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come un castello (mi difendo. da me stessa. non so far altro.)

come un castello, mi difendo. da me stessa. non so far altro.
sono una cinicica, stupida e gelida scienziata. crudele e inrtansigente. e a volte, il lato obiettivo delle cose non è quello giusto da cui guardarle.

è cominciato tutto molti anni fa. quando ho iniziato a chiedermi sempre i perchè. i perchè di tutto. i perchè delle cose.
credo che tutti nella vita si chiedano dei perchè. c’è chi si chiede solo perchè le si spezzino in continuazione le unghie, d’accordo. ma, beh…. è pur sempre un perchè.
i miei perchè sono sempre stati molto reali. molto concreti. molto scientifici. e la biologia, ho scoperto presto, era per me come la religione. il libro delle risposte. il motore che fa muovere il mondo. tutti i perchè delle cose. la luce che indicava la strada. immagino che ve ne sarete accorti. il mio incedere nella vita somiglia piuttosto bene all’incedere di uno scienziato. che osserva. raccoglie dati. analizza. elabora teorie e spiegazioni. le verifica.
beh. lasciatevelo dire. non sempre è confortante. a volte ti consola, spiegandoti il motivo di un comportamento che ti ha stupito. a volte ti aiuta, indicandoti per brevo tratto la direzione e il cammino. ma non sempre è confortante.e a volte, sembra quasi che indichi la direzione sbagliata.

prendi stamattina. prendi ierisera. sepolta da pensieri nebulosi. incerta sul da farsi. il cuore a metà strada, legato da briglie logore e stantie, vecchie di decenni. allentate, ma ancora chiuse. sul punto di rompersi, ma ancora resistenti. il cuore legato. ma non troppo immobile. immobilizzato, ma con ancora la capacità di pulsare. piuttosto sotto controllo. ma non come dovrebbe. e la fregatura è lì. nello spazio tra la testa e il cuore. tu ti fermi a riflettere e all’improvviso hai due direzioni, davanti. due decisioni. due pensieri. due visioni del mondo. entrambe dentro di te. contrarie. e non sai più quale ascoltare.
rileggo le pagine indietro, cerco conforto nelle mie stesse convinzioni, fisse e sicure come l’inchiostro su carta. e vi trovo sempre: cinismo e fredda determinazione. e l’amore? dov’è l’amore?

il metodo è semplice: contare i successi e gli insuccessi, per ricavarne la legge dell’ovvietà. nessuno ama per sempre. o almeno così sembra. anche se “nessuno” scientificamente parlando in realtà equivale semplicemente a una deviazione standard. il che significa che qualcuno c’è. ma significa anche che sono così dannatamente POCHI.

riempio il cellulare delle parole che hai bisogno di sentire. è il mio cuore che detta. la raizonalità l’ho messa a tacere. ma poi sono arrivati i sogni. dopo. arrivano sempre i sogni.

non ricordo cosa ho sognato. ma mi sveglio. polverosa e cinerea. col passo pesante. il cuore schiacciato sotto un peso. il lento incedere che è quasi un non camminare più.
oh, louise, non sto dicendo la verità. non mi stai minacciando, sono io che mi minaccio. la mia vita prudente e ben guadagnata non significa niente. l’orologio ticchettava. pensavo: quanto manca perchè comincino gli urli? quanto manca alle lacrime, alle accuse e al dolore? quel particolare peso sullo stomaco che duole quando perdi qualcosa che non sei riuscito ad apprezzare? perchè è la perdita la misura dell’amore?

il mio cervello da scienziata pulsa. non può fare altro. forse è solo un meccanismo di difesa. forse è come sono. forse han ragione tutti gli altri, quando mi dicono che sono gelida. e cattiva. ed egoista e crudele. come un castello, mi difendo. da me stessa. non so far altro.
Non desideravo solo la carne di Louise, desideravo le sue ossa, il suo sangue, i suoi tessuti, i tendini che la tenevano insieme. L’avrei tenuta stretta per milioni di anni finchè lo scheletro fosse diventato polvere. Chi sei tu che mi fai provare queste sensazioni? Chi sei tu per cui il tempo non ha significato?
Sentendo il calore delle sue mani pensai: è il fuoco che sfida il sole. Qui mi riscalderò, mi nutrirò, troverò conforto. Mi aggrapperò a questa pulsazione obliando ogni altro ritmo. Il mondo andrà avanti e indietro in balia della marea del giorno ma non qui nelle sue mani, con il mio futuro tra le sue palme.

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13 thoughts on “come un castello (mi difendo. da me stessa. non so far altro.)

  1. justagameofroles ha detto:

    Un castello… il voler difendersi da se stessi… o la voglia di non farsi più ferire da qualcuno di ‘esterno’? O voglia di contenere qualcosa (se il ponte levatoio rimane sempre chiuso, quello sfarzo di lusso rimane comunque una prigione).
    Parlare fa bene, molte volte… e non sempre, gli attacchi subiti, sono a finalità di conquista. Le persone che realmente ti vogliono bene, potrebbero attaccare il tuo castello per liberarti. Da cosa, liberarti? Da te stessa e dalle tue paure.

    • difendermi…. da me stessa. primariamente. sempre. da tutti gli altri. come riflesso. in continuazione. contenere qualcosa.. no. ho smesso da tanto tempo. rinchiudere cose che non si possono dire? o forse solo parole che non si possono ascoltare. a volte è difficile pronunciarle. persino qui.

      • justagameofroles ha detto:

        Difendersi da tutti gli altri è, ormai, all’ordine del giorno. Difendersi da se stessi… credo sia la cosa più difficile di tutti (esperienza personale). Se ‘rinchiudi cose’, di conseguenza, il castello diventa “contenitore”. Parole difficili da pronunciare e che non si posso ascoltare? Ne sei sicura? Esistono persone, oltre a te, che possono affermarlo?
        Non rispondere, so che, una cosa del genere, equilave ad abbassare le difese della fortezza. Ma, a questo punto, stiamo parlando di un imponente castello o di uno spaventato riccio appallottolato (ferito, tra l’altro)?

      • justagameofroles ha detto:

        Non è metterti al tappeto, è analizzare ciò che scrivi e, soprattutto, ciò che c’è dietro le parole.
        Il resto dipende da te, se vuoi essere curata; il tempo non cura tutte le ferite, chi l’ha detto era troppo ottimista od era in vena di cazzate.
        Se non ti esponi, non potrai essere medicata. E, per tua informazione, ci sono stupidi, al mondo, che prenderebbero quel riccio anche a rischio di rendere, la propria mano, un puntaspilli. Staresti ancora più male, se così fosse.

      • justagameofroles ha detto:

        Spero sia una battuta ma, nel caso, me la sarei cercata 🙂

        Non c’è bisogno di ringraziare 🙂

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