poliamore, poligamia, polyamore

nella suite ci dormo io (o: delle cose che sono in continua evoluzione)

“la suite consiste in una serie di privilegi, precedenze e diritti che possiede una persona che frequento rispetto alle altre, ottenuta grazie al ruolo più rilevante o consistente che riveste questa persona nella mia vita sentimentale, rispetto a tutti gli altri/e.”

“suite” è un termine che ho coniato nella mia prima vera esperienza poliamorosa. coniato io o Lui, l’intestatario della suite, non ricordo con precisione, ma non importa molto. in una delle pareti c’è e rimarrà sempre la targa “in memoria di”.
perchè l’abbiamo coniata? non lo so. forse perchè avevamo paura. forse perchè avevamo bisogno di sicurezza, forse perchè era REALMENTE così. forse sì…. quella cazzo di suite esisteva. “il cuore ha più stanze di un bordello, ma io ho la suite” questo era ciò che ci ripetavamo. delirante o sensato che questo vi appaia, non importa. per un po’ ha funzionato. ed era anche un discreto equilibrio, sensatamente stabile e piacevolmente efficiente. forse, traeva ispirazione dall’unica coppia poligama che avevamo sotto gli occhi allora e che vive esattametne così: un rapporto primario attorno a cui orbitano manciate di altre “scappatelle” (passatemi il termine, demoniacamente impreciso ma assolutamente efficace). forse. o forse è quello che eravamo assieme o che avevamo bisogno di essere assieme. una coppia. contro tutto e tutti.

parlo al passato. me ne sono accorta. oggi, nella suite ci dormo io. e “io” è l’unica persona a cui dedico quelle speciali attenzioni e diritti e privilegi. come: mettere sempre al primo posto la sua felicità, chiedere sempre il suo parere prima di fare qualsiasi scelta che potrebbe coinvolgerla. darle sempre la precedenza, su tutto e du tutti. costruire progetti solidi e conclamati per il futuro solo con questa persona. concederle il diritto di veto o di esclusiva.
ebbene, ad oggi, questa persona sono IO. e inizio forse anche un po’ a pensare che questa della suite sia stata solo uno stadio, una tappa nella evoluzione, una situazione non stabile e incline al mutamento e che in realtà tutte le storie che la attraversano siano poi inclini al cambiamento. già. lo stadio “suite”. in cui ti illudi di avere il controllo della situazione e di non essere in pericolo, mai. si può dire che questo stadio sia un po’ una via di mezzo tra la monogamia e la poligamia. è una poligamia molto controllata. una monogamia un po’ aperta. come quelle coppie in cui lui va a puttane tutti i mercoledì sera dopo il calcetto e lei chiude un occhio, anzi forse anche un po’ le piace l’idea e a nessuno dei due verrebbe mai in mente di cambiare nulla.

ebbene. ad oggi a me piace l’idea di essere libera. padrona di me stessa. in grado di muovermi nella direzione in cui desidero farlo. sembrerà assurdo a molti, ma all’improvviso è come se il concetto di coppia aperta mi stesse stretto. perchè parlare di COPPIA, se in realtà il termine definisce una relazione che intercorre tra molti? era una cosa che ha fatto impazzire un mio ex, per tutto il tempo in cui ha provato a capire me ed il mio modo di vedere le cose: se tu scopi con tutti, cosa differenzia me da tutti gli altri? ebbene. spesso le differenze si vedono, si sentono e si toccano con mano. questo è innegabile: la coppia C’E’ e poi ci sono tutti gli altri. ma forse a volte queste coppie nel tempo si trasformano. mutano. cambiano direzione. spesso in maniera imprevedibile. e non puoi davvero essere SICURO come volevi essere quando hai definito il tuo concetto di “coppia” e quello di “libertà”.

e allora forse il segreto è semplicemente godersi tutto ciò che succede, senza per forza aggrapparsi al concetto di PER SEMPRE. le cose cambiano. tutto scorre. panta rei, mi dicevano al liceo. e mai come in questo momento comprendo a pieno il significato di queste 8 lettere. pretendere di stare fermi immobili, ancorati alle proprie posizioni, quando tutto attorno a noi è corrente e acqua che spinge è non solo faticoso ma anche dannatamente assurdo ed inusuale. senza contare che quel che non si sposta prima o poi si piega. se non anche si spezza. quanto meno SI CONSUMA.

forse era nel corso naturale delle cose, quindi, questo cambiamento. questa evoluzione. o forse sto solo spostando la mia suite in un altro albergo ed ho cambiato locatore. in fondo, non lo posso davvero sapere. non adesso. non in anticipo, no, purtroppo e per fortuna non si può.

auguratemi buona fortuna.

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poliamore, poligamia

il peggiore omofobo è sempre un gay.


si parla di coming out. o outing, non ricordo mai qual’è il termine per l’atto violento e quale quello “politically correct”.
comunque. si parla di outing e leggo risposte di monogami “convinti” a persone che si descrivono poligame.
e una domanda istantantea mi si para davanti: perchè si incendiano tanto? perchè è sempre così VIOLENTA la reazione che ha un monogamo di fronte ad un poligamo? forse perchè sono coperti da strati di PAGLIA, non solo pieni di code? io credo di sì. credo che le reazioni più incendiarie si ottengano da persone che si sentono minacciate o spaventate da questa poligamia e che lo siano proprio perchè SANNO GIA’ COSA QUESTO SIGNIFICA, perchè comprendono BENE come si possa essere attratti da più di una persona contemporaneamente e quindi intuiscono SUBITO che delirio sarebbe. motivo numero uno. motivo numero due, nel loro cervello vedo passare i filmini velocizzati di tutte le volte che si sono tarpati le ali e autocensurati nei loro desideri per qualcuno di “proibito” e sento il loro cervello che urla “NON E’ GIUSTO. NON E’ VERO. IO NON L’HO MAI FATTO PERCHE’ MI HANNO DETTO CHE NON SI POTEVA QUINDI NON SI PUO’!!!”.

eggià. per quale altra ragione, altrimenti? per quale altro motivo dovrebbero accettare che esistano religioni diverse, lingue diverse, usanze diverse, ma non modi di amare diversi, se non per il motivo che questo gli rode da morire o li spaventa a morte?

io CREDO fermamente a quei biologi/etologi/sessuologi che dicono che la monogamia è una caratteristica molto rara negli esseri viventi, che in natura praticamente non esiste quasi (le specie monogame si contano sulla punta delle dita) e che nell’uomo esiste solo da quando l’uomo stesso se l’è imposta (l’uomo non è un animale monogamo. per natura. sapevatelo). per questo non mi stupisco affatto che la maggior parte delle persone con cui cerco di parlare di poligamia reagisca in maniera tanto assurdamente vivace: la maggior parte di loro lo fa per difendersi da qualcosa che sente anche dentro di sè e che non ha mai voluto ascoltare. se fosse qualcosa appartenente agli altri (come la lingua, la religione, le usanze…) e che non li tange minimamente, non avrebbero tanta necessità di difendere strenuamente il loro pensiero e di attaccarci tanto. se fossero in pace con loro stessi e con le loro storie d’amore, non avrebbero tanto risentimento e tanta morale da vomitarci addosso. se fossero veramente SODDISFATTI della loro vita amorosa e sessuale, non ci urlerebbero contro.
invece. invece lo fanno. e io credo che esistano due categorie di motivazioni per cui lo fanno. la prima, si può riassumere con il vecchio adagio “il più convinto omofobo è matematicamente gay”, categoria in cui rientrano tutti gli aspiranti poligami/insoddisfatti monogami che per anni e anni si sono massacrati e adattati a uno stile di vita che comunque li ha resi insoddisfatti e infelici, anche se non sono certo disposti ad AMMETTERLO.
la seconda categoria è quella dei monogami terrorizzati. quelli per cui con la poligamia “si aprono le gabbie” e chiunque potrebbe all’improvviso portar loro via l’amore della loro vita. parlo dei gelosi, dei possessivi, degli stalker e dei maniaci del controllo e della persecuzione… di quelle persone che schedano ogni rappresentante del sesso opposto che si avvicina alla loro metà, che controllano la rubrica del telefono, la bacheca di facebook, la cronologia sul browser internet perchè non si sentono all’altezza di reggere la concorrenza. e questa è DAVVERO una cosa che non comprendo. difetto mio. non ho mai compreso la competitività, così come la tifoseria sfegatata e la concorrenza sfrenata. se qualcuno è più bravo di me, è giusto che lo sia e venga riconosciuto. se una bionda ha le tette più grosse delle mie, non ha senso che io mi arrabbi se il mio ragazzo me lo fa notare, se una donna fa pompini migliori dei miei tutt’al più mi farò insegnare. di certo non entro in competizione e non vengo terrorizzata dalla concorrenza. a tutti i miei ex (molto pochi, in verità) che mi hanno confessato attrazione per un’altra donna mentre stavano con me, ho sempre detto “vai”. a tutti quelli che mi hanno dichiarato cose del tipo “sei la donna della mia vita” ho sempre detto “e come fai ad essere sicuro, magari non l’hai ancora incontrata DAVVERO”. e per questo ho sempre detto “vai”. vai e cerca. ed è quello che faccio io, ogni giorno, vado e cerco. perchè niente è stabile e nulla è per forza per sempre. e se la concorrenza me lo porterà via, significa che quella persona, quell’amore, quel lavoro, non sono mai stati MIEI davvero. ma erano dell’altro. quindi, davvero, non comprendo la concorrenza ma posso comprendere il TERRORE DELLA CONCORRENZA. posso capire che uomini e donne a cui da sempre viene insegnato che “si ama una persona sola alla volta ed esiste un solo Vero Amore nella vita” abbiano disperatamente CERCATO questo amore e chi non l’ha trovato si sia disperatamente ADATTATO a quello che ha trovato, facendoselo andare bene, scegliendo il meno peggio oppure decidendo (discorso REALE fattomi da un mio carissimo amico vanilla) che “ormai ho una certa età e le donne attorno a me hanno una certa età e da questa età in avanti, tutte quelle che troverei ancora single sarebbero gli scarti degli altri. quindi mi tengo quella che ho”. BRRRRRRRRRRRRR. credetemi, capisco BENISSIMO. capisco che ve li siate fatti andare bene, che abbiate lottato con le unghie e con i denti per conquistarveli e per convincerli che non desideravano altro che voi. magari avete anche imbrogliato, mentito, fatto carte false, cambiato cose di voi stessi che ora rimpiangete, nascosto altre, magari ne sopportate di alcune che vi torturano ed altre che sospettiate vi manderanno al manicomio prima di andare in pensione. CAPISCO. e capisco anche che la poligamia per voi debba essere davvero qualcosa di TERRIBILMENTE DESTABILIZZANTE. qualcosa che potrebbe in un secondo VANIFICARE TUTTI I VOSTRI SFORZI E CANCELLARE TUTTI I VOSTRI SACRIFICI. capisco. davvero.

ma la dovete PIANTARE di accoltellarci e lapidarci e metterci in croce perchè abbiamo avuto i coglioni che VOI non avete avuto.

grazie.

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poliamore, poligamia, sesso, V.M.18

tre di tre (e scusate l’assenteismo!!!)

…lo so. il titolo pare un libro di de carlo….. concedetemelo. è natale e non sono lucida. ghghghhggh.

tre di tre. sì. perchè a volte mi sembra di essere stata costruita così: con tre scompartimenti nel cervello. uno per me. e due in più, che si riempiono, a rotazione.

quando ho cominciato? tardi. molto tardi. in realtà, ancora fino a qualche mese fa ero alla ricerca della mia unica anima gemella, quella capace di contenere e sanare in un unico corpo-mente tutte le mie necessità. elisa dice che sono una donna impegnativa e che loro non capiscono, che dò sempre troppo e non ricevo abbastanza e che è per questo che sono scontenta, sempre.
in effetti, nella mia carriera di cercatrice-di-anima-gemella ho sempre dovuto SCEGLIERE. ACCONTENTARMI. RINUNCIARE. parole che detesto nel profondo dell’animo, detto tra noi. eppure. non c’era altra soluzione. quando ciò che hai per le mani non è mai abbastanza, dicono che dovresti imparare ad accontentarti. scegliere. rinunciare. mio fratello dice che si chiamano COMPROMESSI. io ho riso. e ad oggi, rido ancora. profondamente. non posso fare nulla di tutto questo. non posso RINUNCIARE. non posso SCEGLIERE. non posso ACCONTENTARMI. non posso accettare COMPROMESSI. non è questione di volontà, non POSSO proprio. sono fatta così. non posso cambiare.
se mi giro all’indietro e guardo la mia storia sentimentale, è un continuo altalenare tra due categorie principali: l’uomo palestrato e l’uomo letterato. continuamente. a ondate. è un mio classico. mi affascina l’uomo acculturato, l’artista, quello che conosce più film di me, che legge al mese più libri di quanti ne potrei io in una settimana, che ascolta musica d’elite e va al cinema d’essay e magari è anche un musicista di un genere che nessuno è in grado di interpretare. in genere l’uomo di questo tipo è molto introspettivo, paranoico, tranquillo, casalingo, non ti scopa mai, fa solo l’amore possibilmente nel letto e meno che meno fa sport. MANCIATE di uomini così nella mia vita. manciate, che si alternano, inevitabilmente, all’altro tipo: sportivo, iperattivo, possibilmente molto infisicato, a cui piace stare in compagnia, fare vacanze sportive, scopare in ogni dove, sul cui bicipite posso dormire io, il gatto e la mia migliore amica e il cui culo possibilmente parli. manciate anche di questi, ovviamente. alternati agli ALTRI. a ondate. mesi con palestrati. mesi con artisti. con palestrati. e poi artisti. poi palestrati…. insomma. avete capito.
in entrambi i casi, comunque, sempre le stesse tre sensazioni: SCEGLIERE, ACCONTENTARMI, RINUNCIARE.
mio fratello ad un certo punto della mia infinita carriera da single imperitura, mi fece la domanda fatidica: ma perchè non ti fermi mai con nessuno? e la risposta è semplice: perchè non esiste nessuno che abbia davvero tutto. sembrerò pretenziosa, superba ed ingordamente crudele. ma è così. l’uomo della mia vita non esiste. l’uomo IDEALE E PERFETTO non c’è, non esiste, fu la mia risposta. e qui, tutti in quanti in coro, potreste dirmi “bella forza. guarda che per tutti è così. per nessuno esiste davvero”.
eppure. eppure. c’è gente che si ferma. che trova un equilibrio. più o meno stabile, più o meno pulito. non è vero? quanti di voi l’0hanno trovato, questo equilibrio, e ora siedono davanti al pc nella loro casa in affitto condivisa con la loro dolce metà, che tutto si aspetterebbe meno che foste qui a meditare su un post che parla di poligamia?
bene. c’è chi è in grado di accontentarsi, innanzitutto e di passare sopra alle mancanze ed ai difetti e alle rinunce pur di non rimanere soli. e sono molti, a mio parere. poi c’è chi sembra avere davvero trovato tutto e non hanno bisogno di altro: il loro rapporto è già la perfezione. rari, devo dire. ma esistono. e infine c’è chi compensa (praticamente tutti gli altri, mi verrebbe da dire): compensano, con qualcos’altro, le frustrazioni. si danno alla casa, al giardinaggio, alla palestra, all’alcol, al laoro, alle amanti….
ecco. io non sono davvero in grado di rientrare in nessuna di queste categorie. rientro in una quarta. quella che di uno non ne ha abbastanza. e scusate l’ego.

ora che apro gli occhi, mi accorgo che è semrpe stato così, in effetti. non ricordo UNA sola relazione in cui io sia stata continuamente fedele e soddisfatta di UN unico uomo. ne ricordo molte, piuttosto, in cui univo e alternavo più persone. tendenzialmente sempre due. l’artista ed il papà. l’artista e il palestrato. il palestrato e il palestrato. beh una volta anche l’artista e l’artista. ma, credetemi, è stato un vero incubo. ahahhaha. un eterno ping pong, comunque, avanti e indietro tra i due opposti. dove mancava uno, l’altro c’era. beh. a loro insaputa, è ovvio.

poi è successo. ancora non ricordo bene come. sono ruzzolata giù dalla china (…qualcuno mi ha spinto <3) e ho scoperto un mondo. un INTERO, FOTTUTISSIMO MONDO. un mondo di persone altamente sincere (quanto meno con loro stesse). che non accettano mezze bugie e nemmeno mezze verità. che lottano per avere ciò che vogliono, qualsiasi cosa sia. e lo ottengono. tutto è iniziato da lì. dallo scoprire che esiste una parte di mondo in cui i confini della coppia non sono così rigidi. in cui puoi giostrarti in un labirinto di relazioni più o meno importanti, senza che nessuno ne venga ferito e senza che nessuno non sappia qualcosa di sè e degli altri. e all’inizio è stato un po’ confuso. ma emozionante. e principalmente, è stato sempre a due. due amanti fissi, diversi, magari a chilometri di distanza. era così quando ero qui. era così quando ero là. là l’artista e qui il papà. qui l’artista e là il palestrato. là il palestrato e qui il palestrato. qui l’artista e là l’artista. e qualsiasi altra comibinazione io abbia dimenticato. DUE. sempre. senza accorgermene. a turni, su accordi, con segreti, in qualsiasi modalità. però. DUE.
poi è successo. è successo che mi si è parata davanti agli occhi, per la prima volta, la verità. anche se subito dopo però l’ho dimenticata… ma quel che non ho mai dimenticato è la sensazione di felicità che mi ha pervaso. eccitazione. ed emozione intensa, tanto intensa e completa quanto lo potrebbe essere una fucilata in pieno stomaco.
è successo che ci siamo trovati in TRE. io, lui e l’altro. a guardarci negli occhi. seduti a tavola. ad una cena. io ero arrivata con uno, ma stavo con l’altro. nel pomeriggio mi ero appena scopata uno, a cena mi aspettava l’altro. si sono guardati in faccia e si sono sorrisi. hanno parlato, scherzato, bevuto. ironizzato. io ero in mezzo. appartenevo a tutti e due. e l’immenso potere che questa sensazione mi dava e mi toglieva al contempo mi ha incanalato addosso la certezza di avere trovato, in quel momento, esattamente ciò che volevo. tre di tre. niente altro.

poi? poi ho dimenticato. rimosso. il gioco si è rotto… se è difficile tenere in piedi una relazione a due, potete immaginare una a tre. considerando il fatto che ovviamente non eravamo proprio SOLO in tre. lo siamo stati per poche ore, però, seduti ad un tavolo. poche ore di felicità, immensa.

poi? poi è successo. di nuovo. ma nel frattempo ero passata alle donne. eh. le donne. sempre state il mio tallone d’achille. a volte mi accorgo che mi devo controllare per evitare di farmi beccare con la bocca spalancata e l’acquolina che cola mentre ne passa una delle migliori….ehm….
quindi, dicevo, nel frattempo ero passata alle donne. fermo restando l’uomo di turno (che in realtà è ANCORA in turno e credo ci rimarrà davvero a lungo perchè temo che sia l’unico che mi SOPPORTI davvero… <3). sono entrate donne. un po ‘a caso all’inizio. ma per me è semrpe stato qualcosa di abbagliante. terribilmente affascinante. eccitante e conturbante. guardarlo mentre corteggia un’altra donna. cederle il posto e restarli a spiare. aspettare il momento magico in cui finalmente si dimenticano di me e si sfiorano, si guardano, si baciano, si toccano. si scopano anche. oh, quella è decisamente stata la mia esperienza migliore, fino ad ora.
quindi, dicevo, sempre TRE. un equilibrio completo. il triangolo è la figura piana più stabile ed è l’unico poligono indeformabile, dicono. tutti i suoi vertici sono consecutivi agli altri ed idem si può dire per tutti i suoi lati. vale a dire, tutti sono sempre collegati con tutti e non esiste combinazione di diagonali che lasci solo qualcuno. più o meno vicini, più o meno lontani. ma sempre tutti INSIEME.
ebbene. ecco perchè il titolo. TRE DI TRE. pare che stia riaccadendo. i miei desideri e le mie attenzioni e le mie cure ed il mio cuore sono divisi in tre. io, lui e un altro. è così che va. e ora che ci penso, è così che è sempre andata. perchè? forse perchè uno non mi basta. forse perchè aveva ragione elisa, perchè sono una donna troppo esigente. forse perchè non so scegliere. forse perchè così si compensano. forse perchè mi piace sentirmi all’interno di qualcosa di FORTE. di INDEFORMABILE. di INDISTRUTTIBILE. non lo so. TRE si dice che sia il numero perfetto. sciocchezze, ma approfitterò di quetso detto. forse TRE è il numero perfetto per ME. quando succede, quando questa figura mi racchiude, mi sento finalmente BENE. mi sento al mio POSTO. a mio AGIO. come non mi sono sentita MAI in tutta la vita.

TRE DI TRE. linguaggio matematico per descrivere una situazione di saturazione. di pienezza. stabilità.

cosa succederebbe se si aggiungesse un quarto vertice? o forse un quinto? non lo so. i poligoni sono infiniti e infiniti sono i modi di amare. al momento, credo che qualsiasi punto in più indebolirebbe la struttura. e forse non avrei le forze per connettermi a qualcosa di nuovo. non adesso. non ora.

piccola nota, per i non avessi alla situazione: ovviamente, nulla vieta che i miei vertici siano anche vertici di altri triangoli. o coppie. o quadrati. la gelosia non me l’hanno fornita. la possessione non mi interessa. l’esclusività e le limitazioni non fanno parte della mia natura, in nessun modo, nè addosso a me nè imposte ad altri. non ho bisogno di limiti. solo di REGOLE consensuali di comportamento. e di tempo. per IMPARARE. perchè ogni giorno imparo cose nuove. dalle mie emozioni, da ciò che il mio stomaco dice. da ogni fucilata. ed ogni emozione che mi attraversa lo stomaco in questa maniera è ciò che io identifico con il termine VITA.

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tre (vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato)

si dice che tre sia il numero perfetto.

per me è stato un numero NORMALE. un equilibrio ben compensato. un incastro di piaceri. tre. quando non ci sono io c’è lei e quando non c’è lei ci sei tu. se non ci sei tu, io con lei. tre. come i tre punti che delimitano un triangolo. e racchiudono una parte di piano esclusiva, senza incertezze o dubbi, senza margine di errore.

le strutture triangolari sono le più solide e le più difficili da distruggere, dice la geometria. e sarà forse perchè ogni punto è collegato con tutti e ciascuno degli altri. nessuno può venire estirpato senza che crollino anche gli altri due. il che vuol dire, che il triangolo semplicemente c’è o non c’è. non esiste un triangolo divelto.
e così è stato, in effetti. per tutta la serata. e per tutta la notte. come se un fluido scorresse senza soluzione di continuità tra lui, lei e me. al pub, come in auto, come in casa, come a letto. tre. come una famiglia. nessuno mai è stato abbandonato o dimenticato.

ed oggi cammino in maniera anormale. guardo le altre donne, al supermercato, mentre compro la colazione per me te e lei e mi chiedo se abbiano mai davvero vissuto. cerco di calcolare, dalla soddisfazione sulla loro espressione, quando sia stata l’ultima volta che hanno goduto e quale l’ultima che abbiano davvero scopato. mi sembra di camminare in aria, appoggiando i piedi su di uno strato instabile di palloncini. negli occhi, i profili dei vostri due volti che si guardano. le bocche che si baciano. gli occhi che si parlano.credo di non avere mai assistito a spettacolo più bello del tuo corpo che occupa gli spazi del suo. mischiandosi. compenetrandosi. confondendosi.
tre. sì. è stato così, abbiamo deciso così, è scivolato così. come su un meccanismo ben oliato e abituato a seguire il ritmo costante di un motore già testato. come se succedesse da sempre, come se fosse normale. venire spogliata da lui mentre tengo gli occhi appoggiati su di te. baciarti mentre sento la sua lingua che esplora i miei punti più sensibili. guardarti, mentre lui scivola dentro di te e tu rimani aggrappata, annaspante, ai miei capezzoli turgidi ed io osservo la sua pelle entrare ed uscire da te. ascoltare i tuoi gemiti crescere, mentre lui ti regala ciò che in genere regala a me. siete così belli da togliere il fiato.

chiudo gli occhi e poi li riapro. ed insieme, non mi sembra vero eppure lo è. non mi stupisce ma mi consola. tutto ciò che chiedevo ora è qui. tutto ciò che desideravo in questa stanza. i desideri di anni sepolti sotto i nostri corpi avvinghiati. osservare da fuori. guardarti amare. affondare i pensieri in un piacere totale. riempirsi gli occhi di un corpo femminile. appoggiare lo sguardo sul tuo modo di fare l’amore. vederti felice e sorridente e radiante emozione. non possedere, solo amare. ed il tuo ghigno, con gli occhi fermi nei miei, mentre ti spingi fuori e dentro da lei ed io la ascolto ansimare. la bellezza di due corpi in unione. la perfezione, che risiede nel Trio. ho avuto le lacrime agli occhi, quasi tutto il tempo, anche se non ve l’ho fatto vedere.
tre.più ci penso e più mi dico che è solo un numero naturale. da definizione, di quelli che si usano naturalmente per contare. uno. solo io. due. sei arrivato tu. TRE. abbiamo aggiunto lei. naturale. come se lo fosse da sempre. come se lo fosse sempre stato. e poi, io e te. come se ci aspettassimo da sempre. come se dovessimo restare insieme. per tutto il resto dei millenni. per tutto il resto del piacere.

insieme. non c’è nessun altro modo per farlo.

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amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso

A di Amore (o di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”)

forse ha ragione elisa. quando mi dice che io sono come un uomo, perchè so scopare senza metterci sentimento.

perchè in effetti è così. scopate distaccate e calcolate. voglio dire… non che io USI le persone. non che mi alzi e me ne vada dalle loro case subito e solo dopo aver raggiunto un buon numero diorgasmi…. ma… a volte è semplicemente SESSO. calcolato. concordato. prestabilito. con limiti e confini molto netti e molto chiari.  senza nulla agguingere. ma nemmeno senza nulla togliere. e no, non ci sarà coinvolgimento sentimentale. e no, non ti manderò il messaggio della buona notte per farti sapere “quanto sono stata bene stanotte” e no, non mi aspetterò che tu il giorno dopo mi mandi il messaggio del buon giorno e che mi chiami entro massimo una settimana per rivederci.

nulla di tutto questo. credo.

a volte scopo per il gusto di farlo. perchè sono una donna altamente sessuata. perchè, in questo, sono come un uomo e ho costantemente bisogno di soddisfarmi. 

 certo, a volte la sensazione è dannatamente fredda. vuota. isolata. come se riguardasse solo una parte di me, solo quei centimetri che sono direttamente coinvolti nell’atto. e niente altro.

certe volte, invece….. beh…. credo che il termine giusto sia FRIENDS WITH BENEFITS. quelle persone a cui vuoi bene, con cui fai ANCHE sesso. i tuoi AMICI. in fondo, anche prima di capirlo veramente, ero già stata a letto con praticamente tutti i miei amici. o più precisamente: quasi tutti quelli che io definivo amici erano senz’altro stati a letto con me. chiamatemi come volete.

certe volte, invece…. beh…. certe volte non è così. certe volte quello che era cominciato solo come una conversazione sul sesso e che era continuato grazie ad una evidente attrazione sessuale tra le foto del mio profilo e quelle del suo e che era finito con una subitanea notte di sesso spaccacuore al primo appuntamento, beh… certe volte, non è stato così. certe volte, più in fretta di quello che si crederebbe possibile razionalmente parlando, certe volte quella cosa che sembra solo puro e interessante sesso diventa amore. sì, amore. perchè tutto l’amore passa per il sesso. amore, sì sto parlando proprio di quello: Amore. quello con la A maiuscola. quello con la A di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”. sì insomma. quello.

 

 

love you deeply. all the time. 

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poliamore, poligamia, polyamore, racconti erotici, sesso, V.M.18

io te e lei. (V.M. 18)

e lei ha una pelle candida e morbida, pallida come la luna. proprio come me l’avevi descritta. le sfioro la linea del collo, leggo la forma delle sue vertebre sotto i miei polpastrelli. rabbrividisce e per un attimo si ferma, si volta, mi sorride.

cerco di non farmi distrarre. tuffo il basilico in una ciotola di acqua, cerco di rimanere concentrata. cosa dovevo fare, a questo punto? l’ordine delle cose si confonde. nella mia testa solo tu e i tuoi capelli colore del fuoco. non credo di farcela ad arrivare a fine cena. non so se riuscirò a fingere ancora così a lungo.il desiderio, imperante, che mi permea e stupra il cervello in questo istante è violento e sa di te. immobilizzarti la mano con cui impugni il coltello, schiacciarla sul tavolo in modo che tu non la possa spostare. schiacciarti il mio peso addosso fino a farti gemere per il dolore che ti incide le carni, morbide, tra il marmo e le tue bellissime ossa del bacino. annusarti e ascoltare qual’è l’odore che fai, quando sei eccitata e in attesa…. credevo di averlo solo pensato. ed invece l’ho fatto. davvero. ho una mano libera ancora, se non avete perso il conto ed è quella che uso per raccoglierti la gonna e infilarmici sotto, la mia mano contro il profilo del tuo culo, la tua pelle così dolce. penso e faccio, senza nemmeno più sapere, mi risveglio in ginocchio con la mia faccia che scivola e si insinua nello spazio chiudo tra le tue natiche e le tue cosce, fino a non vedere più niente tranne qual’è la forma del tuo corpo visto da in mezzo alle tue gambe. inspiro e mi riempo i polmoni. il tuo profumo ubriaca. la mia lingua ti indaga. adoro leccartela appoggiandomi sul tessuto morbido delle tue mutandine. sentire e non sentire. godere e non godere. no, non ho fretta, alessio non tornerà prima di un’ora. voglio godermela. abbiamo tutto il tempo.

le tue labbra sono morbide, sensuali, così bollenti ed umide. le esploro, attraverso il tessuto, studio le tue reazioni, cerco di individuare i punti più dolci, quelli più sensibili, quelli – proprio quelli – che ti fanno trattenere il fiato ora. insisto. e mi distraggo. sono stata ingenua e ho abbassato la guardiae ho perso il controllo di te. così ti giri e subisco, passiva, ciò che desideri. sollevi leggermente una gamba – è un trucco che conosco – e mi spingi il viso ancora più a fondo in mezzo alle tue gambe. sorrido, mentre allungo la lingua lì dove dovrebbe nascondersi l’entrata, oltre il pizzo delicato delle tue mutandine e mentre sento il clitoride gonfio, caldo, che mi batte sulla faccia. penso (ancora penso? oh mio dio) che è strano trovarmi a succhiarti tra le gambe senza averti mai nemmeno baciato sulla bocca – sulle labbra, quelle vere. mi alzo in piedi e ti schiaccio, di nuovo, tra me ed il marmo. non voglio che tu vada da nessuna parte, ora. voglio che resti qui. a farti guardare. il grigio dei tuoi occhi a volte mi spaventa. sei così bella che ho paura di sciuparti. mi chiedo se pensi lo stesso di me. e tu, mi senti, senti il cambio di registro dei miei pensieri. e per tenerli zitti, mi prendi il volto tra le mani e mi baci. di quei baci morbidi che solo le donne sanno dare. senza fretta, senza violenza, senza fervore: solo il piacere dell’esplorarmi lentamente, un millimetro dopo l’altro, rispondere ai miei movimenti, lasciarmi adattare ai tuoi. appoggio le mani sui tuoi seni. sei ancora vestita, troppo vestita. li stringo, con delicatezza – ho paura di farti male. mugoli di piacere, il tuo bacino si spinge contro il mio ricordandomi dov’è il luogo più caldo del desiderio – mio e tuo insieme – e quando stacchi una mano e la allunghi oltre me, all’inizio non capisco. poi lo sento. lo vedo. entra nel mio campo visivo ma sta guardando te, ipnotizzato. i tuoi occhi devono essere stregati. senza chiedermi nulla e senza togliere un solo grammo di pressione e desiderio dal tuo corpo spinto verso il mio, lo baci. non l’ho mai visto baciare un’altra donna e rimango senza fiato. gli occhi chiusi di entrambi vi proiettano in uno spazio fatto di sole e pure sensazioni. luoghi del desiderio, da cui per una sola frazione di secondo temo di rimanere esclusa. ma poi lo sento. conosco ogni sfumatura ed ogni curva del suo cazzo in erezione, eppure quando me lo appoggia nella scanalatura tra le natiche, attraveso strati di vestiti, è come se fosse la prima volta. mi bagno come una bambina e lui lo sa, lo sente dall’odore che io e te facciamo insieme. insinua una mano nello spazio inesistente tra i nostri due corpi, spinge per aprirsi un varco, fino a infilarsi non so proprio come oltre i jeans, dentro alle mie mutande e intingere la punta delle dita nei miei liquidi caldi. quando toglie la mano, smette di baciarti. ti guarda, ti tiene bene fissi gli occhi addosso. il suo corpo schiacciato sul mio, il mio sopra il tuo e dietro solo un bancone di marmo. e poi finalmente, il mio premio, il mio meritato premio è un suo bacio con gli occhi fissi nei miei, mentre le sue dita bagnate scivolano nella tua bocca. sussulti. non ti aspettavi il mio sapore. e non so come, riesci a svincolarti e lui approfitta dello spazio che si è creato per stringersi a me. ho bisogno di questo. i suoi occhi, la sua bocca, la sua attenzione. completa. il silenzio nei nostri sguardi. non c’è bisogno di parlare. sorrido.e lui sussulta. chiude gli occhi e solleva il mento, ascolta, di nuovo perso in quel mondo di solo piacere. strano vedergli questa sensazione e sapere di non esserlo io ad averlo preso in bocca. abbasso gli occhi e sei tu. lo spettacolo più bello che io abbia mai visto. il tuo viso che scivola avanti e indietro, la sua mano che ti tiene a bada i capelli, le tue labbra che disegnano la “o” perfetta del contorno del suo cazzo. continui a succhiarglielo come se nulla fosse, alzi lo sguardo su di lui, prima, e su di me, poi. lì rimani. siete bellissimi ed io non vorrei mai distogliere lo sguardo. ma me ne devo andare.

andare per poi tornare. la situazione non è cambiata, se non di poco. giusto la posizione – che, devo dire tra l’altro, non avevamo mai provato. l’hai disteso sul tavolo completamente – marmo gelido contro la sua pelle bellissima – e con devozione glielo stai ancora tenendo in bocca e succhiandolo gustosamente. sei bellissima ed io voglio fare qualcosa per te. voglio un briciolo della tua attenzione. voglio che tu senta quella erezione diventarti ancora più dura, in bocca, per l’eccitazione e voglio sentire alessio sussultare. ti alzo la gonna e lascio che il mio sguardo segua il profilo del tuo culo. potrei stare ore solo qui a guardarlo. e invece lo assaggio, in punta di lingua, lo accarezzo, con i polpastrelli di una mano. l’altra è già pronta, bagnata al punto giusto, una piccola noce di lubrificante apoggiata sulla punta delle dita. ti scosto le mutandine e non voglio che tu abbia tempo per pensare, per accorgerti,per capire. ti spalmo le dita sulle labbra, le muovo su e giù, cerco di farti aprire. la tua testa si blocca, un istante, hai un tentennamento per un secondo e alessio riapre gli occhi e mi vede. le mie dita che scompaiono tra le tue gambe e quel dildo nero in mano. sorride e non ti dice niente. chiude gli occhi e ti ascolta, leccarglielo e amarlo come tu sai fare. te ne appoggio la punta sull’apertura della tua fica. è freddo – adoro questo materiale – e hai un guizzo, non sai cosa sta succedendo. vuoi alzare la testa per controllare, ma lui ti blocca con una mano, te la rispinge in basso, un movimento rapido e deciso che te lo affonda in gola. – ferma e continua a succhiare – ti ordina. e tu ubbidisci. sei bravissima a farlo. e come premio, ti meriti il servizio completo. te lo infilo tutto, dentro, in un colpo lento ma deciso, non so quanto sei brava a lasciarti invadere. il tuo corpo crolla su quello di alessio e togli la bocca dal suo cazzo per poter respirare. sollevi un poco i piedi, da terra, alzi il culo all’insù per farti penetrare e godere. sorrido, mentre lo tiro fuori e poi te lo rispingo dentro e quando arriva a fine corsa e ti batte contro l’utero, alessio ti schiaffeggia. un solo colpo, duro, sul volto. – ho detto continua a succhiare – ti dice ed i suoi occhi sono tornati di quel verde militare che hanno solo quado impartisce un comando. ti prende per i capelli e ti costringe ad aprire di nuovo le labbra. il tuo diaframma sussulta, hai finito lo spazio e la sua cappella è nella tua gola ora – lo so, è lungo e grosso ed impegnativo, lo so, ma ce la puoi fare. cerca solo di non respirare. il ritmo con cui ti muovo il dildo dentro di te diventa in fretta lo stesso con cui lui ti muove la testa su e giù. penso che ti vorrei legare le mani dietro la schiena e immobilizzare la gambe al tavolo, solo per il gusto di toglierti ogni possibilità di scelta e costringerti alla resa, ma è presto – troppo presto – non possiamo fare tutto ora.
vorrei continuare questo giochino per ore, guardarti succhiare il cazzo del mio uomo, che è di una bellezza senza fine e ascoltare lui farsi il respiro forte e corrugare la fronte ascoltando il suo orgasmo che sale. accorgermi che sei tu a fremere, sotto i colpi del cazzo in vetro che hai dentro e guardarlo scivolare, dentro e fuori da te, sempre più umido, sempre più bello. ma il momento ormai è quasi arrivato – mi aveva detto alessio che sei veloce a farlo venire con la bocca ed è vero, sei dannatamente brava – e anche questa volta ti meriti un premio. ti affondo il vetro nero di questo enorme cazzo dentro e te lo tengo dentro spingendoti addosso il mio bacino. infilo una mano e cerco il tuo clitoride gonfio, grosso e caldo e ti masturbo, senza gentilezza, senza decenza, te lo schiaccio sotto le dita e te lo sfrego veloce con la mano, fino a farti gemere, fino a farti bagnare, fino a farti godere e raccogliere il tuo sapore nell’incavo della mia mano, mentre alessio – oh, alessio è a un buon punto – ti stringe i capelli e ti tira ancora di più a sè. abbassa il viso ed è questo il momento, quello in cui affonda il suo bacino ancora di più su di te, sollevando le anche come se fosse una mareggiata che ti esplode in faccia, posso immaginare la punta della sua cappella nella tua gola, mentre abbassa ancora di più il viso e ruggisce, quel sommesso suono gutturale che il suo demone interno produce quando arriva dritto all’apice del piacere… ti riempie la bocca in un istante e quando ha finito anche l’ultimo colpo ti lascia svicolare, devi respirare, apri la bocca per prendere aria, io ti levo le mani da dove le ho dimenticate e te le metto sulla gola, le dita umide piene del tuo sapore, ti costringo il viso verso il mio e ti bacio, lentamente, dolcemente, senza fretta e senza pressione, infilo la bocca per sentire il sapore che hai quando la tua saliva è piena dello sperma del mio amore.

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poliamore, poligamia, polyamore, sesso

l’amore non si divide. l’amore si moltiplica. (esco con un po’ di donne stasera)

– mi sto “sentendo” con un po’ di donne in questo periodo. in effetti un po’ tante. devono essere sei o sette. oltre te.
– una per giorno della settimana, praticamente.
– sì. ti dà fastidio?
– no. perchè dovrebbe?
– non lo so. forse hai un limite massimo di sopportazione. forse c’è un limite oltre il quale è esagerare, magari ti dà fastidio e mi dici che era meglio averne solo una o due o tre.
– il numero non è importante. basta che non tolgano qualcosa a me. per il resto, puoi fare tutto quello che vuoi. e in ogni caso. mi piace sentirtene parlare. mi piace quando mi racconti. mi piace la luce nei tuoi occhi, il desiderio, l’espressione da cacciatore che hai quando ne parli. l’amore che traspare dal tuo sguardo, dalle parole che scegli, dal tono di voce che usi. è bello. e tu sei bellissimo. e ogni volta che ne aggiungi una è come se il tuo cuore diventasse di un pezzo più grande. e tu una persona sempre più meravigliosa.

 

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