ti spingi fuori e dentro da lei ed io la ascolto ansimare. la bellezza di due corpi in unione. la perfezione, che risiede nel Trio. ho avuto le lacrime agli occhi, quasi tutto il tempo, anche se non ve l’ho fatto vedere.
tre.più ci penso e più mi dico che è solo un numero naturale. da definizione, di quelli che si usano naturalmente per contare. uno. solo io. due. sei arrivato tu. TRE. abbiamo aggiunto lei. naturale. come se lo fosse da sempre. come se lo fosse sempre stato. e poi, io e te. come se ci aspettassimo da sempre. come se dovessimo restare insieme. per tutto il resto dei millenni. per tutto il resto del piacere.

insieme. non c’è nessun altro modo per farlo.

Standard
amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso

A di Amore (o di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”)

forse ha ragione elisa. quando mi dice che io sono come un uomo, perchè so scopare senza metterci sentimento.

perchè in effetti è così. scopate distaccate e calcolate. voglio dire… non che io USI le persone. non che mi alzi e me ne vada dalle loro case subito e solo dopo aver raggiunto un buon numero diorgasmi…. ma… a volte è semplicemente SESSO. calcolato. concordato. prestabilito. con limiti e confini molto netti e molto chiari.  senza nulla agguingere. ma nemmeno senza nulla togliere. e no, non ci sarà coinvolgimento sentimentale. e no, non ti manderò il messaggio della buona notte per farti sapere “quanto sono stata bene stanotte” e no, non mi aspetterò che tu il giorno dopo mi mandi il messaggio del buon giorno e che mi chiami entro massimo una settimana per rivederci.

nulla di tutto questo. credo.

a volte scopo per il gusto di farlo. perchè sono una donna altamente sessuata. perchè, in questo, sono come un uomo e ho costantemente bisogno di soddisfarmi. 

 certo, a volte la sensazione è dannatamente fredda. vuota. isolata. come se riguardasse solo una parte di me, solo quei centimetri che sono direttamente coinvolti nell’atto. e niente altro.

certe volte, invece….. beh…. credo che il termine giusto sia FRIENDS WITH BENEFITS. quelle persone a cui vuoi bene, con cui fai ANCHE sesso. i tuoi AMICI. in fondo, anche prima di capirlo veramente, ero già stata a letto con praticamente tutti i miei amici. o più precisamente: quasi tutti quelli che io definivo amici erano senz’altro stati a letto con me. chiamatemi come volete.

certe volte, invece…. beh…. certe volte non è così. certe volte quello che era cominciato solo come una conversazione sul sesso e che era continuato grazie ad una evidente attrazione sessuale tra le foto del mio profilo e quelle del suo e che era finito con una subitanea notte di sesso spaccacuore al primo appuntamento, beh… certe volte, non è stato così. certe volte, più in fretta di quello che si crederebbe possibile razionalmente parlando, certe volte quella cosa che sembra solo puro e interessante sesso diventa amore. sì, amore. perchè tutto l’amore passa per il sesso. amore, sì sto parlando proprio di quello: Amore. quello con la A maiuscola. quello con la A di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”. sì insomma. quello.

 

 

love you deeply. all the time. 

Standard
poliamore, poligamia, polyamore, racconti erotici, sesso, V.M.18

io te e lei. (V.M. 18)

e lei ha una pelle candida e morbida, pallida come la luna. proprio come me l’avevi descritta. le sfioro la linea del collo, leggo la forma delle sue vertebre sotto i miei polpastrelli. rabbrividisce e per un attimo si ferma, si volta, mi sorride.

cerco di non farmi distrarre. tuffo il basilico in una ciotola di acqua, cerco di rimanere concentrata. cosa dovevo fare, a questo punto? l’ordine delle cose si confonde. nella mia testa solo tu e i tuoi capelli colore del fuoco. non credo di farcela ad arrivare a fine cena. non so se riuscirò a fingere ancora così a lungo.il desiderio, imperante, che mi permea e stupra il cervello in questo istante è violento e sa di te. immobilizzarti la mano con cui impugni il coltello, schiacciarla sul tavolo in modo che tu non la possa spostare. schiacciarti il mio peso addosso fino a farti gemere per il dolore che ti incide le carni, morbide, tra il marmo e le tue bellissime ossa del bacino. annusarti e ascoltare qual’è l’odore che fai, quando sei eccitata e in attesa…. credevo di averlo solo pensato. ed invece l’ho fatto. davvero. ho una mano libera ancora, se non avete perso il conto ed è quella che uso per raccoglierti la gonna e infilarmici sotto, la mia mano contro il profilo del tuo culo, la tua pelle così dolce. penso e faccio, senza nemmeno più sapere, mi risveglio in ginocchio con la mia faccia che scivola e si insinua nello spazio chiudo tra le tue natiche e le tue cosce, fino a non vedere più niente tranne qual’è la forma del tuo corpo visto da in mezzo alle tue gambe. inspiro e mi riempo i polmoni. il tuo profumo ubriaca. la mia lingua ti indaga. adoro leccartela appoggiandomi sul tessuto morbido delle tue mutandine. sentire e non sentire. godere e non godere. no, non ho fretta, alessio non tornerà prima di un’ora. voglio godermela. abbiamo tutto il tempo.

le tue labbra sono morbide, sensuali, così bollenti ed umide. le esploro, attraverso il tessuto, studio le tue reazioni, cerco di individuare i punti più dolci, quelli più sensibili, quelli – proprio quelli – che ti fanno trattenere il fiato ora. insisto. e mi distraggo. sono stata ingenua e ho abbassato la guardiae ho perso il controllo di te. così ti giri e subisco, passiva, ciò che desideri. sollevi leggermente una gamba – è un trucco che conosco – e mi spingi il viso ancora più a fondo in mezzo alle tue gambe. sorrido, mentre allungo la lingua lì dove dovrebbe nascondersi l’entrata, oltre il pizzo delicato delle tue mutandine e mentre sento il clitoride gonfio, caldo, che mi batte sulla faccia. penso (ancora penso? oh mio dio) che è strano trovarmi a succhiarti tra le gambe senza averti mai nemmeno baciato sulla bocca – sulle labbra, quelle vere. mi alzo in piedi e ti schiaccio, di nuovo, tra me ed il marmo. non voglio che tu vada da nessuna parte, ora. voglio che resti qui. a farti guardare. il grigio dei tuoi occhi a volte mi spaventa. sei così bella che ho paura di sciuparti. mi chiedo se pensi lo stesso di me. e tu, mi senti, senti il cambio di registro dei miei pensieri. e per tenerli zitti, mi prendi il volto tra le mani e mi baci. di quei baci morbidi che solo le donne sanno dare. senza fretta, senza violenza, senza fervore: solo il piacere dell’esplorarmi lentamente, un millimetro dopo l’altro, rispondere ai miei movimenti, lasciarmi adattare ai tuoi. appoggio le mani sui tuoi seni. sei ancora vestita, troppo vestita. li stringo, con delicatezza – ho paura di farti male. mugoli di piacere, il tuo bacino si spinge contro il mio ricordandomi dov’è il luogo più caldo del desiderio – mio e tuo insieme – e quando stacchi una mano e la allunghi oltre me, all’inizio non capisco. poi lo sento. lo vedo. entra nel mio campo visivo ma sta guardando te, ipnotizzato. i tuoi occhi devono essere stregati. senza chiedermi nulla e senza togliere un solo grammo di pressione e desiderio dal tuo corpo spinto verso il mio, lo baci. non l’ho mai visto baciare un’altra donna e rimango senza fiato. gli occhi chiusi di entrambi vi proiettano in uno spazio fatto di sole e pure sensazioni. luoghi del desiderio, da cui per una sola frazione di secondo temo di rimanere esclusa. ma poi lo sento. conosco ogni sfumatura ed ogni curva del suo cazzo in erezione, eppure quando me lo appoggia nella scanalatura tra le natiche, attraveso strati di vestiti, è come se fosse la prima volta. mi bagno come una bambina e lui lo sa, lo sente dall’odore che io e te facciamo insieme. insinua una mano nello spazio inesistente tra i nostri due corpi, spinge per aprirsi un varco, fino a infilarsi non so proprio come oltre i jeans, dentro alle mie mutande e intingere la punta delle dita nei miei liquidi caldi. quando toglie la mano, smette di baciarti. ti guarda, ti tiene bene fissi gli occhi addosso. il suo corpo schiacciato sul mio, il mio sopra il tuo e dietro solo un bancone di marmo. e poi finalmente, il mio premio, il mio meritato premio è un suo bacio con gli occhi fissi nei miei, mentre le sue dita bagnate scivolano nella tua bocca. sussulti. non ti aspettavi il mio sapore. e non so come, riesci a svincolarti e lui approfitta dello spazio che si è creato per stringersi a me. ho bisogno di questo. i suoi occhi, la sua bocca, la sua attenzione. completa. il silenzio nei nostri sguardi. non c’è bisogno di parlare. sorrido.e lui sussulta. chiude gli occhi e solleva il mento, ascolta, di nuovo perso in quel mondo di solo piacere. strano vedergli questa sensazione e sapere di non esserlo io ad averlo preso in bocca. abbasso gli occhi e sei tu. lo spettacolo più bello che io abbia mai visto. il tuo viso che scivola avanti e indietro, la sua mano che ti tiene a bada i capelli, le tue labbra che disegnano la “o” perfetta del contorno del suo cazzo. continui a succhiarglielo come se nulla fosse, alzi lo sguardo su di lui, prima, e su di me, poi. lì rimani. siete bellissimi ed io non vorrei mai distogliere lo sguardo. ma me ne devo andare.

andare per poi tornare. la situazione non è cambiata, se non di poco. giusto la posizione – che, devo dire tra l’altro, non avevamo mai provato. l’hai disteso sul tavolo completamente – marmo gelido contro la sua pelle bellissima – e con devozione glielo stai ancora tenendo in bocca e succhiandolo gustosamente. sei bellissima ed io voglio fare qualcosa per te. voglio un briciolo della tua attenzione. voglio che tu senta quella erezione diventarti ancora più dura, in bocca, per l’eccitazione e voglio sentire alessio sussultare. ti alzo la gonna e lascio che il mio sguardo segua il profilo del tuo culo. potrei stare ore solo qui a guardarlo. e invece lo assaggio, in punta di lingua, lo accarezzo, con i polpastrelli di una mano. l’altra è già pronta, bagnata al punto giusto, una piccola noce di lubrificante apoggiata sulla punta delle dita. ti scosto le mutandine e non voglio che tu abbia tempo per pensare, per accorgerti,per capire. ti spalmo le dita sulle labbra, le muovo su e giù, cerco di farti aprire. la tua testa si blocca, un istante, hai un tentennamento per un secondo e alessio riapre gli occhi e mi vede. le mie dita che scompaiono tra le tue gambe e quel dildo nero in mano. sorride e non ti dice niente. chiude gli occhi e ti ascolta, leccarglielo e amarlo come tu sai fare. te ne appoggio la punta sull’apertura della tua fica. è freddo – adoro questo materiale – e hai un guizzo, non sai cosa sta succedendo. vuoi alzare la testa per controllare, ma lui ti blocca con una mano, te la rispinge in basso, un movimento rapido e deciso che te lo affonda in gola. – ferma e continua a succhiare – ti ordina. e tu ubbidisci. sei bravissima a farlo. e come premio, ti meriti il servizio completo. te lo infilo tutto, dentro, in un colpo lento ma deciso, non so quanto sei brava a lasciarti invadere. il tuo corpo crolla su quello di alessio e togli la bocca dal suo cazzo per poter respirare. sollevi un poco i piedi, da terra, alzi il culo all’insù per farti penetrare e godere. sorrido, mentre lo tiro fuori e poi te lo rispingo dentro e quando arriva a fine corsa e ti batte contro l’utero, alessio ti schiaffeggia. un solo colpo, duro, sul volto. – ho detto continua a succhiare – ti dice ed i suoi occhi sono tornati di quel verde militare che hanno solo quado impartisce un comando. ti prende per i capelli e ti costringe ad aprire di nuovo le labbra. il tuo diaframma sussulta, hai finito lo spazio e la sua cappella è nella tua gola ora – lo so, è lungo e grosso ed impegnativo, lo so, ma ce la puoi fare. cerca solo di non respirare. il ritmo con cui ti muovo il dildo dentro di te diventa in fretta lo stesso con cui lui ti muove la testa su e giù. penso che ti vorrei legare le mani dietro la schiena e immobilizzare la gambe al tavolo, solo per il gusto di toglierti ogni possibilità di scelta e costringerti alla resa, ma è presto – troppo presto – non possiamo fare tutto ora.
vorrei continuare questo giochino per ore, guardarti succhiare il cazzo del mio uomo, che è di una bellezza senza fine e ascoltare lui farsi il respiro forte e corrugare la fronte ascoltando il suo orgasmo che sale. accorgermi che sei tu a fremere, sotto i colpi del cazzo in vetro che hai dentro e guardarlo scivolare, dentro e fuori da te, sempre più umido, sempre più bello. ma il momento ormai è quasi arrivato – mi aveva detto alessio che sei veloce a farlo venire con la bocca ed è vero, sei dannatamente brava – e anche questa volta ti meriti un premio. ti affondo il vetro nero di questo enorme cazzo dentro e te lo tengo dentro spingendoti addosso il mio bacino. infilo una mano e cerco il tuo clitoride gonfio, grosso e caldo e ti masturbo, senza gentilezza, senza decenza, te lo schiaccio sotto le dita e te lo sfrego veloce con la mano, fino a farti gemere, fino a farti bagnare, fino a farti godere e raccogliere il tuo sapore nell’incavo della mia mano, mentre alessio – oh, alessio è a un buon punto – ti stringe i capelli e ti tira ancora di più a sè. abbassa il viso ed è questo il momento, quello in cui affonda il suo bacino ancora di più su di te, sollevando le anche come se fosse una mareggiata che ti esplode in faccia, posso immaginare la punta della sua cappella nella tua gola, mentre abbassa ancora di più il viso e ruggisce, quel sommesso suono gutturale che il suo demone interno produce quando arriva dritto all’apice del piacere… ti riempie la bocca in un istante e quando ha finito anche l’ultimo colpo ti lascia svicolare, devi respirare, apri la bocca per prendere aria, io ti levo le mani da dove le ho dimenticate e te le metto sulla gola, le dita umide piene del tuo sapore, ti costringo il viso verso il mio e ti bacio, lentamente, dolcemente, senza fretta e senza pressione, infilo la bocca per sentire il sapore che hai quando la tua saliva è piena dello sperma del mio amore.

Standard
poliamore, poligamia, polyamore, sesso

l’amore non si divide. l’amore si moltiplica. (esco con un po’ di donne stasera)

– mi sto “sentendo” con un po’ di donne in questo periodo. in effetti un po’ tante. devono essere sei o sette. oltre te.
– una per giorno della settimana, praticamente.
– sì. ti dà fastidio?
– no. perchè dovrebbe?
– non lo so. forse hai un limite massimo di sopportazione. forse c’è un limite oltre il quale è esagerare, magari ti dà fastidio e mi dici che era meglio averne solo una o due o tre.
– il numero non è importante. basta che non tolgano qualcosa a me. per il resto, puoi fare tutto quello che vuoi. e in ogni caso. mi piace sentirtene parlare. mi piace quando mi racconti. mi piace la luce nei tuoi occhi, il desiderio, l’espressione da cacciatore che hai quando ne parli. l’amore che traspare dal tuo sguardo, dalle parole che scegli, dal tono di voce che usi. è bello. e tu sei bellissimo. e ogni volta che ne aggiungi una è come se il tuo cuore diventasse di un pezzo più grande. e tu una persona sempre più meravigliosa.

 

Standard
letto a tre piazze
poliamore, poligamia, polyamore

non avete ancora smesso di…. (o della totale incapacità di arrendevolezza nei monogami)

– che ti ridi?
– no, niente… Carlotta mi ha appena scritto. dice che la sella della nuova moto di A. è scomodissima.
– Carlotta? ah. quindi continuate a…
– a cosa? a sentirci?
– no… non avete ancora smesso di…
– di cosa?
– insomma, non ti dà fastidio sapere che ora lei è là e lui se la scopa?
– …. no.
– ah ecco. io non riuscirei mai.
– io non sono gelosa.
– sì ma come fai?
– io non sono gelosa.
– quindi siete ancora…?
– una coppia aperta? sì. certo. perchè non dovremmo.
– ah. beh. ecco. pensavo… che visto che ormai è un po’ di tempo che vi frequentate…
– ….
– ..pensavo che prima o poi smetteste.
– i patti non sono quelli.
– ah ecco.
– e poi non potremmo mai. lui non ce la farebbe. e neanche io.
– sì, vabbè ma non potete mica andare avanti così. non ti dà fastidio che lui ti dica quando esce con lei?
– no. anzi. mi darebbe fastidio il contrario, caso mai. se non me lo dicesse. perchè dovremmo mentirci?
-….
– è il rapporto più sincero che io abbia mai avuto, in tutta la mia vita.
– andiamo bene.

perchè divento così intollerante quando parlo con i monogami? mi incendio. in un attimo. mi infurio. mi chiudo a riccio. e poi smetto di spiegare. mi feriscono. la loro capacità infinita di giudicarti. di pre-meditarti. di sapere già che cosa è giusto e che cosa è sbagliato e come si deve portare avanti un rapporto di coppia. anche quando ci provano, anche quando ti chiedono… la loro opinione trasuda da ogni espressione, da ogni inflessione della voce, da ogni parola che scelgono.
oggi ero in auto e parlavo con mio fratello. sotto sotto, credo sia un poligamo anche lui. ma è troppo invischiato nella grande e melmosa rete delle Convenzioni Sociali per venirne davvero fuori. luoghi comuni e preconcetti che spuntano fuori, uno dopo l’altro, uno sopra l’altro.
ho dovuto cambiare argomento. non sono capace di discuterne in maniera razionale. la rabbia mi divora quando ci provo. sono mai andata in giro a sputare sulle coppie monogame? gli ho risposto con disprezzo e crudeltà che, comunque, sempre meglio la filosofia del don’t-ask-don’t-tell come strategia, piuttosto che la farsa del “amerò (e scoperò) solo te per sempre” e poi l’80% delle coppie (per stare bassi…) fa comunque quello che facciamo noi, solo nel PEGGIORE dei modi….? no. sono stata zitta. e ho incassato. non mi piace giudicare.
e sarebbe tanto bello se anche loro LA SMETTESSERO.

Standard