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Adel [l’amore non paga. fattelo bastare]

– coltello puntato – il mio coltello contro la tua armatura, cavaliere.

-Non sono un cavaliere.

-La cosa non ha la minima importanza.

-Sei una che si fida. – Il cavaliere alzò le mani, le mostrò i palmi vuoti. – non sono armato.

-Regola numero uno. Mai presentarsi ad un appuntamento disarmati.

-Già. Ora me ne stai facendo pentire

-Regola numero due. – distese il braccio completamente e mise in mostra il pugnale. Per farlo, lo costrinse ad indietreggiare qualche passo. Era un bel pugnale. Argento, probabilmente. Un sacco di oro per comprarlo, valutò – mai lasciarli avvicinare oltre la distanza di sicurezza..

-Già. Mi avevano avvertito che non sei una facile.

-Regola numero tre. Mai avvicinarsi alle spalle di una sconosciuta.

-Tu non sei una sconosciuta.

-….

-Noi due ci conosciamo.

La lama affievolì di un secondo la sua forza.

-Racconti balle, straniero.

– Ti ho vista arrivare. Ti ho guardata. Noi due ci siamo già incontrati.

– Questo è impossibile.

-… ci conosciamo già.

– Forse in un altro mondo. In questo, io non mi ricordo di te.

-…..Touchè.

– Ora credi di poter fare qualche altro passo all’indietro in modo che io possa rinfoderare il pugnale – la punta della lama di fece più forte e lei più vicina – oppure ne vuoi fare qualcuno in avanti e infoderarlo tu?

Il cavaliere indietreggiò. Lei tornò a ciò che stava facendo. Gli voltò le spalle. Eppure. Era come se lo stesse ancora guardando.

– Ora dimmi che cosa posso fare per te. Cavaliere.

– Perché credi che voglia qualcosa da te?

-Ho come l’impressione che ti interessi qualcosa. Forse… uno dei miei servigi.

– forse.

– Quindi. dimmi cosa posso fare per te.

– Dimmelo tu.

Adel lo squadrò.

– Io credo che tu non abbia abbastanza denaro – gli puntò di nuovo una lama, questa volta molto vicino ai testicoli – nella tua borsa.

– Io credo proprio di averne più che a sufficienza.

– Ah sì? Beh – Adel lo squadrò di nuovo – io non sono interessata.

Fece per andarsene. Il cavaliere le afferrò il polso, la costrinse a girarsi e la strinse a sé.

-Swwwiiiiissssshhh – un coltello puntato.

-Stai dimenticando la regola numero due. Straniero.

-….

-Il mio pugnale contro la tua armatura.

-Non è un’armatura.

-Hai ragione. Ne è una stupida imitazione.

-Io credo che dovresti smettere di puntarmi il pugnale addosso.

– E cosa dovrei fare, invece? Sentiamo.

– Infilarti in quel vicolo laggiù, per esempio. E inginocchiarti.

– Io credo che tu non abbia abbastanza denaro nella tua borsa.

– L’amore non si paga.

– Non me ne intendo di amore. Ma un pompino in ginocchio nascosta in un vicolo credo che sia davvero l’idea più lontana da esso che mi sono fatta.

– Hai ancora molto da imparare.

– …

– …

– E tu mi devi ancora pagare.

– Vorresti i soldi PRIMA?

– Io li prendo sempre PRIMA.

– E come faccio a sapere che farai davvero quello per cui ti ho già pagato?

Adel svicolò il braccio dalla sua mano.

– Credevo che ti avessero parlato di me.

Gli piantò gli occhi nei suoi. Il cavaliere sussultò. Erano bianchi.

– Nessuno dei tuoi compari si è mai lamentato per ciò che ha pagato.

– ….

– Che c’è? Credevi di avere l’esclusiva… cavaliere?

– Se io sono assomiglio ad un cavaliere, allora… tu assomigli davvero tanto ad una puttana.

– Non me ne intendo di puttane. Ma se intendi dire che mi faccio pagare per fare quello che mi si chiede di fare. Allora sì. Probabilmente lo sono.

– ….

– A mezzanotte. Nella piana. Porta i tuoi soldi. O in cambio avrai un pugnale in ricordo, per il tempo che avrò perso.

Adel giudicò chiusa la conversazione. Rinfoderò il pugnale. E si allontanò.

– Qual è il tuo nome?

Si fermò.

– Adel

– Adel e poi?

– Solo Adel.

– …?

Ancora quegli occhi bianchi. Puntati nei suoi.

– Fattelo bastare.

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