sesso, V.M.18

delle parole indecenti ( o di quello che NON CI DICIAMO)

imagesquante parole conoscete per indicare l’organo genitale maschile? scommetto molte. dalle più volgari (cazzo, minchia, verga, uccello, mazzo…) alle più sterili (membro, pene, testicoli….). se doveste parlarne ad una conferenza, sapreste quali usare. (realisticamente: pene, organo sessuale. organo riproduttivo, membro). se le doveste usare per spiegare la sessualità ad un bambino ve ne verrebbero forse in mente altre. (pisello, uccellino…) quando esprimete un desiderio o una richiesta durante un atto sessuale, probabilmente altre ancora (cazzo…uccello…palle…..). molti di voi, in alcune di queste circostanze, indicano il tutto semplicemente con una ellissi (..infilamelo… mi fa male lì in basso… prendilo in bocca…. glielo metto dentro… ho una cosa che spinge nei pantaloni… ho un eritema proprio lì…) o con una sostituzione (in mezzo alle gambe. la mia erezione… il mio desiderio… hai una pistola in tasca o sei solo felice di vedermi?)

scrivo questo post con la sensazione dormiente dentro di me che il linguaggio non sia sempre adatto ai nostri bisogni comunicatvi e che questo sia un elemnto che ci può dare molte informazioni utili sulla società che fa uso di quel linguaggio.
gli eschimesi hanno decine di termini diversi per indicare quell’elemento metereologico che noi definiamo semplicemente NEVE. e che per loro ha mille sfumature diverse. e che, è evidente, ha bisogno di mille parole diverse da applicare nei mille discorsi che se ne fanno o alle mille caratteristiche diverse che questa “neve” ha, nella realtà.

che c’entra tutto questo con ciò che ho scritto prima? c’entra. perchè provate ad applicare le stesse domande all’organo genitale feminile. quante parole conoscete? (vagina, patata, gnocca…). dalle più volgari (figa, buco…) alle più sterili (vulva, utero, organo riproduttivo femminile…) di alcune parti di esso si parla così poco e da così poco tempo che abbiamo a disposizione solo i termini medici (clitoride. grandi labbra. piccole labbra…) le parole per parlarne ad una bambina (farfallina…. patatina… fiorellino…) e le parole per parlarne al vostro partner (…..? ) o l’elenco infinito di situazioni in cui eludiamo il termine (leccamela. mi fa male. un fastidioso prurito proprio lì. mettimelo dentro. sono tutta bagnata) e gli infiniti momenti in cui lo sostituiamo (me l’ha messo davanti. in mezzo alle gambe. ha infilato una mano sotto la gonna. vienimi dentro…)

cerco di fare un paragone tra le due situazioni e, vi prego corregetemi se sbaglio, mi pare che sia molto meno imbarazzante dire “tenere in mano l’uccello” che “aprire bene la figa”. mi pare che si possa dire “pene” con leggerezza mentre che le parole “vulva” e “vagina” siano cacofoniche quasi a livello delle parole mestruazioni o diarrea (scusate il mix. e la franchezza)(ma perchè poi si chiama pene? non regala forse gioie…???)
poi in realtà mi rendo conto che COMUNQUE scegliere una parola,in entrambi i casi, è davvero il frutto di una cernita sudata e difficile. nei momenti più incredibili e disparati. provate a pensare all’ultima volta in cui avete dovuto CERCARE LA PAROLA ADATTA. personalmente, sono la regina delle omissioni. mi piace succhiarglielo. spingimelo fino in fondo. leccamela. vorrei la tua testa tra le mie gambe. mettimelo dove vuoi.

cosa ci dice il nostro linguaggio sulla nostra società? tutto. esattamente come con la neve per gli eschimesi. ci dice che dei nostri organi sessuali parliamo o dal medico (e solo se costretti) o in termini volgari e spregiativi (non capisce un cazzo. ) o semplicemente non ne parliamo REALMENTE(“siamo andati a letto insieme” è la frase che usiamo per confidare alla nostra migliore amica che abbiamo fatto sesso col tizio conosciuto al bar ieri sera, ma scegliamo questa frase anche se ci siamo fatti una scopata sul cofano di una macchina dopo undici mojito). ma queste sono cose che probabilmente già sapete. probabilmente ve ne siete già accorti la prima volta che avete voluto descrivere una notte di sesso di fuoco al vostro confidente più intimo… e non avete trovato parole adatte.

scrivo questo post perchè io sinceramente mi trovo in imbarazzo con queste parole e non solo. ad esempio, anche con la parola poliamore. mi fa venire i brividi freddi. preferisco essere imprecisa ed usare la parola poligamia (e venire tutte le volte crocifissa da chi mi corregge con dovizia…), parola che comunque CHIUNQUE comprende al volo e che comunque è semplicemente il contrario della parola MONOGAMIA (che però quella va bene per tutti, uomini e donne, sposati o non sposati… vero? non usate MONOAMORE…vero? e allora perchè rompete le palle a me perhcè uso POLIGAMIA, non me lo sono ancora spiegato).
comunque. questo è OT.

il concetto è. che spesso non abbiamo le parole per dirlo. perchè non lo abbiamo mai detto. perchè non abbiamo il coraggio di dirlo. perchè non se ne era mai parlato, prima. del clitoride, del punto G, del punto L, dei bisex, i transgender, gli asessuali, i pansessuali, dello squirting (… di cui NON ESISTE una parola italiana!!!) o del poliamore. ….chi era poligamo (…. o poliamoroso…. vedete voi) era un fedifrago. un’infedele. un puttaniere (….. e di riflesso.. le donne che si scopava fuori dal talamo nuziale… tutte puttane…aaaaah! le parole! cosa non sono!!). oggi è un poly-qualche cosa. bene. ne sono felice. anche se credo che manchi ancora tanto. tanto tanto. prima che la gente ammetta che il sesso è qualche cosa di così naturale e immortale che se ne può decisamente parlare usando parole MIGLIORI di queste.

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2 thoughts on “delle parole indecenti ( o di quello che NON CI DICIAMO)

  1. Er padre de li santi
    Er cazzo se pò ddì rradica, uscello
    Ciscio, nerbo, tortore, pennarolo,
    Pezzo de carne, manico, scetrolo,
    Asperge, cucuzzola e stennarello.

    Cavicchio, canaletto e cchiavistello,
    Er gionco, er guercio, er mio, nerchia, pirolo,
    Attaccapanni, moccolo, bbruggnolo,
    inguilla, torciorecchio, e mmanganello

    Zeppa e bbatocco, cavola e tturaccio,
    E mmaritozzo, e cannella, e ppipino,
    E ssalame, e sarsiccia, e ssanguinaccio.

    Poi scafa, canocchiale, arma, bbambino:
    Poi torzo, cesscimmano, catenaccio,
    Mànnola, e mmi’-fratello piccinino.

    E tte lascio perzino
    Ch’er mi dottore lo chiama cotale,
    Fallo, asta, verga, e mmembro naturale.

    Cuer vecchio de spezziale
    Disce Priapo; e la su’ mojje pene,
    Seggno per dio che nun je torna bbene.

    La madre de le sante
    Chi vò chiede la monna a Caterina,
    Pe ffasse intenne da la gente dotta
    Je toccherebbe a dì: vurva, vaccina,
    E dà giù co la cunna e co la potta.

    Ma noantri fijacci de miggnotta
    Dimo cella, patacca, passerina,
    Fessa, spacco, fissura, bucia, grotta,
    Fregna, fica, ciavatta, chitarrina.

    Sorca, vaschetta, fodero, frittella,
    Cicia, sporta, perucca, varpelosa,
    Chiavica, gattarola, finestrella.

    Fischiarola, quer-fatto, quela-cosa,
    Urinale, fracoscio, ciumachella,
    La-gabbia-der-pipino, e la-brodosa.

    E si vòi la cimosa,
    Chi la chiama vergogna, e chi natura,
    Chi ciufeca, tajola e sepportura.

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