poliamore

(Immagin) Arti.

Immaginarti. In un punto qualunque del tuo corpo. I sapori, gli odori…. I colori. Il colore dei tuoi occhi. La consistenza della tua pelle. Immaginarti dove non sei e dove non sei mai stato. GuardArti. Qualsiasi parte interna al mio corpo che ti chiama.

ImmaginArti è più che un gioco, è più che un premio… è più che altro un buco, un vuoto, riempito dai Nomi delle cose di te che non possiedo: Profumo (che gusto ha) e Voce o (il flebile ricordo del suono della tua) Risata. Saliva (quanto liscia sarà) Dita (quanto a fondo possano esplorarmi).

Nomi e nomi e parole e in un angolo c’è il mucchio disordinato delle tue Ossa: in quali punti affiorano dalle tue Carni? quanto a fondo posso affondarvi i denti? Polpastrelli (si infilano sul mio corpo) e i muscoli delle tue Gambe (che guizzano mentre spingi dentro di me), Solchi degli addominali in cui scivola il sudore quando scopi.

Vuoti, pieni di parole di cui non conosco il sapore, l’odore, la forma: Costole e Spina Dorsale (da mangiarti) e mani (da infilarmi) ed è inutile che io neghi la presenza di un cesto di vimini nero pieno di Luoghi (da succhiarti, violarti, divorarti, conquistarmi).

Non posso nascondermi. Non posso nasconderti. Da qualche parte c’è anche la parola del Suono gutturale che emetti quando godi e quella che descrive il gusto del tuo Sperma nella mia bocca.

Mi siedo, ti immagino oltre i miei occhi vuoti e accatasto parole e desideri per descriverti. Costruisco e disfo l’elenco delle cose che ti vorrei fare. InmaginArti. È tutto ciò che è in mio potere. Mentre inganno l’attesa. Sì, perché Attendo. La grazia. Sua Maestà. Attendo.

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racconti erotici, sesso, V.M.18

questione di pelle (a volte capita)

 a volte capita ed è una questione di pelle. di curve del corpo. di profumi che sentiamo da lontano. di odori che non ci accorgiamo di respirare. a volte è il corpo a sapere. prima di tutto. anche di noi.

ti vedo camminare verso di me e non ricordo con esattezza la prima volta che ti ho osservato. è strano. tutto dentro di me è un meccanismo  autonomo, autofunzionante e perfettamente oliato. non posso fermarlo.  i nostri corpi scivolano uno sull’altro, uno dentro l’altro, senza la minima imperfezione, senza la minima esitazione. resto seduta a guardarti. il modo in cui cammini, quello in cui ti muovi. appoggio le pupille sul colore del tuo incarnato e lo sguardo sulle linee del tuo viso, del tuo corpo, sulla consistenza dei tuoi vestiti. non faccio niente, non mi muovo neppure. ma ho fatto già tutto e già abbastanza. è tardi ed è già accaduto. la mia pelle ha già sussultato ed il cuore ha già accelerato di un battito il suo ritmo normale. ho già desiderato le forme sotto la tua maglietta e mi sono già arresa al desiderio irrefrenabile di ricalcare i disegni sulla tua pelle con la lingua. ho già riso dei tatuaggi sciocchi e sono già morta su quelli seducenti. mi hai già spogliato, con gli occhi e con le mani, in ogni angolo del pianeta. hai allungato la tua lingua su di me infinite volte ed hai infilato, crudelmente, le tue dita nei miei fianchi, a fondo. hai già appoggiato la tua cappella sulla curva delle mie natiche, la tua bocca tra le mie gambe e il tuo cazzo dentro di me, con forza, a lungo, fino a farmi tremare, fino a farmi gridare. il tuo cuore è già arrivato in profondità dentro di me, a due passi di distanza dal mio.
no, non ti spaventare. non mi sono ancora mossa. e sono stata brava,  ho persino evitato di guardarti: i desideri dentro la mia testa sono così chiari che ho paura che li possa scorgere il mondo intero solo osservando l’espressione con cui ti guardo arrivare. mi saluti e il modo in cui sfili la sigaretta dal pacchetto mentre pronunci il mio nome lo conosco. sussulto perchè l’eco della tua voce è un suono che appartiene al mio passato. abbiamo già scopato, matt. e forse tu non lo sai. hai già riso sul mio corpo, cenato con me, nuda, sul tuo divano; bevuto vino stesi a terra sotto il cielo del tuo balcone. ho già adorato ogni singolo dettaglio di te. uno dopo l’altro, uno dentro l’altro. gli umori viscerali che mi riempiono il corpo ne sono la prova inconfutabile, non puoi negarlo. perchè già chiedono di te, quando alzo la per la prima volta i miei occhi nei tuoi. come se ti conoscessero da molto tempo.
il corpo sa. il corpo sa sempre tutto. e mi piega ai suoi voleri. ed io non posso farci niente. torno a sedere, in mezzo agli altri perchè è difficile reggere il peso di tutto questo rimanendo in piedi. ci vedo andare via insieme e mi sembra che il mondo ci abbia già osservato allontanarci per un milione di anni in passato. sul letto, scivoli dentro di me, il tuo cazzo nella mia bocca ed io chiudo gli occhi attorno al conforto che la forma della tua cappella mi dà, una sensazione già nota, già studiata, che già mi appartiene. sei nel mio passato o sei qui davanti a me? alzo gli occhi confusa. cerco di focalizzare l’attenzione sulla scritta che hai sulla maglietta, senza riuscire a carpirne una sola sillaba, mentre qualcuno ti parla. e quando le tue dita si dispiegano sulle mie curve, il mio corpo nudo si piega e si modella sotto la forza delle tue mani, forgiato da qualcosa che esisteva già prima di conoscerlo o che forse è arrivato solo ora.
non lo so, sono confusa. mi alzo e cerco del cibo. forse un po’ di zuccheri mi potranno aiutare. ma quell’immagine allo specchio non mi serve, non è d’aiuto, mi confonde. mi infili il cazzo da dietro e lo fai spingendolo tutto, fino all’ultimo millimetro, senza staccare gli occhi dal mio corpo, piegato sotto il tuo. ed io ci ho già visto farlo. e non so come spiegarti. ti guardo dritto negli occhi mentre mi prendi per i capelli  e tiri il mio viso accanto al tuo. è come se ti conoscessi da quasi un miliardo di anni. so che non sorriderai ma che continuerai a guardarmi serio, come se non l’avessi mai fatto, prima. qualcuno ride a qualcosa di spiritoso che hai detto ed io ritorno. cerco di ascoltarti. scuoto la testa, confusa, e quando riapro gli occhi tu sei lì che mi guardi, che mi osservi parlare e il tuo sguardo rimane troppo nei miei occhi, il tuo sorriso rimane troppo a lungo sulla tua faccia. non capisco cosa vuoi, perchè ancora mi desideri come se questa non fosse la prima volta che ci vediamo. sei già stato dentro di me, matt, ricordi? appoggiato, nudo, sul mio corpo schiacciato dal tuo peso e con tutto il tuo cazzo infilato nel culo. mi parli dei miei tatuaggi mentre ripeto a me stessa che non ti conosco, che non so chi sei o da dove vieni e che ricordo di te solo il desiderio che ho di averti. da tempo immemore o da sempre, è uguale. come un serpente che si morde la coda.
ti alzi per andartene e portarmi via con te. chiudi la mano a pugno sul tuo uccello eretto e continui a muoverla avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, regolare e conturbante. ti ascolto gemere e ansimare e aspetto con impazienza di conoscere il gusto che hai.  sorrido. mi sento a casa mentre muovo i miei passi con te di fianco spostandoci verso la tua macchina. il mio respiro è regolare e lo stomaco è ancora al suo posto. è strano ma è perchè l’ho già visto, l’ho già provato e l’ho già vissuto, perciò è inutile fantasticare. futile preoccuparsi.
a volte capita ed è una questione di pelle, di curve del corpo, di profumi che abbiamo già sentito e di odori che abbiamo già annusato. la pelle vibra ed  il sangue scorre più velocemente nelle vene e gli umori diventano d’improvviso più bollenti, all’interno.
mi vieni in bocca ed io rido, mentre con le mani nascondo i seni agli occhi indiscreti del tuo vicino di casa perchè siamo nudi, entrambi, appoggiati al parapetto del tuo balcone. apri lo sportello della macchina e con un gesto meccanico mi infilo in uno spazio che un istante prima apparteneva solo a te. prima quanto?  mi chiedo. mi sembra di possederti da sempre. in ogni istante. su ogni millimetro di pelle rovente.

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un uomo.

ho conosciuto un uomo. barba bianca, occhio azzurro. pelle diafana. non sono sicura del significato della parola “diafana”, ma è questa che mi viene in mente quando rimango senza pensieri mentre lo fisso.
un uomo, sì. ci voleva. mi ha rimorchiato al bancone del bar. incredibile, no? deve essere stato molto sagace. o molto simpatico. più che altro, credo che “bellissimo” sia stata la cosa principale che ho rilevato in quel momento. sì, sorrideva, certo. sì, parlava, certo e di argomenti anche interessanti. credo. di montagna, di snowboard… del tempo? non ricordo. bellissimo è l’unica cosa che ricordo. i suoi occhi. blu. e la sua pelle. liscia. come un magnete, i pensieri tornano lì. perdo il filo del discorso. mi guarda come se fosse felice di vedermi…. no, non è così. come se gli desse piacere osservarmi. non lo so. mi ha offerto una sigaretta, una birra, ancora una sigaretta. mi ha parlato. mi ha corretto l’impostazione sullo snowboard, mi ha raccontato di uno stato mentale. ci siamo seduti a prendere il sole. abbiamo riso. ha detto che il suo target di donna è tra i 20 ed i 28, perchè dopo i 28, non sa come, tutto diventa sempre una storia seria. avrei voluto interromperlo, enumerargli gli almeno dieci buoni motivi per cui qualsiasi donna dotata di un minimo di fiuto per un buon partito vorrebbe averlo per sè. non l’ho fatto. probabilmente li sa già, ma mi sarebbe piaciuto guardarlo mentre glieli raccontavo. qualche ora dopo aver illuminato la mia giornata, è scomparso nel nulla. volatilizzato. così, ti dicevo. ho conosciuto un uomo. è stato davvero bellissimo.

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cose da (non) farsi [R.I.P.]

a volte sono testarda. o forse, mi intestardisco. su posizioni che non sanno stare in piedi da sole… a cui mi appoggio, con tutto il corpo, che puntello, usando tutto il mio peso e sorreggo, usando tutte le mie scuse.

cose da (non) farsi. e non so ancora cosa farmene di quel (non). potrei continuare dritta sulla mia strada e scriverti ogni volta che mi manchi. sì, sarebbe bello. sì, sarebbe facile. se non fosse così dannatamente complicato, ogni volta. parole lanciate come coltelli, per ferire o per difendere, ancora non si capisce. ma volano lame e il risultato è sempre che uno dei due alla fine sanguina, mentre l’altro ride. o rode. ancora non si capisce.

nel mondo fatato dei miei sogni ogni amore diventa una amicizia. si trasforma, in un batter d’occhio, e ci accompagna tutta la vita.

ma.

non è così. forse non è così. non lo saprei dire, perchè in effetti in 35 anni non mi è mai capitato. o forse sì, ma ormai è morto.

nel mio mondo dei sogni fatati siamo in grado di incontrarci su un terreno neutrale e semplicemente parlarci. senza che sesso e rancori arrivino a ostacolare tutto. e questo accade ogni volta. ed ogni volta. ed io sono piena di amici. uno per ogni persona che ho amato.

nel mondo di tutti i giorni questo non accade. le persone preferiscono difendersi, ergendo muri e scagliando rantoli di rabbia, in difesa. si distruggono, si autodistruggono, si fanno a pezzi, pur di poter cancellare tutto e non dover più prendersi cura di niente. dimenticare. cancellare. ridurre in poltiglia. denigrare. odiare.

eppure. io non ne sono capace. e spesso mi intestardisco. su posizioni che non sono difendibili. che non si possono spiegare a parole. che possono solo essere sentite risuonare a vuoto, come i nomi delle persone che ho perso.

a volte sono testarda.

eppure.

finirò in pezzi. o l’avrò vinta.

chi lo sa.

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demoni interiori (colloquio con)

– lui ha detto che ci saremmo sentiti, io l’ho chiamato, lui non mi ha risposto, ci ha messo un’ora a richiamarmi e io non ho risposto.
– sul sero? sei arrabbiata PER QUESTO? perchè non vi siete riusciti a sentire una sera?
– no. non è per questo.
– e allora cosa?
– per il modo in cui me l’ha detto. per questa mia continua impressione che cambi versione in continuazione ed io non so più qual’è la realtà delle cose. in realtà, nemmeno ci tenevo più di tanto a sentirlo. ma una parte di me aveva bisogno. di sapere.
– sapere cosa?
– sapere cosa mi aspetta. in futuro.
– non capisco.
– ti spiego. forse l’accusa più grnade che gli ho fatto nei nostri nove mesi di relazione è che mi sono spesso sentita trascurata. o meglio, ho sempre sentito che lui si prendeva cura di me in maniera incostante. e per la precisione, solo quando gli andava o ne aveva il tempo o la voglia. forse sono io che pretendo troppo e che sbaglio. non lo so. però credo che le persone debbano prendersi cura le une delle altre sempre. non a sprazzi. non solo nelle serate vuote o nei momenti liberi o quando non si ha altro da fare.
– non mi sembrava davvero una persona incapace di prendersi cura di qualcun altro.
– all’inizio, non sembrava nemmeno a me. ma forse abbiamo due concezioni diverse del prendersi cura degli altri.
– però. non cambiamo argomento. raccontami cosa è successo stavolta.
– stavolta è successo che quella sera arrivava un’altra. per la precisione, la stessa per cui il sabato che l’ho lasciato avevamo interrotto una discussione piuttosto seria perchè “ora la devo andare a prendere”. quindi, realisticamente avevo già il dente avvelenato, o quanto meno ero già in preallarme.
-….. questo non è carino.
– lo so, ma non ci posso fare niente. è come quando ti scotti prendendo in mano una cosa che era sul fuoco. poi la volta successiva non puoi mica fare a meno di ricordartene e di avere paura a toccarla.
– vai avanti.
– bene. lui mi aveva detto che ci saremmo sentiti la sera. sinceramente, per me non eran nemmeno necessario, avevamo chiaccherato nel pomeriggio
– aspetta aspetta. quindi mi stai dicendo che state litigando per un momento in cui non vi siete sentiti, momento in cui però tu non ritenevi nemmeno necessario sentirvi…?
-…sì.
– ti accorgi di quanto sia incoerente?
– no. o forse, sì. ma non come intendi tu. forse l’incoerenza è stata mia, avrei dovuto dirgli “guarda lascia stare. tanto stasera sarai con margherita. e di sicuro succederanno casini”. ma non gliel’ho detto.
– perchè?
– perchè… non lo so. perhcè pensavo che fosse diverso, stavolta. perchè è stato lui a chiedermi di sentirci. perchè quando io gli dico “ci sentiamo più tardi” non è che poi mi dimentico di chiamarlo.
-allora quella sera del regina nera, in cui lui si è preoccupato?
-… ma io quella sera non ho dimenticato di chiamarlo. gli ho scritto un messaggio di fretta, perchè eravamo in macchina e poi siamo arrivati al locale e poi dovevo cambiarmi e…
-… e non hai trovato il tempo di chiamarlo.
-….già.
– come lui non ha trovato il tempo giovedì.
– già. ma è diverso.
– diverso? sicura?
-…..no. cosa dovremmo fare allora? non sentirci mai le sere in cui siamo con i nostri amanti?
– …. stai cercando di fissare una regola unica per tutte le future serate con gli amanti? ti rendi conto di quanto sia… assurdo? controproducente? impossibile?
– …. noi abbiamo sempre costruito regole.
– forse è qui che avete sbagliato.
– le regole servono per proteggerci. per non farci male a vicenda.
– e questa cosa funziona?
– … no.
– quindi cosa credi di fare in merito?
– … smettere di mettere regole?
– e poi?
– smettere di pretendere cose da lui che non posso avere?
– e poi?
– …. e poi andrà tutto a puttane.
– perchè pensi questo?
– perhcè io e lui siamo troppo diversi. e non troveremo mai punti d’accordo a sufficienza per sopravvivere l’uno all’altra.
– e invece, mettendo regole e imponendovi di seguirle… funziona…. giusto?
– …. no.
– di cosa avevi bisogno giovedì sera, che lui non ti ha dato?
– questa domanda ha un miliardo di risposte.
– sentiamole. ho tempo.
– ….. la prima. di sapere che avrebbe rispettato i patti e preso in considerazione le mie tempistiche.
– mmmh.
– cosa?
– e tu, le sue tempistiche le hai prese in considerazione? o hai solo preteso che lui rispettasse le tue?
– ma LUI aveva detto che ci saremmo sentiti.
– e tu NON gli hai detto che non era necessario o che non ci sareste riusciti.
– ma io gli ho telefonato.
– anche lui.
– ad un orario in cui in genere ci sentiamo.
– no. ad un orario in cui faceva comodo a te. e hai preteso che lui fosse lì,a risponderti, all’istante. anche se era in compagnia. anche se stava facendo altro. anche se non era la serata dedicata a te.che cosa vuoi? una relazione poliamorosa e rispettosa o un rapporto di schiavismo?
– ……
– andiamo avanti. perchè non hai risposto quando lui ti ha chiamata?
– perchè avevo tolto la suoneria.
– perchè stavi dormendo?
– non lo so. no. probabilmente no. forse ero ancora sveglia.
– e se eri ancora sveglia perchè non gli hai risposto?
– perchè ci ero rimasta male, che lui non mi avesse risposto. perhcè l’ho immaginato a cena, con un’altra. o a letto ocn un’altra. o a ridere con un’altra. e ho pensato che di me non gliene fregasse niente, in quel momento.
– forse era anche vero. perchè tu, quando sei con alessandro, hai voglia di interrompere le vostre cose per chiamare lui?
– … no.
– ….
– così non funzionerà. mai.
– chi te lo dice?
– ci faremo solo del male.
– chi te lo dice.
– io mi aspetto cose da lui che lui non fa.
– e allora smettila di aspettartele.
– e se le reputassi cose fondamentali per un rapporto di coppia?
– allora ciò significherebbe che voi non avrete un rapporto di coppia. da quando sei così attaccata alle parole?
– ….. quindi cosa saremmo?
– quello che potete essere.
– e se a lui non andasse bene? e se io non riuscissi a farglielo capire? non sono davvero così sicura che così funzionerà.
– invece, come la state attualmente gestendo, funziona bene?
– no.
– forse dovreste allentare.
– …. non credo sia la soluzione.
– forse non siete fatti per essere una coppia.
– ….quindi. tutti questi discorsi. e siamo alla stessa conclusione con cui sono partita.
– hai mai preso in considerazione l’idea che le tue siano scenate di gelosia?
– .
– che c’è?
– io NON SONO GELOSA.
– davvero?
– davvero.
– conosco decine di persone che potrebbero dire che la scenata del giovedì sera per una telefonata mancata E’ ESATTAMENTE il prototipo di gelosia classica della femmina classica in una relazione classica.
– … tu dici?
– sì. e dico che tu ti nascondi. perchè non lo vuoi ammettere. parli di territorialità, parli di invidia, parli di egocentrismo, parli di “io sono la prima”. ma in realtà. sei solo gelosa. e spaventata.
– no.
– sì.
– no. non è la gelosia il problema.
– ah no?
– no.
– cosa ti ha dato fastidio giovedì?la cosa più fastidiosa di tutte?
– … che lui mi abbia scritto che non mi aveva risposto perchè stava cenando con un’altra.
– e non è gelosia?
– no. è l’incoerenza. che mi infastidisce.
– l’incoerenza? ti ha scritto dopo appena mezz’ora. ti ha richiamato dopo quarantacinque minuti. proprio quei quarantacinque minuti che anche tu, venerdì sera, lo hai fatto aspettare dopo quel primo frettoloso mesaggio.
– ….
– allora?
– …..
– sei gelosa?
– …. no.
– … con te non si può parlare.
– …. lo so.
– hai la tua idea in testa. e vai avanti con quella.
– io NON SONO gelosa di M.
-….. ahhahahaahahahahahahahah. questa è davvero la panzana più grande tra tutte quelle che hai detto oggi.
-…
– perdonami, ma M. non era mica la stessa di quella “goccia che ha fatto traboccare il vaso”?
– ….sì.
– quella per cui ti eri arrabbiata perchè lui stava dedicando tempo ad un’altra invece che a te?
– …sì.
– quella da cui lui è passato a prendere un caffè  e tu gli hai fatto una scenata?
– ….sì.
– la stessa per la quale lui ti ha vagamente accennato a dei “diritti” e tu ti sei immediatamente INFUOCATA?
…….. sì.
– e sei sicura che questa non sia gelosia?
– …… no. gelosa di cosa?
– non lo so.forse di non essere più la prima. o l’unica.
– …..
– anche se, a dire il vero, mi pare che lui continui solo a ripeterti che tu sei la prima. oggi ti ha persino scritto che rinuncerebbe a tutte le altre per te.
-…..
– pensaci bene. in fondo, tu sei SEMPRE stata la prima.
– ….
– sempre. in tutte le tue relazioni. anche in quelle non monogame.
– già. beh. esistono delle relazioni non monogame in cui c’è comunque una prima.
– ma tu non lo sei più. non lo vuoi più. hai chiesto tu di non essere più partner primari. ricordi?
– già.
-quindi?
– …..
– QUINDI?
– questa cosa non finirà bene.
– perchè? perchè tu hai bisogno di essere il partner primario, forse? sempre?
– … non lo so.
– non sei forse felice che A. non esca con nessun altra a parte te? non ti sei forse sentita benissimo quando ti ha detto che da quando è tornato ha scopato solo con te?
– …..sì.
– continui a dire che non vuoi essere la prima?
-…..
– lo sai che lui è questo che vuole. lo farebbe.
– ma ci abbiamo già provato. e non ha funzionato.
– quindi ora perchè ci state riprovando?
– … non lo so. perchè me lo ha chiesto lui.
– ……..
– … lo so. suona davvero male.
– ci credi in questo rapporto? ci credi davvero?
– non è questione di crederci o no.è questione che non funziona. in nessun modo.
– quindi non ci credi. non più.
– ….. io non lo so.
– sai cosa credo? credo che sia tu che non vuoi più che lui sia il primo. e non hai le palle per affrontare questo discorso e dirglielo a chiare lettere. o forse non hai le palle per accettarlo, perchè in fondo gliel’hai già detto e lui ti ha detto che va bene così. forse in realtà sei tu che sei preoccupata e cerchi di scaricare tutte le colpe su di lui. di trovare in lui difetti. che in realtà hai tu. la malizia non è nell’occhio di chi guarda? non è sempre questo che dici?
– ….sì
– e allora forse non è che stai accusando lui di fare cose che in realtà stai facendo tu?
– ….
– non sei tu, che fai fatica a cedere una parte del tuo tempo con A. per chiamare lui?
– ….
– non sei tu che non sei disposta a interrompere una cena per messaggiargli o per chiamarlo e lo fai solo a fine serata o mentre sei in macchina o proprio quando non avete più nulla da fare insieme…?
– …..
– forse sei tu che non accetti una relazione non primaria. ci hai mai pensato?
– …no.
– hai sempre avuto dei problemi ad ammettere che qualcosa nella tua vita fosse in grado di FINIRE. lo sai.
– …
– hai sempre lasciato i tuoi “fidanzati” sentendoti come se ti stessero lacerando il cuore. ma quando una cosa non funziona, non funziona e basta. e bisogna lasciarla andare.
– …. ma tu da che parte stai?
– dalla tua. sempre dalla tua. stai parlando con te stessa. da che parte dovresi stare?
– credi che dovrei lasciarlo?
– credo che dovresti fare quello che ti rende felice.
– e cioè cosa?
– bambina. questo lo puoi sapere solo tu. e lo sai. solo, non hai le palle per ammetterlo. o per affrontarlo. nemmeno per scriverlo.
– ci rimarrà male.
– sta già soffrendo.
– gli si spezzerà il cuore.
– sta già succedendo.
– gli ho appena detto che ci proverò.
– e perchè lo hai detto?
– iontendevo dire che proverò ad accettare come è fatto. ma questo non implicava affatto che saremmo riusciti a ricucire insieme il rapporto di una volta.
– e cosa implicava?
– che l’unico modo è alleggerire. come sapevo già due mesi fa, quando ho iniziato a pensare di lasciarlo.
– parlami di questo “alleggerire”.
– non so se posso farlo. non so nemmeno io cosa significhi. so che per amare una persona e condividere determinati sentimenti e progetti, io ho bisogno di cose che in questo rapporto non trovo.
– e …
– e che è inutile che io gli chieda e lo costringa a fare. lui non è così. è diverso. e non c’è altra possibilità.
– ti ha detto che si sarebbe impegnato. che ci avrebbe provato. che sarebbe cambiato.
– le persone non cambiano. non per fare contente le altre persone, quanto meno.
– finalmente un punto su cui siamo d’accordo.
– quindi, cosa dovrei fare?
– io non lo so.
– sabato lui sarà qui. e io cosa dovrei fare?
– io non lo so.
– …. non sei d’aiuto.
– mi dispiace.
-….. non mi sento affatto meglio.
– non ho mai detto che lo avresti fatto.
– ora dove le trovo le forze per affrontare la giornata?
– non lo so. attingerai dalle riserve, come al solito. sembra che tu le abbia infinite. salvo poi covare rancore e rabbia e tirarle fuori al primo screzio o alla prima lieve discussione.
– ….sì.
– sei felice con lui?
– no.
– allora lascialo andare.
– no.
– …è inutile parlare con te.
– ….sì. lo so.

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poliamore, poligamia, polyamore

nella suite ci dormo io (o: delle cose che sono in continua evoluzione)

“la suite consiste in una serie di privilegi, precedenze e diritti che possiede una persona che frequento rispetto alle altre, ottenuta grazie al ruolo più rilevante o consistente che riveste questa persona nella mia vita sentimentale, rispetto a tutti gli altri/e.”

“suite” è un termine che ho coniato nella mia prima vera esperienza poliamorosa. coniato io o Lui, l’intestatario della suite, non ricordo con precisione, ma non importa molto. in una delle pareti c’è e rimarrà sempre la targa “in memoria di”.
perchè l’abbiamo coniata? non lo so. forse perchè avevamo paura. forse perchè avevamo bisogno di sicurezza, forse perchè era REALMENTE così. forse sì…. quella cazzo di suite esisteva. “il cuore ha più stanze di un bordello, ma io ho la suite” questo era ciò che ci ripetavamo. delirante o sensato che questo vi appaia, non importa. per un po’ ha funzionato. ed era anche un discreto equilibrio, sensatamente stabile e piacevolmente efficiente. forse, traeva ispirazione dall’unica coppia poligama che avevamo sotto gli occhi allora e che vive esattametne così: un rapporto primario attorno a cui orbitano manciate di altre “scappatelle” (passatemi il termine, demoniacamente impreciso ma assolutamente efficace). forse. o forse è quello che eravamo assieme o che avevamo bisogno di essere assieme. una coppia. contro tutto e tutti.

parlo al passato. me ne sono accorta. oggi, nella suite ci dormo io. e “io” è l’unica persona a cui dedico quelle speciali attenzioni e diritti e privilegi. come: mettere sempre al primo posto la sua felicità, chiedere sempre il suo parere prima di fare qualsiasi scelta che potrebbe coinvolgerla. darle sempre la precedenza, su tutto e du tutti. costruire progetti solidi e conclamati per il futuro solo con questa persona. concederle il diritto di veto o di esclusiva.
ebbene, ad oggi, questa persona sono IO. e inizio forse anche un po’ a pensare che questa della suite sia stata solo uno stadio, una tappa nella evoluzione, una situazione non stabile e incline al mutamento e che in realtà tutte le storie che la attraversano siano poi inclini al cambiamento. già. lo stadio “suite”. in cui ti illudi di avere il controllo della situazione e di non essere in pericolo, mai. si può dire che questo stadio sia un po’ una via di mezzo tra la monogamia e la poligamia. è una poligamia molto controllata. una monogamia un po’ aperta. come quelle coppie in cui lui va a puttane tutti i mercoledì sera dopo il calcetto e lei chiude un occhio, anzi forse anche un po’ le piace l’idea e a nessuno dei due verrebbe mai in mente di cambiare nulla.

ebbene. ad oggi a me piace l’idea di essere libera. padrona di me stessa. in grado di muovermi nella direzione in cui desidero farlo. sembrerà assurdo a molti, ma all’improvviso è come se il concetto di coppia aperta mi stesse stretto. perchè parlare di COPPIA, se in realtà il termine definisce una relazione che intercorre tra molti? era una cosa che ha fatto impazzire un mio ex, per tutto il tempo in cui ha provato a capire me ed il mio modo di vedere le cose: se tu scopi con tutti, cosa differenzia me da tutti gli altri? ebbene. spesso le differenze si vedono, si sentono e si toccano con mano. questo è innegabile: la coppia C’E’ e poi ci sono tutti gli altri. ma forse a volte queste coppie nel tempo si trasformano. mutano. cambiano direzione. spesso in maniera imprevedibile. e non puoi davvero essere SICURO come volevi essere quando hai definito il tuo concetto di “coppia” e quello di “libertà”.

e allora forse il segreto è semplicemente godersi tutto ciò che succede, senza per forza aggrapparsi al concetto di PER SEMPRE. le cose cambiano. tutto scorre. panta rei, mi dicevano al liceo. e mai come in questo momento comprendo a pieno il significato di queste 8 lettere. pretendere di stare fermi immobili, ancorati alle proprie posizioni, quando tutto attorno a noi è corrente e acqua che spinge è non solo faticoso ma anche dannatamente assurdo ed inusuale. senza contare che quel che non si sposta prima o poi si piega. se non anche si spezza. quanto meno SI CONSUMA.

forse era nel corso naturale delle cose, quindi, questo cambiamento. questa evoluzione. o forse sto solo spostando la mia suite in un altro albergo ed ho cambiato locatore. in fondo, non lo posso davvero sapere. non adesso. non in anticipo, no, purtroppo e per fortuna non si può.

auguratemi buona fortuna.

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al-meno bigama.

bigamia: della capacità di una persona di amare due persone alla volta. vedi alle voci:
poligamia/poliamore/insaziabilità/incapacità di accontentarsi o di scegliere.
sicuramente, io sono AL MENO bigama.lo so con certezza ora, momento della mia vita in cui mi scopro
totalmente non in grado di rinunciare ad una persona per un’altra. o quanto meno, di non volerci nemmeno
provare.

perciò sì, potenzialmente sono bigama. perchè in questo preciso momento, non sarei in grado di mollare
nulla di ciò che ho per sostituirlo con qualcos’altro. tutt’al più, potrei solo aggiungere. aggiungere
persone capaci di comprendere, accettare, amare e convivere con questa mia capacità.

la Treccani a bigamia recita:
“reato di chi…blabla….delitto bilaterale…blabla…la pena….blabla”. che tristezza. ad oggi, per lo
stato italiano bigamia è solo un reato tra persone. non un sentimento. e solo tra persone CHE SI SPOSINO.
il caso in cui due o più persone si INNAMORINO non è nemmeno contemplato, la parola esiste solo in quanto
indicante un reato. non una possibilità quotidiana tangibile e vera. fantastico, realizzo solo adesso che
uno dei più distinti dizionari descriventi il nostro mondo non si prende nemmeno il disturbo di considerare
la bigamia come qualCOSA. qualcosa che accade. che succede. che ESISTE. che è POSSIBILE. qualcosa da
insegnare ai nostri figli, per permettere loro di scegliere meglio o quanto meno di tollerare. che
tristezza. essere innamorati di due persone insieme….alzi la mano chi non lo è mai stato. ma sarebbe
troppo scioccante ammetterlo. figurarsi addirittura SCRIVERLO.
in tutto questo, ci salva wikipedia, che almeno mette una pagina di disambiguazione con un collegamento
alla voce poligamia. ma wikipedia non è IL sapere. è solo una raccolta di informazioni redatta a più mani.e
comunque, nemmeno qui si parla di amore.

a pensarci bene, è un bene raro, innamorarsi. non è facile che succeda con una persona. immaginatevi con
due! per questo mi chiedo: sono mai stata davvero bigama? forse sì. spessissimo ho avuto due storie
contemporaneamente. all’insaputa l’una dell’altra, ovviamente, sì. ho tradito spesso, sì, un uomo con un
altro. ma non per forza per amore. ho avuto storie parallele, spesso, sì, ma non ero innamorata veramente
di entrambi… e poi… sì. ancora: sì. per un breve periodo di tempo, ho avuto il piede proprio spalmato
su due differenti staffe. durato pochissimo, per una combinazione puramente casuale di eventi.che poi…
casuale davvero oppure no? questo non lo saprò mai. so che si è conclusa, in frettissima, perchè io ho
chiuso una delle due storie. forse avevo solo paura di quel che sarebbe potuto succedere. in fondo, le
coincidenze molto raramente sono coincidenze. poche coincidenze sono frutto puro del caso. la maggior
parte, forse sono solo qualcosa che dovremmo ASCOLTARE.

comunque, così è stato. ho attraversato la strada di una persona, agguantata solo per caso. poi persa. poi
ritornata. poi persa. poi ritornata. in tutto questo, ero innamorata di un’altra persona. persa e ripresa.
persa e ripresa. poi persa. sono stata una donna bigama? sì. c’è stata una piccola sovrapposizione di
momenti, minuscola, in cui io ho amato tutti e due. in cui avevo doppie conversazioni della buonanotte.
doppio messaggio del buongiorno. reciproche consultazioni tra i tre capi del triangolo su argomenti di bene
comune. è durato solo un soffio. eppure. mi sono sentita così bene. non dico completa, ma sicuramente
serena. serena e tranquilla che almeno uno dei due a mia disposizione l’avrei semrpe trovato. vi suona un
po’ egoista, crudele e materiale? un po’ troppo superficiale come motivazione? può darsi. eppure è così. è
come quando vai al supermercato e non trovi proprio quello che cercavi, ma compri due articoli che,
sommati, danno il risultato che tu speravi di trovare in uno solo. cinica? può darsi. elisa diceva che sono
una donna troppo esigente per trovare davvero pace con un solo uomo. che uno solo non basta. è la verità?
ci sono persone che non sono in grado di completarsi in una sola metà? o sono solo io che sono dannatamente
egoista e intransigente per cui non mi basterebbe nemmeno l’intero esercito italiano (se non fosse che
l’ultimo buon proposito era “mai più militari”)?

questa risposta non la so. ditemelo voi. oggi, mi proclamo al-meno bigama. perchè poi in realtà una vera
vita poligama non l’ho mai avuta. sempre due, ora che ci penso. perchè forse due potrebbero bastare. perchè
forse è la mia idea di stabilità. il mio calore di casa. forse bigama è la soluzione, forse lo sarò sempre.
o forse non basterà. mai.

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