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come un castello (mi difendo. da me stessa. non so far altro.)

come un castello, mi difendo. da me stessa. non so far altro.
sono una cinicica, stupida e gelida scienziata. crudele e inrtansigente. e a volte, il lato obiettivo delle cose non è quello giusto da cui guardarle.

è cominciato tutto molti anni fa. quando ho iniziato a chiedermi sempre i perchè. i perchè di tutto. i perchè delle cose.
credo che tutti nella vita si chiedano dei perchè. c’è chi si chiede solo perchè le si spezzino in continuazione le unghie, d’accordo. ma, beh…. è pur sempre un perchè.
i miei perchè sono sempre stati molto reali. molto concreti. molto scientifici. e la biologia, ho scoperto presto, era per me come la religione. il libro delle risposte. il motore che fa muovere il mondo. tutti i perchè delle cose. la luce che indicava la strada. immagino che ve ne sarete accorti. il mio incedere nella vita somiglia piuttosto bene all’incedere di uno scienziato. che osserva. raccoglie dati. analizza. elabora teorie e spiegazioni. le verifica.
beh. lasciatevelo dire. non sempre è confortante. a volte ti consola, spiegandoti il motivo di un comportamento che ti ha stupito. a volte ti aiuta, indicandoti per brevo tratto la direzione e il cammino. ma non sempre è confortante.e a volte, sembra quasi che indichi la direzione sbagliata.

prendi stamattina. prendi ierisera. sepolta da pensieri nebulosi. incerta sul da farsi. il cuore a metà strada, legato da briglie logore e stantie, vecchie di decenni. allentate, ma ancora chiuse. sul punto di rompersi, ma ancora resistenti. il cuore legato. ma non troppo immobile. immobilizzato, ma con ancora la capacità di pulsare. piuttosto sotto controllo. ma non come dovrebbe. e la fregatura è lì. nello spazio tra la testa e il cuore. tu ti fermi a riflettere e all’improvviso hai due direzioni, davanti. due decisioni. due pensieri. due visioni del mondo. entrambe dentro di te. contrarie. e non sai più quale ascoltare.
rileggo le pagine indietro, cerco conforto nelle mie stesse convinzioni, fisse e sicure come l’inchiostro su carta. e vi trovo sempre: cinismo e fredda determinazione. e l’amore? dov’è l’amore?

il metodo è semplice: contare i successi e gli insuccessi, per ricavarne la legge dell’ovvietà. nessuno ama per sempre. o almeno così sembra. anche se “nessuno” scientificamente parlando in realtà equivale semplicemente a una deviazione standard. il che significa che qualcuno c’è. ma significa anche che sono così dannatamente POCHI.

riempio il cellulare delle parole che hai bisogno di sentire. è il mio cuore che detta. la raizonalità l’ho messa a tacere. ma poi sono arrivati i sogni. dopo. arrivano sempre i sogni.

non ricordo cosa ho sognato. ma mi sveglio. polverosa e cinerea. col passo pesante. il cuore schiacciato sotto un peso. il lento incedere che è quasi un non camminare più.
oh, louise, non sto dicendo la verità. non mi stai minacciando, sono io che mi minaccio. la mia vita prudente e ben guadagnata non significa niente. l’orologio ticchettava. pensavo: quanto manca perchè comincino gli urli? quanto manca alle lacrime, alle accuse e al dolore? quel particolare peso sullo stomaco che duole quando perdi qualcosa che non sei riuscito ad apprezzare? perchè è la perdita la misura dell’amore?

il mio cervello da scienziata pulsa. non può fare altro. forse è solo un meccanismo di difesa. forse è come sono. forse han ragione tutti gli altri, quando mi dicono che sono gelida. e cattiva. ed egoista e crudele. come un castello, mi difendo. da me stessa. non so far altro.
Non desideravo solo la carne di Louise, desideravo le sue ossa, il suo sangue, i suoi tessuti, i tendini che la tenevano insieme. L’avrei tenuta stretta per milioni di anni finchè lo scheletro fosse diventato polvere. Chi sei tu che mi fai provare queste sensazioni? Chi sei tu per cui il tempo non ha significato?
Sentendo il calore delle sue mani pensai: è il fuoco che sfida il sole. Qui mi riscalderò, mi nutrirò, troverò conforto. Mi aggrapperò a questa pulsazione obliando ogni altro ritmo. Il mondo andrà avanti e indietro in balia della marea del giorno ma non qui nelle sue mani, con il mio futuro tra le sue palme.

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amore, poliamore, poligamia, polyamore, sesso

A di Amore (o di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”)

forse ha ragione elisa. quando mi dice che io sono come un uomo, perchè so scopare senza metterci sentimento.

perchè in effetti è così. scopate distaccate e calcolate. voglio dire… non che io USI le persone. non che mi alzi e me ne vada dalle loro case subito e solo dopo aver raggiunto un buon numero diorgasmi…. ma… a volte è semplicemente SESSO. calcolato. concordato. prestabilito. con limiti e confini molto netti e molto chiari.  senza nulla agguingere. ma nemmeno senza nulla togliere. e no, non ci sarà coinvolgimento sentimentale. e no, non ti manderò il messaggio della buona notte per farti sapere “quanto sono stata bene stanotte” e no, non mi aspetterò che tu il giorno dopo mi mandi il messaggio del buon giorno e che mi chiami entro massimo una settimana per rivederci.

nulla di tutto questo. credo.

a volte scopo per il gusto di farlo. perchè sono una donna altamente sessuata. perchè, in questo, sono come un uomo e ho costantemente bisogno di soddisfarmi. 

 certo, a volte la sensazione è dannatamente fredda. vuota. isolata. come se riguardasse solo una parte di me, solo quei centimetri che sono direttamente coinvolti nell’atto. e niente altro.

certe volte, invece….. beh…. credo che il termine giusto sia FRIENDS WITH BENEFITS. quelle persone a cui vuoi bene, con cui fai ANCHE sesso. i tuoi AMICI. in fondo, anche prima di capirlo veramente, ero già stata a letto con praticamente tutti i miei amici. o più precisamente: quasi tutti quelli che io definivo amici erano senz’altro stati a letto con me. chiamatemi come volete.

certe volte, invece…. beh…. certe volte non è così. certe volte quello che era cominciato solo come una conversazione sul sesso e che era continuato grazie ad una evidente attrazione sessuale tra le foto del mio profilo e quelle del suo e che era finito con una subitanea notte di sesso spaccacuore al primo appuntamento, beh… certe volte, non è stato così. certe volte, più in fretta di quello che si crederebbe possibile razionalmente parlando, certe volte quella cosa che sembra solo puro e interessante sesso diventa amore. sì, amore. perchè tutto l’amore passa per il sesso. amore, sì sto parlando proprio di quello: Amore. quello con la A maiuscola. quello con la A di “chiedimi di rinunciare a tutto tranne che a te”. sì insomma. quello.

 

 

love you deeply. all the time. 

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poliamore, poligamia, polyamore, racconti erotici, sesso, V.M.18

io te e lei. (V.M. 18)

e lei ha una pelle candida e morbida, pallida come la luna. proprio come me l’avevi descritta. le sfioro la linea del collo, leggo la forma delle sue vertebre sotto i miei polpastrelli. rabbrividisce e per un attimo si ferma, si volta, mi sorride.

cerco di non farmi distrarre. tuffo il basilico in una ciotola di acqua, cerco di rimanere concentrata. cosa dovevo fare, a questo punto? l’ordine delle cose si confonde. nella mia testa solo tu e i tuoi capelli colore del fuoco. non credo di farcela ad arrivare a fine cena. non so se riuscirò a fingere ancora così a lungo.il desiderio, imperante, che mi permea e stupra il cervello in questo istante è violento e sa di te. immobilizzarti la mano con cui impugni il coltello, schiacciarla sul tavolo in modo che tu non la possa spostare. schiacciarti il mio peso addosso fino a farti gemere per il dolore che ti incide le carni, morbide, tra il marmo e le tue bellissime ossa del bacino. annusarti e ascoltare qual’è l’odore che fai, quando sei eccitata e in attesa…. credevo di averlo solo pensato. ed invece l’ho fatto. davvero. ho una mano libera ancora, se non avete perso il conto ed è quella che uso per raccoglierti la gonna e infilarmici sotto, la mia mano contro il profilo del tuo culo, la tua pelle così dolce. penso e faccio, senza nemmeno più sapere, mi risveglio in ginocchio con la mia faccia che scivola e si insinua nello spazio chiudo tra le tue natiche e le tue cosce, fino a non vedere più niente tranne qual’è la forma del tuo corpo visto da in mezzo alle tue gambe. inspiro e mi riempo i polmoni. il tuo profumo ubriaca. la mia lingua ti indaga. adoro leccartela appoggiandomi sul tessuto morbido delle tue mutandine. sentire e non sentire. godere e non godere. no, non ho fretta, alessio non tornerà prima di un’ora. voglio godermela. abbiamo tutto il tempo.

le tue labbra sono morbide, sensuali, così bollenti ed umide. le esploro, attraverso il tessuto, studio le tue reazioni, cerco di individuare i punti più dolci, quelli più sensibili, quelli – proprio quelli – che ti fanno trattenere il fiato ora. insisto. e mi distraggo. sono stata ingenua e ho abbassato la guardiae ho perso il controllo di te. così ti giri e subisco, passiva, ciò che desideri. sollevi leggermente una gamba – è un trucco che conosco – e mi spingi il viso ancora più a fondo in mezzo alle tue gambe. sorrido, mentre allungo la lingua lì dove dovrebbe nascondersi l’entrata, oltre il pizzo delicato delle tue mutandine e mentre sento il clitoride gonfio, caldo, che mi batte sulla faccia. penso (ancora penso? oh mio dio) che è strano trovarmi a succhiarti tra le gambe senza averti mai nemmeno baciato sulla bocca – sulle labbra, quelle vere. mi alzo in piedi e ti schiaccio, di nuovo, tra me ed il marmo. non voglio che tu vada da nessuna parte, ora. voglio che resti qui. a farti guardare. il grigio dei tuoi occhi a volte mi spaventa. sei così bella che ho paura di sciuparti. mi chiedo se pensi lo stesso di me. e tu, mi senti, senti il cambio di registro dei miei pensieri. e per tenerli zitti, mi prendi il volto tra le mani e mi baci. di quei baci morbidi che solo le donne sanno dare. senza fretta, senza violenza, senza fervore: solo il piacere dell’esplorarmi lentamente, un millimetro dopo l’altro, rispondere ai miei movimenti, lasciarmi adattare ai tuoi. appoggio le mani sui tuoi seni. sei ancora vestita, troppo vestita. li stringo, con delicatezza – ho paura di farti male. mugoli di piacere, il tuo bacino si spinge contro il mio ricordandomi dov’è il luogo più caldo del desiderio – mio e tuo insieme – e quando stacchi una mano e la allunghi oltre me, all’inizio non capisco. poi lo sento. lo vedo. entra nel mio campo visivo ma sta guardando te, ipnotizzato. i tuoi occhi devono essere stregati. senza chiedermi nulla e senza togliere un solo grammo di pressione e desiderio dal tuo corpo spinto verso il mio, lo baci. non l’ho mai visto baciare un’altra donna e rimango senza fiato. gli occhi chiusi di entrambi vi proiettano in uno spazio fatto di sole e pure sensazioni. luoghi del desiderio, da cui per una sola frazione di secondo temo di rimanere esclusa. ma poi lo sento. conosco ogni sfumatura ed ogni curva del suo cazzo in erezione, eppure quando me lo appoggia nella scanalatura tra le natiche, attraveso strati di vestiti, è come se fosse la prima volta. mi bagno come una bambina e lui lo sa, lo sente dall’odore che io e te facciamo insieme. insinua una mano nello spazio inesistente tra i nostri due corpi, spinge per aprirsi un varco, fino a infilarsi non so proprio come oltre i jeans, dentro alle mie mutande e intingere la punta delle dita nei miei liquidi caldi. quando toglie la mano, smette di baciarti. ti guarda, ti tiene bene fissi gli occhi addosso. il suo corpo schiacciato sul mio, il mio sopra il tuo e dietro solo un bancone di marmo. e poi finalmente, il mio premio, il mio meritato premio è un suo bacio con gli occhi fissi nei miei, mentre le sue dita bagnate scivolano nella tua bocca. sussulti. non ti aspettavi il mio sapore. e non so come, riesci a svincolarti e lui approfitta dello spazio che si è creato per stringersi a me. ho bisogno di questo. i suoi occhi, la sua bocca, la sua attenzione. completa. il silenzio nei nostri sguardi. non c’è bisogno di parlare. sorrido.e lui sussulta. chiude gli occhi e solleva il mento, ascolta, di nuovo perso in quel mondo di solo piacere. strano vedergli questa sensazione e sapere di non esserlo io ad averlo preso in bocca. abbasso gli occhi e sei tu. lo spettacolo più bello che io abbia mai visto. il tuo viso che scivola avanti e indietro, la sua mano che ti tiene a bada i capelli, le tue labbra che disegnano la “o” perfetta del contorno del suo cazzo. continui a succhiarglielo come se nulla fosse, alzi lo sguardo su di lui, prima, e su di me, poi. lì rimani. siete bellissimi ed io non vorrei mai distogliere lo sguardo. ma me ne devo andare.

andare per poi tornare. la situazione non è cambiata, se non di poco. giusto la posizione – che, devo dire tra l’altro, non avevamo mai provato. l’hai disteso sul tavolo completamente – marmo gelido contro la sua pelle bellissima – e con devozione glielo stai ancora tenendo in bocca e succhiandolo gustosamente. sei bellissima ed io voglio fare qualcosa per te. voglio un briciolo della tua attenzione. voglio che tu senta quella erezione diventarti ancora più dura, in bocca, per l’eccitazione e voglio sentire alessio sussultare. ti alzo la gonna e lascio che il mio sguardo segua il profilo del tuo culo. potrei stare ore solo qui a guardarlo. e invece lo assaggio, in punta di lingua, lo accarezzo, con i polpastrelli di una mano. l’altra è già pronta, bagnata al punto giusto, una piccola noce di lubrificante apoggiata sulla punta delle dita. ti scosto le mutandine e non voglio che tu abbia tempo per pensare, per accorgerti,per capire. ti spalmo le dita sulle labbra, le muovo su e giù, cerco di farti aprire. la tua testa si blocca, un istante, hai un tentennamento per un secondo e alessio riapre gli occhi e mi vede. le mie dita che scompaiono tra le tue gambe e quel dildo nero in mano. sorride e non ti dice niente. chiude gli occhi e ti ascolta, leccarglielo e amarlo come tu sai fare. te ne appoggio la punta sull’apertura della tua fica. è freddo – adoro questo materiale – e hai un guizzo, non sai cosa sta succedendo. vuoi alzare la testa per controllare, ma lui ti blocca con una mano, te la rispinge in basso, un movimento rapido e deciso che te lo affonda in gola. – ferma e continua a succhiare – ti ordina. e tu ubbidisci. sei bravissima a farlo. e come premio, ti meriti il servizio completo. te lo infilo tutto, dentro, in un colpo lento ma deciso, non so quanto sei brava a lasciarti invadere. il tuo corpo crolla su quello di alessio e togli la bocca dal suo cazzo per poter respirare. sollevi un poco i piedi, da terra, alzi il culo all’insù per farti penetrare e godere. sorrido, mentre lo tiro fuori e poi te lo rispingo dentro e quando arriva a fine corsa e ti batte contro l’utero, alessio ti schiaffeggia. un solo colpo, duro, sul volto. – ho detto continua a succhiare – ti dice ed i suoi occhi sono tornati di quel verde militare che hanno solo quado impartisce un comando. ti prende per i capelli e ti costringe ad aprire di nuovo le labbra. il tuo diaframma sussulta, hai finito lo spazio e la sua cappella è nella tua gola ora – lo so, è lungo e grosso ed impegnativo, lo so, ma ce la puoi fare. cerca solo di non respirare. il ritmo con cui ti muovo il dildo dentro di te diventa in fretta lo stesso con cui lui ti muove la testa su e giù. penso che ti vorrei legare le mani dietro la schiena e immobilizzare la gambe al tavolo, solo per il gusto di toglierti ogni possibilità di scelta e costringerti alla resa, ma è presto – troppo presto – non possiamo fare tutto ora.
vorrei continuare questo giochino per ore, guardarti succhiare il cazzo del mio uomo, che è di una bellezza senza fine e ascoltare lui farsi il respiro forte e corrugare la fronte ascoltando il suo orgasmo che sale. accorgermi che sei tu a fremere, sotto i colpi del cazzo in vetro che hai dentro e guardarlo scivolare, dentro e fuori da te, sempre più umido, sempre più bello. ma il momento ormai è quasi arrivato – mi aveva detto alessio che sei veloce a farlo venire con la bocca ed è vero, sei dannatamente brava – e anche questa volta ti meriti un premio. ti affondo il vetro nero di questo enorme cazzo dentro e te lo tengo dentro spingendoti addosso il mio bacino. infilo una mano e cerco il tuo clitoride gonfio, grosso e caldo e ti masturbo, senza gentilezza, senza decenza, te lo schiaccio sotto le dita e te lo sfrego veloce con la mano, fino a farti gemere, fino a farti bagnare, fino a farti godere e raccogliere il tuo sapore nell’incavo della mia mano, mentre alessio – oh, alessio è a un buon punto – ti stringe i capelli e ti tira ancora di più a sè. abbassa il viso ed è questo il momento, quello in cui affonda il suo bacino ancora di più su di te, sollevando le anche come se fosse una mareggiata che ti esplode in faccia, posso immaginare la punta della sua cappella nella tua gola, mentre abbassa ancora di più il viso e ruggisce, quel sommesso suono gutturale che il suo demone interno produce quando arriva dritto all’apice del piacere… ti riempie la bocca in un istante e quando ha finito anche l’ultimo colpo ti lascia svicolare, devi respirare, apri la bocca per prendere aria, io ti levo le mani da dove le ho dimenticate e te le metto sulla gola, le dita umide piene del tuo sapore, ti costringo il viso verso il mio e ti bacio, lentamente, dolcemente, senza fretta e senza pressione, infilo la bocca per sentire il sapore che hai quando la tua saliva è piena dello sperma del mio amore.

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poliamore, poligamia, polyamore, sesso

l’amore non si divide. l’amore si moltiplica. (esco con un po’ di donne stasera)

– mi sto “sentendo” con un po’ di donne in questo periodo. in effetti un po’ tante. devono essere sei o sette. oltre te.
– una per giorno della settimana, praticamente.
– sì. ti dà fastidio?
– no. perchè dovrebbe?
– non lo so. forse hai un limite massimo di sopportazione. forse c’è un limite oltre il quale è esagerare, magari ti dà fastidio e mi dici che era meglio averne solo una o due o tre.
– il numero non è importante. basta che non tolgano qualcosa a me. per il resto, puoi fare tutto quello che vuoi. e in ogni caso. mi piace sentirtene parlare. mi piace quando mi racconti. mi piace la luce nei tuoi occhi, il desiderio, l’espressione da cacciatore che hai quando ne parli. l’amore che traspare dal tuo sguardo, dalle parole che scegli, dal tono di voce che usi. è bello. e tu sei bellissimo. e ogni volta che ne aggiungi una è come se il tuo cuore diventasse di un pezzo più grande. e tu una persona sempre più meravigliosa.

 

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sesso, V.M.18

questione di stile

a volte è questione di stile. non serve prendere in considerazione la bravura, la competenza, le ore di applicazione… è una questione di feeling. di esigenze che si vengono incontro. di desideri che vengono esauriti.

ci sono persone che hanno stile. quello giusto, intendo. per me, è ovvio. quale stile, vi starete chiedendo. non so se ha una definizione, non ne conosco il nome preciso. è lo stile per cui riesco a godere in pochi minuti, senza tante storie, senza tante finzioni. un evidente orgasmo con evidente squirting che mi lascia senza fiato, accaldata ed appagata. questione di stile, appunto.

per anni mi sono chiesta cosa ci trovasse la gente di tanto straordinario nel SESSO. sì, divertente l’avvicinamento. quando fremi dalla voglia e magari non sai neanche ancora cosa succederà. o quando giri attorno alla preda, la annusi, la circuisci, la conquisti… la demandi. oppure quando il desiderio sessuale è verso un oggetto proibito, qualcosa che non puoi toccare, qualcuno che non potresti proprio desiderare, qualcuno che non dovresti nemmeno guardare. sì, tutti i preliminari sono sempre stati un grande spasso. ma di tutto ciò che viene POI non ho un gran bel ricordo. ricordo che la maggior parte delle volte, quello che mi passava per la testa era una ed una sola domanda: “tutto qua?” e, come tutte le persone ingorde ed insoddisfatte, ho tentato la via che mi sembrava più sensata: aumentare la dose. estendere le quantità. ampliare il ventaglio.

la mia lista di “uomini con cui ho fatto sesso” conta 61 voci. di cui 10 contano solo come petting un po’ approfondito e 2 sono donne. probabilmente ne ho perso qualcuno per la strada. ma comunque…. molti di questi, sono scopate seriali. fatte nel tentativo vano di riempire un buco. uhm. nel VERO senso della parola ed anche in quello FIGURATO.

credo di avere avuto il primo vero orgasmo attorno ai 24 anni. circa. lui era il mio capo. eravamo al mare. sui sedili posteriori di una macchina. mi scopò senza nessuna gentilezza. senza alcun riguardo.ferocemente, come se fosse una questione di vita o di morte. come se non avesse paura nè di rompermi, nè di infastidirmi, nè di farmi male. e solo allora. solo in quel momento ho davvero CAPITO. ho capito che non ho bisogno di coccole, di dolcezze, di preliminari o di carezze. non devi ubriacarmi per farmi fare sesso con te, non c’è bisogno che passi prima per gli steps “due-passi-in-centro-aperitivo-figoso-cena-romantica-passeggiata-al-chiaro-di-luna-così-poi-me-la-dà”. no no. il principio base è che se sei arrivato al primo appuntamento, realisticamente al 90 percento comunque te la do già. il punto chiave vero è: te la darò ancora o forse mai più?

e non c’è niente da fare. sarà sempre e solo una questione di stile. una questione di orgasmi. di umori corporei. di ml di sudore e di cm di pelledoca. c’è un modo molto efficace per sapere se mi state facendo impazzire ed è controllare se mi fate rabbrividire. per tutto il resto, non ho nulla da dire. tranne che ho smesso da due anni di fare sesso vanilla. o di provare seriamente attrazione per un conclamato vanilla. a volte concedo il beneficio del dubbio, ma molto più spesso semplicemente ritorno. mi rigioco a ping pong quei quattro o cinque nomi che sono sinonimo di garanzia. uomini a cui piace fare gli uomini. che non ti portano in camera facendoti ballare sulle punte, ma ti alzano di peso tra le loro braccia e poi ti sbattono sul letto. che spesso non ti danno nemmeno il tempo di sfilarti i vesititi o di svegliarti completamente dai sogni che te l’hanno già infilato in uno a caso dei pertugi liberi e a disposizione. uomini a cui piace comandare. sottometterti. zittirti schiaffeggiandoti. morderti fino a farti perdere il controllo sul dolore. infilarti un numero imprecisato di dita ed oggetti e spingerli dentro fino a farti urlare dal terrore di aprirti a metà. odio gli uomini che portano riguardo. quelli che hanno modi gentili. quelli che ti chiedono: vuoi? posso? come stai?…… mi fanno cadere tutta la poesia.  quando dico “tutto quello che vuoi” intendo davvero TUTTO QUELLO CHE VUOI. a volte alcuni vanno spronati, prima che si lascino andare. a volte, ti massacrano da soli. senza bisogno di dirlo. senza necessità di tante spiegazioni.

e lì, fioccano orgasmi.

questione di stile, non c’è che dire.

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letto a tre piazze
poliamore, poligamia, polyamore

non avete ancora smesso di…. (o della totale incapacità di arrendevolezza nei monogami)

– che ti ridi?
– no, niente… Carlotta mi ha appena scritto. dice che la sella della nuova moto di A. è scomodissima.
– Carlotta? ah. quindi continuate a…
– a cosa? a sentirci?
– no… non avete ancora smesso di…
– di cosa?
– insomma, non ti dà fastidio sapere che ora lei è là e lui se la scopa?
– …. no.
– ah ecco. io non riuscirei mai.
– io non sono gelosa.
– sì ma come fai?
– io non sono gelosa.
– quindi siete ancora…?
– una coppia aperta? sì. certo. perchè non dovremmo.
– ah. beh. ecco. pensavo… che visto che ormai è un po’ di tempo che vi frequentate…
– ….
– ..pensavo che prima o poi smetteste.
– i patti non sono quelli.
– ah ecco.
– e poi non potremmo mai. lui non ce la farebbe. e neanche io.
– sì, vabbè ma non potete mica andare avanti così. non ti dà fastidio che lui ti dica quando esce con lei?
– no. anzi. mi darebbe fastidio il contrario, caso mai. se non me lo dicesse. perchè dovremmo mentirci?
-….
– è il rapporto più sincero che io abbia mai avuto, in tutta la mia vita.
– andiamo bene.

perchè divento così intollerante quando parlo con i monogami? mi incendio. in un attimo. mi infurio. mi chiudo a riccio. e poi smetto di spiegare. mi feriscono. la loro capacità infinita di giudicarti. di pre-meditarti. di sapere già che cosa è giusto e che cosa è sbagliato e come si deve portare avanti un rapporto di coppia. anche quando ci provano, anche quando ti chiedono… la loro opinione trasuda da ogni espressione, da ogni inflessione della voce, da ogni parola che scelgono.
oggi ero in auto e parlavo con mio fratello. sotto sotto, credo sia un poligamo anche lui. ma è troppo invischiato nella grande e melmosa rete delle Convenzioni Sociali per venirne davvero fuori. luoghi comuni e preconcetti che spuntano fuori, uno dopo l’altro, uno sopra l’altro.
ho dovuto cambiare argomento. non sono capace di discuterne in maniera razionale. la rabbia mi divora quando ci provo. sono mai andata in giro a sputare sulle coppie monogame? gli ho risposto con disprezzo e crudeltà che, comunque, sempre meglio la filosofia del don’t-ask-don’t-tell come strategia, piuttosto che la farsa del “amerò (e scoperò) solo te per sempre” e poi l’80% delle coppie (per stare bassi…) fa comunque quello che facciamo noi, solo nel PEGGIORE dei modi….? no. sono stata zitta. e ho incassato. non mi piace giudicare.
e sarebbe tanto bello se anche loro LA SMETTESSERO.

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