amore, poliamore, polyamore

“io credo che una coppia poligama felice non esista” [della felicità e delle scelte che non si possono fare]

sinceramente? a volte viene da pensarlo anche a me. delle coppie monogame tante volte quante di quelle poligame. la felicità è un bene immateriale. non si compra. non si afferra. non si imprigiona. come il bel tempo, va e viene. a volte si oscura. a volte risplende. a volte brucia e a volte piange. ma è pur sempre felicità.

non potrei vivere una vita monogama. strano che io lo dica, proprio in questo periodo in cui non riesco a desiderare di andare a letto con nessun altro che con il mio Lui. ma è così. non sempre ciò che si può fare coincide con quello che si fa accadere. ma la parte che non può mancare è che quello che si desidera coincida con quello che si possa fare. è come stare chiusi in prigione: ci viene negata la libertà di correre e camminare. poi magari, a piede libero, stiamo comunque seduti. ma la libertà di correre e camminare è lì. innegabile. e rientra nel nostro concetto personale di felicità.

ecco. per l’amore, per me è uguale. sentirmi libera di fare ciò che potrei voler fare. in qualsiasi momento lo desiderassi. in questo risiede la mia felicità. e non farei mai cambio, per nulla al mondo, pur dovendo ammettere che a volte è più il dolore del piacere. a volte passiamo ore, a litigare. nottate a non parlarci. minuti ad urlare. messaggi pieni di recriminazioni. violenze psicologiche. insulti. anche questo fa parte della felicità. e non farei cambio, mai, per nulla al mondo.

devo ammettere che a volte è faticoso. così faticoso, che ti viene da chiederti se non sia per caso sbagliato. se non stiate per sbaglio rincorrendo qualcosa che è solo un sogno irreale, non praticabile. ti fermi, guardi tutto il resto della gente, attorno a te, andare dall’altra parte, girati tutti nell’altra direzione. e ti chiedi se per caso allora non siete voi due a sbagliare. forse non può esistere amore senza possessione. una coppia senza gelosia. stabilità senza esclusività. sesso senza amore. e bla bla bla.
è in quel momento che ti chiedi cosa potresti fare allora, per cambiare. qual’è l’ALTERNATIVA. e l’alternativa mi pare solo una (escludendo la vita in solitudine, che non prendo nemmeno in considerazione): la monogamia. o amche detta: “del fare quello che fanno tutti gli altri solo perchè lo fanno tutti gli altri”.
chiudo la telefonata e muovo gli ultimi passi al sole, chiedendomi perchè debba essere così difficile. e come sarebbe arrendersi e seguire la corrente. cambiare direzione e lasciarsi trasportare. mi chiedo se il dolore di mentire, di nascondere, di tradire, complottare, sopprimere ciò che si è non sia per caso un dolore meno intenso di questo continuo affondarsi a vicenda le lame nelle carni, in continuazione. alzo gli occhi dalla strada e mi immagino: monogama in una coppia chiusa. anzi, non ho neanche bisogno di immaginare. semplicemente: ricordo. ricordo che non è mai stato possibile, mai, una sola volta, non desirare di avere altro. non voler scopare qualcun altro. non voler fare con altri ciò che non facevo con lui. che fosse cinema, vacanze, sesso o bdsm. promettere felicità e fedeltà eterna. essere posseduta. essere oggetto di gelosia. di insicurezza. dover fingere di fare altrettanto: marcare il territorio, aver paura di perderlo, fare a pezzi le alternative.

beh. lasciatemi dire. che no. non posso farlo. con tutte le difficoltà che si porta, con tutte le discussioni da affrontare, le paure da sviscerare, i muri da abbattere, i preconcetti da polverizzare, i rischi che comporta…. la poligamia per me è comunque la migliore felicità. starei qui altre tre ore, cinque o tutto il giorno, se serve, a discutere e a lacerarmi lo stomaco con i (ri)sentimenti e a violentarmi la testa con i pensieri, pur di farla comunque funzionare. perchè la felicità che mi regala condividerti e condividermi non ha eguali, in tutto il mondo. qualsiasi equilibrio troveremo mai, qualsiasi livello di esclusività e asimmetria vorremo mai dare al nostro rapporto, sarà sempre sinonimo di felicità. perhcè io sono così. e non vorrei essere diversa. e non posso più finger di essere come mi vogliono gli altri. nè smettere di sentirmi amata esattamente per quella che sono.

sinceramente? a volte viene da pensarlo anche a me. delle coppie monogame tante volte quante di quelle poligame. la felicità è un bene immateriale. non si compra. non si afferra. non si imprigiona. come il bel tempo, va e viene. a volte si oscura. a volte risplende. a volte brucia e a volte piange. ma è pur sempre felicità.

non potrei vivere una vita monogama. strano che io lo dica, proprio in questo periodo in cui non riesco a desiderare di andare a letto con nessun altro che con il mio Lui. ma è così. non sempre ciò che si può fare coincide con quello che si fa accadere. ma la parte che non può mancare è che quello che si desidera coincida con quello che si possa fare. è come stare chiusi in prigione: ci viene negata la libertà di correre e camminare. poi magari, a piede libero, stiamo comunque seduti. ma la libertà di correre e camminare è lì. innegabile. e rientra nel nostro concetto personale di felicità.

ecco. per l’amore, per me è uguale. sentirmi libera di fare ciò che potrei voler fare. in qualsiasi momento lo desiderassi. in questo risiede la mia felicità. e non farei mai cambio, per nulla al mondo, pur dovendo ammettere che a volte è più il dolore del piacere. a volte passiamo ore, a litigare. nottate a non parlarci. minuti ad urlare. messaggi pieni di recriminazioni. violenze psicologiche. insulti. anche questo fa parte della felicità. e non farei cambio, mai, per nulla al mondo.

devo ammettere che a volte è faticoso. così faticoso, che ti viene da chiederti se non sia per caso sbagliato. se non stiate per sbaglio rincorrendo qualcosa che è solo un sogno irreale, non praticabile. ti fermi, guardi tutto il resto della gente, attorno a te, andare dall’altra parte, girati tutti nell’altra direzione. e ti chiedi se per caso allora non siete voi due a sbagliare. forse non può esistere amore senza possessione. una coppia senza gelosia. stabilità senza esclusività. sesso senza amore. e bla bla bla.
è in quel momento che ti chiedi cosa potresti fare allora, per cambiare. qual’è l’ALTERNATIVA. e l’alternativa mi pare solo una (escludendo la vita in solitudine, che non prendo nemmeno in considerazione): la monogamia. o amche detta: “del fare quello che fanno tutti gli altri solo perchè lo fanno tutti gli altri”.
chiudo la telefonata e muovo gli ultimi passi al sole, chiedendomi perchè debba essere così difficile. e come sarebbe arrendersi e seguire la corrente. cambiare direzione e lasciarsi trasportare. mi chiedo se il dolore di mentire, di nascondere, di tradire, complottare, sopprimere ciò che si è non sia per caso un dolore meno intenso di questo continuo affondarsi a vicenda le lame nelle carni, in continuazione. alzo gli occhi dalla strada e mi immagino: monogama in una coppia chiusa. anzi, non ho neanche bisogno di immaginare. semplicemente: ricordo. ricordo che non è mai stato possibile, mai, una sola volta, non desirare di avere altro. non voler scopare qualcun altro. non voler fare con altri ciò che non facevo con lui. che fosse cinema, vacanze, sesso o bdsm. promettere felicità e fedeltà eterna. essere posseduta. essere oggetto di gelosia. di insicurezza. dover fingere di fare altrettanto: marcare il territorio, aver paura di perderlo, fare a pezzi le alternative.

beh. lasciatemi dire. che no. non posso farlo. con tutte le difficoltà che si porta, con tutte le discussioni da affrontare, le paure da sviscerare, i muri da abbattere, i preconcetti da polverizzare, i rischi che comporta…. la poligamia per me è comunque la migliore felicità. starei qui altre tre ore, cinque o tutto il giorno, se serve, a discutere e a lacerarmi lo stomaco con i (ri)sentimenti e a violentarmi la testa con i pensieri, pur di farla comunque funzionare. perchè la felicità che mi regala condividerti e condividermi non ha eguali, in tutto il mondo. qualsiasi equilibrio troveremo mai, qualsiasi livello di esclusività e asimmetria vorremo mai dare al nostro rapporto, sarà sempre sinonimo di felicità. perhcè io sono così. e non vorrei essere diversa. e non posso più finger di essere come mi vogliono gli altri. nè smettere di sentirmi amata esattamente per quella che sono.

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amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso, V.M.18

tre (vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato)

si dice che tre sia il numero perfetto.

per me è stato un numero NORMALE. un equilibrio ben compensato. un incastro di piaceri. tre. quando non ci sono io c’è lei e quando non c’è lei ci sei tu. se non ci sei tu, io con lei. tre. come i tre punti che delimitano un triangolo. e racchiudono una parte di piano esclusiva, senza incertezze o dubbi, senza margine di errore.

le strutture triangolari sono le più solide e le più difficili da distruggere, dice la geometria. e sarà forse perchè ogni punto è collegato con tutti e ciascuno degli altri. nessuno può venire estirpato senza che crollino anche gli altri due. il che vuol dire, che il triangolo semplicemente c’è o non c’è. non esiste un triangolo divelto.
e così è stato, in effetti. per tutta la serata. e per tutta la notte. come se un fluido scorresse senza soluzione di continuità tra lui, lei e me. al pub, come in auto, come in casa, come a letto. tre. come una famiglia. nessuno mai è stato abbandonato o dimenticato.

ed oggi cammino in maniera anormale. guardo le altre donne, al supermercato, mentre compro la colazione per me te e lei e mi chiedo se abbiano mai davvero vissuto. cerco di calcolare, dalla soddisfazione sulla loro espressione, quando sia stata l’ultima volta che hanno goduto e quale l’ultima che abbiano davvero scopato. mi sembra di camminare in aria, appoggiando i piedi su di uno strato instabile di palloncini. negli occhi, i profili dei vostri due volti che si guardano. le bocche che si baciano. gli occhi che si parlano.credo di non avere mai assistito a spettacolo più bello del tuo corpo che occupa gli spazi del suo. mischiandosi. compenetrandosi. confondendosi.
tre. sì. è stato così, abbiamo deciso così, è scivolato così. come su un meccanismo ben oliato e abituato a seguire il ritmo costante di un motore già testato. come se succedesse da sempre, come se fosse normale. venire spogliata da lui mentre tengo gli occhi appoggiati su di te. baciarti mentre sento la sua lingua che esplora i miei punti più sensibili. guardarti, mentre lui scivola dentro di te e tu rimani aggrappata, annaspante, ai miei capezzoli turgidi ed io osservo la sua pelle entrare ed uscire da te. ascoltare i tuoi gemiti crescere, mentre lui ti regala ciò che in genere regala a me. siete così belli da togliere il fiato.

chiudo gli occhi e poi li riapro. ed insieme, non mi sembra vero eppure lo è. non mi stupisce ma mi consola. tutto ciò che chiedevo ora è qui. tutto ciò che desideravo in questa stanza. i desideri di anni sepolti sotto i nostri corpi avvinghiati. osservare da fuori. guardarti amare. affondare i pensieri in un piacere totale. riempirsi gli occhi di un corpo femminile. appoggiare lo sguardo sul tuo modo di fare l’amore. vederti felice e sorridente e radiante emozione. non possedere, solo amare. ed il tuo ghigno, con gli occhi fermi nei miei, mentre ti spingi fuori e dentro da lei ed io la ascolto ansimare. la bellezza di due corpi in unione. la perfezione, che risiede nel Trio. ho avuto le lacrime agli occhi, quasi tutto il tempo, anche se non ve l’ho fatto vedere.
tre.più ci penso e più mi dico che è solo un numero naturale. da definizione, di quelli che si usano naturalmente per contare. uno. solo io. due. sei arrivato tu. TRE. abbiamo aggiunto lei. naturale. come se lo fosse da sempre. come se lo fosse sempre stato. e poi, io e te. come se ci aspettassimo da sempre. come se dovessimo restare insieme. per tutto il resto dei millenni. per tutto il resto del piacere.

insieme. non c’è nessun altro modo per farlo.

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amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso

A di Amore (o di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”)

forse ha ragione elisa. quando mi dice che io sono come un uomo, perchè so scopare senza metterci sentimento.

perchè in effetti è così. scopate distaccate e calcolate. voglio dire… non che io USI le persone. non che mi alzi e me ne vada dalle loro case subito e solo dopo aver raggiunto un buon numero diorgasmi…. ma… a volte è semplicemente SESSO. calcolato. concordato. prestabilito. con limiti e confini molto netti e molto chiari.  senza nulla agguingere. ma nemmeno senza nulla togliere. e no, non ci sarà coinvolgimento sentimentale. e no, non ti manderò il messaggio della buona notte per farti sapere “quanto sono stata bene stanotte” e no, non mi aspetterò che tu il giorno dopo mi mandi il messaggio del buon giorno e che mi chiami entro massimo una settimana per rivederci.

nulla di tutto questo. credo.

a volte scopo per il gusto di farlo. perchè sono una donna altamente sessuata. perchè, in questo, sono come un uomo e ho costantemente bisogno di soddisfarmi. 

 certo, a volte la sensazione è dannatamente fredda. vuota. isolata. come se riguardasse solo una parte di me, solo quei centimetri che sono direttamente coinvolti nell’atto. e niente altro.

certe volte, invece….. beh…. credo che il termine giusto sia FRIENDS WITH BENEFITS. quelle persone a cui vuoi bene, con cui fai ANCHE sesso. i tuoi AMICI. in fondo, anche prima di capirlo veramente, ero già stata a letto con praticamente tutti i miei amici. o più precisamente: quasi tutti quelli che io definivo amici erano senz’altro stati a letto con me. chiamatemi come volete.

certe volte, invece…. beh…. certe volte non è così. certe volte quello che era cominciato solo come una conversazione sul sesso e che era continuato grazie ad una evidente attrazione sessuale tra le foto del mio profilo e quelle del suo e che era finito con una subitanea notte di sesso spaccacuore al primo appuntamento, beh… certe volte, non è stato così. certe volte, più in fretta di quello che si crederebbe possibile razionalmente parlando, certe volte quella cosa che sembra solo puro e interessante sesso diventa amore. sì, amore. perchè tutto l’amore passa per il sesso. amore, sì sto parlando proprio di quello: Amore. quello con la A maiuscola. quello con la A di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”. sì insomma. quello.

 

 

love you deeply. all the time. 

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della gelosia (mi è bastato chiederti se ami lei o me)

“1.ansietà tormentosa di chi teme che la persona amata ami un’altra persona o dubita della sua fedeltà: essere roso dalla gelosia, fare una scenata di gelosia”

ecco. la domanda nasce spontanea. chi potrebbe avere voglia di accollarsi VOLONTARIAMENTE una ansietà tormentosa? … la dfinizione su questo vocabolario si apre con una frase dalle connotazioni immensamente negative… e pensare che la maggior parte della gente mi vuol dare a bere la storia che la gelosia FACCIA BENE ALLA COPPIA e che sia sana e SINTOMATICA DELL’AMORE… ebbene. NO. l’ha detto il vocabolario. non l’ho mica detto io! rodersi dalla gelosia non mi sembra qualcosa di così incredibilmente benefico, nè mi pare che una scenata di gelosia possa giovare in qualche modo alla serenità di una coppia. non c’è scritto “strumento tramite cui un partner rafforza e conferma i sentimenti d’amore verso la propria partner”…c’è scritto ansia. tormento. dubio. fedeltà. ecco. è questo che non sopporto. detesto che non mi si creda. a ragione o a torto, non importa. l’infedeltà non è mai stata la causa dell’insuccesso di una mia relazione. anzi. casomai proprio il contrario.

“2. risentimento generato da vere o presunte preferenze accordate ad un’altra persona: prova gelosia per il fratellino appena nato”

le preferenze. oh, già, le preferenze. beh. ecco. queste potrebbero fare di me una persona QUASI gelosa. non sopporto le preferenze. o meglio, non quelle che tolgono a me qualcosa. capisco che A. preferisca parlare di videogiochi con la sua amante, che con me. allo stesso modo in cui io preferisco che ne parli con lei piuttosto che con me. mi infastidisce esattamente con la stessa intensità con cui mi infastidisce il pensiero che preferisce parlarne con mio fratello piuttosto che con me. e cioè, praticamente ZERO.
ora mi direte che ho fatto un esempio sciocco e irrilevante. beh. forse avete ragione. vado avanti, allora? sono QUASI gelosa del fatto che lui corteggi altre donne quando gioca di ruolo? no. mi sento di dire che non sono AFFATTO risentita o dispiaciuta o amareggiata o incazzata. gelosa che svenga davanti praticamente ad ogni rossa che gli attraversa la strada? nemmeno. no. no e ancora no. non posso e non lo sono. di che cosa dovrei essere gelosa? del fatto che lui concede attenzioni a queste donne per qualità che comunque io NON HO e che quindi non potrebbe mai rivolgermi….? non sono gelosa. no, mi dispiace. sono sicura che lui mi ama per ciò che ho e per ciò che possiede di me. tutto il resto, lo può cercare altrove. e il fatto che lo possa trovare, non mi toglierà mai niente. perchè sarebbe come chiedervi se è più freddo il ghiaccio o più ruvida la carta vetrata. non si può scegliere. non c’è un paragone. sai quando credo che una persona si preoccupi delle preferenze? quando si sente IN DIFETTO. quando ha LA CODA DI PAGLIA. quando sa che qualcosa di sè è MIGLIORABILE e non riesce o non vuole fare niente per migliorarlo,pur sapendo che DOVREBBE. faccio un esempio? la donna grassa che si incendia se il proprio uomo guarda le magre. idem la donna senza seno se l’uomo si volta a guardare la maggiorata. la mora e la bionda. il filosofo e il culturista. il cazzo piccolo e il playboy amatore. persone che hanno paura di perdere nel confronto con un’altra persona, migliore di loro. e voi, di cosa avete paura?

“3. cura attenta e scrupolosa: conservare qualcosa con gelosia”
ecco. forse qui, forse qui, un lieve e vago accenno a quella leggenda metropolitana del “se lo ami davvero, devi essere gelosa”. perchè l’amore è cura attenta e scrupolosa. già. peccato che il vostro partner non sia una COSA.

dicono che dalla gelosia si può guarire. leggo spesso di persone che lo fanno. io non sono gelosa. o forse non mi permetto di esserlo. lo sono mai stata? scorro all’indietro, nel passato, le mie relazioni amorose. sono mai stata davvero gelosa? credo di no. mi sono sempre professata più che altro INVIDIOSA nel caso che la mia “rivale” mi apparisse più bella di me. vedi le bionde contro le brune. per tutto il resto, non sono mai stata gelosa. ricordo il mio primo fidanzatino, alle superiori. alla prima vacanza separata, io con i miei e lui con gli amici, successe un fatto piuttosto strano e molto indicativo, se solo avessi già avuto gli occhi ed il cervello per VEDERE davvero. in una lunga telefonata serale, lui mi raccontò che aveva conosciuto una ragazza identica a me. che lei gli chiedeva insistentemente di uscire. e che lui, sofferente per la mia mancanza e per il desierio che provava verso questa donna, quando la vedeva arrivare fuggiva a nascondersi, pur di non incrociarla e non darle modo di tentarlo. quando finì il suo racconto, la mia risposta ebbe il sapore di tutto, tranne che della gelosia. gli dissi che se davvero la desiderava tanto, avrebbe dovuto uscirci. e che se avesse scoperto che era lei, la donna dei suoi sogni, l’avrei capito e l’avrei lasciato andare. avevo sedici anni. poi mi dicono che poli ci si diventa…

gelosa? no. credo di non esserlo mai stata. impaurita, forse. invidiosa. ferita. bisognosa di affetto o di attenzioni. cattiva. ma gelosa, nel vero senso della parola? no. ho sempre pensato che se il destino era che quell’uomo non rimanesse il mio per sempre, io non potevo davvero fare nulla perhcè accadesse il contrario. e che ogni persona che attraversa il nostro cuore è importante e ci rimarrà per sempre. come ricordo o come Vero Amore. non importa.

eppure. a volte stepito. faccio scenate. metto su il muso. rimango muta al telefono. e mi accorgo. di essere gelosa. e quando lo capisco, respiro e mi calmo. mi siedo. e mi chiedo. “sei davvero gelosa? di che cosa? cosa c’è che ti spaventa e perchè? è razionale questa paura? è fondata? cosa può fare il tuo partner per debellarla e sostituirla con una splendida e luminosa sensazione di fiducia e sicurezza?”. e… che voi ci crediate o no. funziona. certo, all’inizio è dura. all’inizio non è stato tanto facile, sedersi e respirare. i primi tentativi, di folle attacco da scenatadigelosia, non sono andati precipitosamente a buon fine. magari ci ho messo mezza giornata. ma la seconda volta ci ho messo un’ora o due. e la terza, solo qualche secondo. e alla quarta, ho semplicemente aperto la bocca e ho chiesto: “ma questo non fa diminuire il tuo amore per me, vero?” “ma io ho ancora la precedenza su di lei, vero?” “tutto questo non ti porterà via da me, è così?”. a volte invece è bastato un “ti prego rassicurami. sono spaventata che tu te ne possa andare via. e non tornare mai più”.
fatelo. scoprirete che il più delle volte, le paure che ingigantiscono nella nostra testa diventano buffi ed insensati dubbi, se tradotti a parole e provati a spiegare ad un’altra persona.

e così… gelosa? no. nemmeno se dormi con un’altra. so che questo la rende padrona della tua metà del letto per qualche ora, ma non padrona del tuo cuore. nemmeno se mi confessi un’erezione dovuta ad un sogno erotico con un’altra donna, notturno o reale… non per questo hai smesso di desiderare ardentemente anche me. nemmeno se mi avvisi che tornerai a rivedere la tua ex, per “una birra ogni tanto”. perchè mi è bastato chiederti se ami lei o me.

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questionario ( o degli idioti con cui esco)

dovrei preparare un questionario. da consegnare al primo appuntamento. anzi. PRIMA del primo appuntamento. quando iniziano a flirtare. quando mi guardano con quello sguardo mezzo interessato e emezzosovrappensiero, quando capisco dalla direzione del loro sguardo che hanno smesso di ascoltare ciò che gli sto dicendo e stanno solo pensando che vorrebbero conoscere il gusto delle mie labbra. ecco. ecco, lì, ZAC! dovrei infilargli in mano il questionario. sicuramente mi guarderebbero attoniti.
– che cos’è?
– un quetsionario.
– per cosa?
– per uscire con me.
– ma io non sto uscendo con te
– no. ma stai valutando l’idea.

quindi. questionario.

1) sei veramente interessato a ME o stai solo cercando alla cieca LA DONNA DELLA TUA VITA?
2) quando ci lasceremo, perchè ci lasceremo, sarai capace di farlo con unminimo di dignità, senza coprirmi di epiteti tutti riconducibili al mestiere più vecchio del mondo?
2 bis) posso darti il mi onumero di telefono cobn la garanzia che, a metà della nostra storia, non ne abuserai riempiendomi le notti di sms paranoici ed accusatori?
3) riuscirai a comportarti da uomo e lasciarmi guardandomi in faccia?
4) mi leverai l’amicizia su facebook quando deciderai che sarà effettivamente CHIUSA?
5) hai intenzione di controllare tutto quello che scriverò sui social network e di contare il numero di individui di sesso maschile che ho nelle chat aperte di whats app?
5 bis) sei disposto a parlare e confrontarti apertamente sui tuoi problemi di autostima e gelosia possessiva?
6) quando capirai di non poter più fare nulla per avermi indietro, mi dirai che ci credevi davvero, che ti ho ingannato e fatto credere che saremmmo stati insieme per sempre?
7) mi restituirai i regali che ti ho fatto?
8) mi chiederai indietro quelli che mi avrai fatto tu?
9) una volta chiusa definitivamente la relazione, cercherai ogni plausibile occasione per farmi notare che ti sei trovato una nuova ragazza “seria e monogama” con cui costruire veramente qualcosa?
10) finirai per scoparmi tre volte al giorno per i primi due mesi e poi, negli ultimi due ti terrai tutti i dubbi e le domande dentro, solo per il gusto di dirmi, a rapporto concluso “te ne volevo parlare, ma scopavamo solo, non parlavamo nemmeno più”?
11) con velenosa soddisfazione, a sei mesi di distanza dal momento in cui ti avrò lasciato, ti rifiuterai di mandarmi le foto della nostra vacanza insieme che hai sul cellulare, asserendo che hai altro a cui pensare?

I CANDIDATI CHE RISPONDONO Sì ALLE DOMANDE: 5, 6, 9 e NO alle domande: 2, 2 bis, 3 sono pregati di ATTENDERE DI VENIRE CONTATTATI.
I CANDIDATI CHE RISPONDONO Sì ANCHE ALLE DOMANDE: 4, 5bis, 7, 8, 10, 11 e “NON LO SO” alla domanda: 1 sono pregati di ANDARSENE DIRETTAMENTE A FANCULO.

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quattro (o del come si prende in mano la felicità)

a volte credo che il numero perfetto sia quattro. o forse tre. non saprei. non sono una esperta di triangolazioni nè di scambi di coppia,perciò… non so quale sia il numero PERFETTO.
di sicuro, DUE è troppo poco. e con questo, non condannatemi. non intendo che il mio numero due non mi soddisfi o non mi ami o non mi piaccia veramente. lo è e lo fa, è tutte queste cose insieme. eppure. a volte… a volte desideri altro.
qualcosa non in più, ma di diverso. qualcosa che non potresti avere dal tuo numero due, o qualcosa che tu non potresti dargli. funziona come con i gelati (… come al solito… lo so…): il fatto che io possa svegliere solo due gusti per cono non significa affatto che non desideri anche altri. e infatti. li desidero.

quattro è un numero che spesso mi soddisfa. anche tre, a volte. mi piace guardare. mi piace dare la precedenza a chi di dovere. mi piace condividere…. amore, sesso, passioni…. non importa. condividere. moltiplicare. perchè a differenza di quel che pensate, l’amore condiviso non diminuisce. ma aumenta. in proporzione alla generosità con cui condividete.

oggi a pranzo è venuta una coppia di nostri cari amici. cari sembra una parola strana, perchè c’è gente meno cara che conosco da più tempo o che frequento più spesso. ma è proprio quel che vi dicevo. l’intensità aumenta.
dicevo, comunque. il pranzo. la coppia. amo guardare lei mentre li affascina, entrambi, in due maniere diverse. mentre CI affascina, dovrei dire, visto il mio “lieve lato bisessuale”, come dice mio fratello. amo la carica erotica che leggo loro negli occhi, quando si guardano. amo quel patto di mutuo silenzio, di rispetto non scritto che intercorre tra noi quattro. nessuno muoverebbe un dito per ferire nessun altro. non esistono invidie, non esistono rancori. ognuno ha un proprio posto e le regole sono ferree quanto mute. e così, invece di un solo amante, o di un solo fidanzato ed un amante o di un fidanzato e una amante… possiedo tutti e quattro. e più. ho
un’amica e un affettuoso amico, ho un amante ed un’amante, a volte separati, a volte insieme, ed ho un fidanzato, a cui tutto ciò non solo va bene, ma piace ed eccita tanto quanto a me.
sono in vena di romanticherie, oggi. perciò non vi racconterò delle nottate a quattro, negli alberghi o delle notti in cui lui era da lei e l’altro era con me… nè di quanto mi piace starli a guardare quando si baciano o si svestono o si leccano, succhiano, godono. non vi racconterò di tutto questo. ma dell’elettricità che c’è nell’aria quando siamo tutti quanti insieme, anche solo seduti attorno ad un tavolo. a quanto lui assomigli a me, a quanto io assomigli a lei e… beh. Lui è Lui. non potrei avere tutto questo, senza.

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gelosia (nasciamo gelosi. ma possiamo disimparare)

 

ci hanno insegnato ad essere gelosi delle nostre cose. o meglio, delle nostre persone.
siamo gelosi per natura. dei nostri giocattoli. dei nostri fratelli. della nostra mamma. è un istinto primordiale ed istintivo, probabiomente collegato alla sopravvivenza. se lasciamo che tutti gli altri prendano ciò che è nostro, come faremo poi noi?
ma l’uomo non è più solo istinto. è educazione e vita sociale. e parte di ciò che ci dice il nostro istinto, lo abbiamo modificato. nel tempo. educandoci. l’egoismo che sembra imperare nella nostra mente (e che nell’istinto naturale degli animali non esiste….) abbiamo imparato in qualche modo a domarlo o a mascherarlo, per lo meno, in nome dei vantaggi dell’essere sociale. impariamo a pagare le tasse, a offrire l’ultimo boccone del nostro cibo, a dare la precedenza a chi è più debole, a consolare anche quando non ne abbiamo voglia. tutto in nome di un vantaggio. impariamo a non essere gelosi dei nostri giocattoli quando ci accorgiamo che in questo modo guadagneremo l’uso anche di quelli degli altri. bisogna dare per ricevere. sempre.

quindi. nasciamo gelosi. ma possiamo disimparare a farlo. e di norma si dice che quetso ci renda persone migliori. i bambini che hanno avuto fratelli sono “migliori” dei figli unici. meno egoisti, meno capricciosi. sono già cresciuti. hanno già imparato a correggersi.

quindi. possiamo imparare a correggerci anche noi, adulti, dalla gelosia che ci prende quando siamo adulti? sì, LA gelosia. di quella sto parlando. di quel sentimento così radicato nei nostri comportamenti e nella nostra società, nell’unica forma che sembra essere ben tollerata (e ben OLTRE): la gelosia per il nostro partner.

ora. molti di voi mi staranno già dando della pazza. E’ NORMALE ESSERE GELOSI QUANDO SI AMA. LA GELOSIA E’ UNA DIMOSTRAZIONE D’AMORE. SE NON E’ GELOSO E’ PERCHE’ NON TI AMA DAVVERO. SE NON SEI GELOSA E’ PERCHE’ NON CI TIENI VERAMENTE.
ebbene. questa è la prassi. ma concedetemi il beneficio del dubbio. ammettete che questo è il modo in cui pensa il novanta per cento delle persone (…. e sono stata molto molto molto buona…). ora concedetemi la fiducia, per favore, di ammettere che , visto che nessuna regola è esente da eccezioni, ci possano essere persone che la pensano in ALTRO MODO. persone che, nonostante tutto, hanno sviluppato un pensiero diverso al riguardo. nonostante la forma mentis che avete provato a dar loro, fin dalla prima favola che gli avete raccontato contentente UN principe ed UNA principessa che si amano PER SEMPRE, fin dalla prima stupida domanda “qual’è la tua migliore amica?”, fin dal primo cartone in cui un personaggio prova invidia e gelosia per qualcuno che stanno per portargli via…. nonostante tutto questo. ammettete che qualcuno possa essere DIVERSO.
io non ho mai avuto UNA migliore amica. ognuna di loro era speciale. e non venite dirmi che è perchè nessuna in verità lo era. perchè, certo, erano un gruppo ristretto e ben distinto dalle altre femmine con cui non legavo. ma non avrei mai potuto sceglierne UNA SOLA.
spesso uso la metafora dei gelati per spiegarmi in questo senso… ma troppo spesso ormai mi sono sentita dire che le persone non sono gusti di gelato e che l’amore non è la stessa cosa che scegliere il proprio gusto preferito. eppure. perchè no? per me è così. ad oggi, confondo le persone che non mi conoscono, usando la frase “è il mio migliore amico” riferita a persone diverse. ebbene, è semplicemente così. è il mio modo di vivere. su una torre, non potrei mai scegliere chi tenere. il gruppo si muove insieme. tutti su o tutti giù. e questo non è un errore nè un difetto. e’ BELLISSIMO.

ora. definiamo GELOSIA. credo che ognuno di noi abbia un concetto diverso a riguardo. userò il concetto che va bene per me: gelosia è quel sentimento che provo nei confronti di una persona, quando capisco che qualcuno ha il potere di portarmela via senza più restituirmela. sembra un po’ una regola da bambini per i giocattoli: è mio, te lo presto per un po’, ma poi deve tornare perchè è mio. ecco.per me. vale la stessa cosa. è mio. ma è anche parzialmente tuo. però da me deve ritornare. sempre. come da te, può ritornare. sempre.

cosa ci guadagniamo in questo scambio? la fine della paura. delle bugie. dei tradimenti. delle falsità e delle privazioni. siate realisti. quanti intorno a voi non hanno avuto almeno due oggetti del desiderio contemporaneamente…?

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