poliamore, poligamia, polyamore, sesso

keep calm and fatevi i cazzi vostri ( o non chiedetemi della mia vita sentimentale se non siete in grado di accettarne le conseguenze)

doccia

amo le domande personali. Veramente: le adoro. Acuiscono il mio ingegno. Mi rendono più sveglia, agile e reattiva. Divento un gatto, che scappa da uno tsunami con la nonchalance di una farfalla in un campo di fiori. Mi arrampico e cerco la maniera più elegante per spostare l’attenzione, per riversarla su altri dettagli, eludere le domande. Tutto fuorchè mentire. Non sono più capace.

Perché? Perché ho imparato. Che quando una persona ti fa una domanda, non lo fa perché vuole sapere la tua risposta. Ma perché non vede l’ora di darti la sua o il suo parere sulla tua. Quindi. Semplicemente. Ho smesso.
Smesso di dirvi come va la mia vita sentimentale. Se mi sono trovata un fidanzato. Se ho messo la testa a posto. E se non è ora che io metta su famiglia. Se non credo che sia solo una modalità egoistica, immatura, adolescenziale, restrittiva. La risposta non è NO. E non è nemmeno SI. Ma è: sei davvero pronto a sapere la risposta?
Perché è una domanda complessa. Nonostante la risposta sia semplicissima. E complessa è la gestione della persona che me la pone. Mia mamma, mio fratello, mia nonna, gli alunni a scuola, la mia migliore amica, l’amica del mio migliore amico, la fidanzata del mio amante, l’amante del mio amante. Per ognuno di essi, dovrei calibrare una risposta, che la renda innocua. Quando invece. Non vorrei. Filtrare. Mentire. Glissare. Nascondere. L’oblio della menzogna, della distrazione, della non accettazione. Non vorrei. Sono stanca. Basta.
Quindi: KEEP CALM and fatevi i cazzi vostri. Se non siete in grado di accettarne le conseguenze.

Come va la mia vita sentimentale? Da un tre anni a questa parte bene, molto bene oserei dire. E da quando?! Sarà la domanda seguente, formulata con sarcasmo da chi mi conosce bene. E per quanto? Sarà la postilla, da chi mi conosce molto molto bene. Ma in verità non abbastanza.
Da quando ho smesso di mentire. Di nascondermi dietro la regola di conformità sociale. Da quando ho smesso di ascoltare le favole che raccontano film, televisione e fiabe e le persone tutte. Da quando ho iniziato a capire chi sono io e che quell’IO cammina con le sue proprie gambe anche quando è totalmente controcorrente. Per quanto tempo? Per sempre. Ed è un sempre molto più lungo dei vostri. Credetemi.
Quindi, dicevamo… tre anni fa. Circa. Quando lasciai l’uomo per cui avevo abbandonato città, casa e famiglia inseguendo l’Amore. Quando lo lasciai, sì, per vivere come ero nei miei sogni. Libera. E se ci penso bene, sono stata una grossa stupida a non accorgermene per tempo, a non accorgermene PRIMA. Ma mi piace pensare che ci sia un perché anche a questo.
Forse, dico forse, avrei potuto ascoltarmi di più. Fin dall’inizio. Quell’inizio in cui io mi innamorai perdutamente di lui (… o almeno… secondo la mia concezione di amore di allora…) pur frequentando un altro. Altro con cui chiusi, per ipocrisia, non perché avevo trovato LUI ma perché era comunque finita. Annoiata, esaurita e delusa. Mi innamorai, dicevo, a tal punto da decidere in pochi mesi di avere incontrato l’uomo della mia vita. E di volere comunque continuare a scoparmi anche tutti gli altri. Tutti quelli che non ero disposta a perdere. E tutti quelli che dovevo ancora incontrare. E quindi lo feci. Senza battere ciglio. Senza nemmeno pormi il problema. Senza nemmeno pensare. Fu come respirare: dovete dare il comando all’impulso nervoso eccitatorio oppure parte da solo? Partì da solo. Per un anno intero. Poi? Poi mi trasferii. Da lui. Caricai tutte le mie cose su di una macchina e partii. Sola. Con i miei bagagli. Io e la radio, in un giorno d’estate. 4 ore di viaggio ed una sola canzone a farmi compagnia, nemmeno troppo bella, un pezzo di quell’anno dei Negrita. Che conteneva la verità più pura che potessi accettare e contemporaneamente non accettare senza far collassare il sistema. And the party is over, continuavo a cantare. Avrei potuto capire molte cose. Se solo avessi voluto vedere.
Ora vorrete sapere come è andata la convivenza. Bene, direi. Tutto filava liscio. Arredammo casa, conobbi i suoi genitori, li presentai ai miei. Era giugno. A luglio, conobbi un altro. E non potei nemmeno pensare di rinunciare. Ci scambiammo i numeri. Al primo appuntamento ci scopai e così a tutti i successivi, per mesi. Ad agosto, andai in vacanza con lui tre giorni, fingendo di essere con amiche. A dicembre, feci crollare il castello di carte. A febbraio, ero una persona nuova. Cristallina. Vera. E sincera con me stessa.
E da allora. Da allora sto bene. Molto bene. Ho smesso di mentire. Di mascherare. Di nascondermi. Quando conosco una persona nuova, la prima frase che mi sentono pronunciare è “Cerco un rapporto di coppia aperta. Io non sono fatta per essere fedele. Non lo sono mai stata. E non lo sarò nemmeno con te”.
Da qui. Prendere o lasciare.
E chi prende. Rimane per sempre.

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4 thoughts on “keep calm and fatevi i cazzi vostri ( o non chiedetemi della mia vita sentimentale se non siete in grado di accettarne le conseguenze)

  1. eldindondero ha detto:

    super chapeau…

    vorrei farti un sacco di domande…..
    eh eh eh
    🙂

    ma per rispetto a te e al post evito…..

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