racconti erotici, sesso

LA CENA/2

….rimango per qualche attimo stordita, una mano a rimettermi a posto i capelli, l’altra infilata tra le gambe a scaldare le morbide pieghe della carne. che diavolo ti è preso? sono indecisa se ciò che ho appena assaggiato sia più un bene o sia più un male. sorrido. è uno dei tuoi soliti giochi. come quella volta che mi bendasti e svestisti e mi portasti nuda in giro per il palazzo, deserto, la notte di ferragosto. o quella volta che mi infilasti dentro per gioco un cestino di frutta intero, sfruttando e riempiendo tutti i miei orifizi….. non importa. decido di stare al gioco. liscio le pieghe bagnate che ho sul vestito e mi incammino verso la cucina. mi chiedo se mangeremo fuori. e se hai cucinato tu.

la cucina profuma di qualcosa come… asparagi e… una nota agrodolce sotto. che non capisco. mi guardo intorno. c’è un lungo tavolo di legno quasi nero, al centro della cucina. non è apparecchiato. cosa molto strana. e c’è solo una sedia in tutta la stanza. non capisco. cerco con gli occhi i tuoi occhi e prego che tu dica almeno una parola. questa cosa sta diventando inquietante. emozionante. quasi…. impercettibilmente eccitante.
– siediti.
mi dici. scosti la sedia e me la indichi con la mano. io mi siedo, accavallo le gambe, rassetto il vestito.
– hai bisogno di un aiuto a far qualcosa?
sorridi. anzi no. ridi. di me.
– sì. ho bisogno che ti siedi qui. e che ti svesti.
alzo un sopracciglio e non so se la mia faccia sta sorridendo oppure no. spogliarmi? credevo sarebbe stata una cena galante. non importa. lo faccio. mi levo le scarpe, per prime. senza quasi alzarmi, mi sfilo il vestito, oltre le spalle. altro non devo fare. sotto non porto biancheria. a te piace così.
ti avvicini e mi prendi con le mani sotto alle braccia. come una bambina, mi sollevi facilmente e mi fai sedere sul bordo del tavolo. nei miei occhi, un lampo. ricordi. di un ristorante isolato. un weekend al mare. una scrivania intagliata in montagna. è già successo. scoparmi su un tavolo credo sia una delle prime cose che hai fatto. e rifatto. e rifatto.
– nooo – strascicando i toni e scuotendo la testa- non ti scoperò in cucina.
ti guardo perplessa.
-in cucina si mangia.
dici. e mi afferri per la gola. veloce, non faccio nemmeno in tempo a reagire. mi stendi sul tavolo. mi fissi dritta negli occhi, assapori il mio stupore, la mia perplessità, la mia paura. sento le scanalature del vecchio legno sulla schiena. mi accarezzi le braccia, come se le volessi gustare per l’uòtima volta. e poi me le afferri e me le spingi sopra la testa. prima ancora che io mi possa muovere, mi scopro con i polsi legati, le braccia distese oltre il capo, i seni nudi ed esposti che disegnano una dolce conca a pochi millimetri dalla tua faccia. con movenze da animale, mi fiuti. segui la scia del profumo che ho indossato per te qualche ora fa. scivoli, sfiorandomi tutto il corpo con le labbra, fino a posarmi la bocca sulle ginocchia chiuse. le scosti, una dall’altra e quando penso che tu stia per infilartici in mezzo, ti togli. ti inginocchi. e con qualcosa che ha la consistenza di una corda mi leghi le caviglie alle gambe del tavolo. sono nuda, immobilizzata ed esposta, sul tavolo della tua cucina. quando torni in piedi, i tuoi occhi hanno una luce che non ho mai visto. ti guardo guardarmi e mi sorridi.
– sei bellissima
mi dici. e io per la prima volta penso che sì, è vero. sono bellissima. ma solo quando mi guardi così. solo per te.

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