poliamore, poligamia, polyamore, racconti erotici, sesso, V.M.18

io te e lei. (V.M. 18)

e lei ha una pelle candida e morbida, pallida come la luna. proprio come me l’avevi descritta. le sfioro la linea del collo, leggo la forma delle sue vertebre sotto i miei polpastrelli. rabbrividisce e per un attimo si ferma, si volta, mi sorride.

cerco di non farmi distrarre. tuffo il basilico in una ciotola di acqua, cerco di rimanere concentrata. cosa dovevo fare, a questo punto? l’ordine delle cose si confonde. nella mia testa solo tu e i tuoi capelli colore del fuoco. non credo di farcela ad arrivare a fine cena. non so se riuscirò a fingere ancora così a lungo.il desiderio, imperante, che mi permea e stupra il cervello in questo istante è violento e sa di te. immobilizzarti la mano con cui impugni il coltello, schiacciarla sul tavolo in modo che tu non la possa spostare. schiacciarti il mio peso addosso fino a farti gemere per il dolore che ti incide le carni, morbide, tra il marmo e le tue bellissime ossa del bacino. annusarti e ascoltare qual’è l’odore che fai, quando sei eccitata e in attesa…. credevo di averlo solo pensato. ed invece l’ho fatto. davvero. ho una mano libera ancora, se non avete perso il conto ed è quella che uso per raccoglierti la gonna e infilarmici sotto, la mia mano contro il profilo del tuo culo, la tua pelle così dolce. penso e faccio, senza nemmeno più sapere, mi risveglio in ginocchio con la mia faccia che scivola e si insinua nello spazio chiudo tra le tue natiche e le tue cosce, fino a non vedere più niente tranne qual’è la forma del tuo corpo visto da in mezzo alle tue gambe. inspiro e mi riempo i polmoni. il tuo profumo ubriaca. la mia lingua ti indaga. adoro leccartela appoggiandomi sul tessuto morbido delle tue mutandine. sentire e non sentire. godere e non godere. no, non ho fretta, alessio non tornerà prima di un’ora. voglio godermela. abbiamo tutto il tempo.

le tue labbra sono morbide, sensuali, così bollenti ed umide. le esploro, attraverso il tessuto, studio le tue reazioni, cerco di individuare i punti più dolci, quelli più sensibili, quelli – proprio quelli – che ti fanno trattenere il fiato ora. insisto. e mi distraggo. sono stata ingenua e ho abbassato la guardiae ho perso il controllo di te. così ti giri e subisco, passiva, ciò che desideri. sollevi leggermente una gamba – è un trucco che conosco – e mi spingi il viso ancora più a fondo in mezzo alle tue gambe. sorrido, mentre allungo la lingua lì dove dovrebbe nascondersi l’entrata, oltre il pizzo delicato delle tue mutandine e mentre sento il clitoride gonfio, caldo, che mi batte sulla faccia. penso (ancora penso? oh mio dio) che è strano trovarmi a succhiarti tra le gambe senza averti mai nemmeno baciato sulla bocca – sulle labbra, quelle vere. mi alzo in piedi e ti schiaccio, di nuovo, tra me ed il marmo. non voglio che tu vada da nessuna parte, ora. voglio che resti qui. a farti guardare. il grigio dei tuoi occhi a volte mi spaventa. sei così bella che ho paura di sciuparti. mi chiedo se pensi lo stesso di me. e tu, mi senti, senti il cambio di registro dei miei pensieri. e per tenerli zitti, mi prendi il volto tra le mani e mi baci. di quei baci morbidi che solo le donne sanno dare. senza fretta, senza violenza, senza fervore: solo il piacere dell’esplorarmi lentamente, un millimetro dopo l’altro, rispondere ai miei movimenti, lasciarmi adattare ai tuoi. appoggio le mani sui tuoi seni. sei ancora vestita, troppo vestita. li stringo, con delicatezza – ho paura di farti male. mugoli di piacere, il tuo bacino si spinge contro il mio ricordandomi dov’è il luogo più caldo del desiderio – mio e tuo insieme – e quando stacchi una mano e la allunghi oltre me, all’inizio non capisco. poi lo sento. lo vedo. entra nel mio campo visivo ma sta guardando te, ipnotizzato. i tuoi occhi devono essere stregati. senza chiedermi nulla e senza togliere un solo grammo di pressione e desiderio dal tuo corpo spinto verso il mio, lo baci. non l’ho mai visto baciare un’altra donna e rimango senza fiato. gli occhi chiusi di entrambi vi proiettano in uno spazio fatto di sole e pure sensazioni. luoghi del desiderio, da cui per una sola frazione di secondo temo di rimanere esclusa. ma poi lo sento. conosco ogni sfumatura ed ogni curva del suo cazzo in erezione, eppure quando me lo appoggia nella scanalatura tra le natiche, attraveso strati di vestiti, è come se fosse la prima volta. mi bagno come una bambina e lui lo sa, lo sente dall’odore che io e te facciamo insieme. insinua una mano nello spazio inesistente tra i nostri due corpi, spinge per aprirsi un varco, fino a infilarsi non so proprio come oltre i jeans, dentro alle mie mutande e intingere la punta delle dita nei miei liquidi caldi. quando toglie la mano, smette di baciarti. ti guarda, ti tiene bene fissi gli occhi addosso. il suo corpo schiacciato sul mio, il mio sopra il tuo e dietro solo un bancone di marmo. e poi finalmente, il mio premio, il mio meritato premio è un suo bacio con gli occhi fissi nei miei, mentre le sue dita bagnate scivolano nella tua bocca. sussulti. non ti aspettavi il mio sapore. e non so come, riesci a svincolarti e lui approfitta dello spazio che si è creato per stringersi a me. ho bisogno di questo. i suoi occhi, la sua bocca, la sua attenzione. completa. il silenzio nei nostri sguardi. non c’è bisogno di parlare. sorrido.e lui sussulta. chiude gli occhi e solleva il mento, ascolta, di nuovo perso in quel mondo di solo piacere. strano vedergli questa sensazione e sapere di non esserlo io ad averlo preso in bocca. abbasso gli occhi e sei tu. lo spettacolo più bello che io abbia mai visto. il tuo viso che scivola avanti e indietro, la sua mano che ti tiene a bada i capelli, le tue labbra che disegnano la “o” perfetta del contorno del suo cazzo. continui a succhiarglielo come se nulla fosse, alzi lo sguardo su di lui, prima, e su di me, poi. lì rimani. siete bellissimi ed io non vorrei mai distogliere lo sguardo. ma me ne devo andare.

andare per poi tornare. la situazione non è cambiata, se non di poco. giusto la posizione – che, devo dire tra l’altro, non avevamo mai provato. l’hai disteso sul tavolo completamente – marmo gelido contro la sua pelle bellissima – e con devozione glielo stai ancora tenendo in bocca e succhiandolo gustosamente. sei bellissima ed io voglio fare qualcosa per te. voglio un briciolo della tua attenzione. voglio che tu senta quella erezione diventarti ancora più dura, in bocca, per l’eccitazione e voglio sentire alessio sussultare. ti alzo la gonna e lascio che il mio sguardo segua il profilo del tuo culo. potrei stare ore solo qui a guardarlo. e invece lo assaggio, in punta di lingua, lo accarezzo, con i polpastrelli di una mano. l’altra è già pronta, bagnata al punto giusto, una piccola noce di lubrificante apoggiata sulla punta delle dita. ti scosto le mutandine e non voglio che tu abbia tempo per pensare, per accorgerti,per capire. ti spalmo le dita sulle labbra, le muovo su e giù, cerco di farti aprire. la tua testa si blocca, un istante, hai un tentennamento per un secondo e alessio riapre gli occhi e mi vede. le mie dita che scompaiono tra le tue gambe e quel dildo nero in mano. sorride e non ti dice niente. chiude gli occhi e ti ascolta, leccarglielo e amarlo come tu sai fare. te ne appoggio la punta sull’apertura della tua fica. è freddo – adoro questo materiale – e hai un guizzo, non sai cosa sta succedendo. vuoi alzare la testa per controllare, ma lui ti blocca con una mano, te la rispinge in basso, un movimento rapido e deciso che te lo affonda in gola. – ferma e continua a succhiare – ti ordina. e tu ubbidisci. sei bravissima a farlo. e come premio, ti meriti il servizio completo. te lo infilo tutto, dentro, in un colpo lento ma deciso, non so quanto sei brava a lasciarti invadere. il tuo corpo crolla su quello di alessio e togli la bocca dal suo cazzo per poter respirare. sollevi un poco i piedi, da terra, alzi il culo all’insù per farti penetrare e godere. sorrido, mentre lo tiro fuori e poi te lo rispingo dentro e quando arriva a fine corsa e ti batte contro l’utero, alessio ti schiaffeggia. un solo colpo, duro, sul volto. – ho detto continua a succhiare – ti dice ed i suoi occhi sono tornati di quel verde militare che hanno solo quado impartisce un comando. ti prende per i capelli e ti costringe ad aprire di nuovo le labbra. il tuo diaframma sussulta, hai finito lo spazio e la sua cappella è nella tua gola ora – lo so, è lungo e grosso ed impegnativo, lo so, ma ce la puoi fare. cerca solo di non respirare. il ritmo con cui ti muovo il dildo dentro di te diventa in fretta lo stesso con cui lui ti muove la testa su e giù. penso che ti vorrei legare le mani dietro la schiena e immobilizzare la gambe al tavolo, solo per il gusto di toglierti ogni possibilità di scelta e costringerti alla resa, ma è presto – troppo presto – non possiamo fare tutto ora.
vorrei continuare questo giochino per ore, guardarti succhiare il cazzo del mio uomo, che è di una bellezza senza fine e ascoltare lui farsi il respiro forte e corrugare la fronte ascoltando il suo orgasmo che sale. accorgermi che sei tu a fremere, sotto i colpi del cazzo in vetro che hai dentro e guardarlo scivolare, dentro e fuori da te, sempre più umido, sempre più bello. ma il momento ormai è quasi arrivato – mi aveva detto alessio che sei veloce a farlo venire con la bocca ed è vero, sei dannatamente brava – e anche questa volta ti meriti un premio. ti affondo il vetro nero di questo enorme cazzo dentro e te lo tengo dentro spingendoti addosso il mio bacino. infilo una mano e cerco il tuo clitoride gonfio, grosso e caldo e ti masturbo, senza gentilezza, senza decenza, te lo schiaccio sotto le dita e te lo sfrego veloce con la mano, fino a farti gemere, fino a farti bagnare, fino a farti godere e raccogliere il tuo sapore nell’incavo della mia mano, mentre alessio – oh, alessio è a un buon punto – ti stringe i capelli e ti tira ancora di più a sè. abbassa il viso ed è questo il momento, quello in cui affonda il suo bacino ancora di più su di te, sollevando le anche come se fosse una mareggiata che ti esplode in faccia, posso immaginare la punta della sua cappella nella tua gola, mentre abbassa ancora di più il viso e ruggisce, quel sommesso suono gutturale che il suo demone interno produce quando arriva dritto all’apice del piacere… ti riempie la bocca in un istante e quando ha finito anche l’ultimo colpo ti lascia svicolare, devi respirare, apri la bocca per prendere aria, io ti levo le mani da dove le ho dimenticate e te le metto sulla gola, le dita umide piene del tuo sapore, ti costringo il viso verso il mio e ti bacio, lentamente, dolcemente, senza fretta e senza pressione, infilo la bocca per sentire il sapore che hai quando la tua saliva è piena dello sperma del mio amore.

Annunci
Standard

One thought on “io te e lei. (V.M. 18)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...