letto a tre piazze
poliamore, poligamia, polyamore

contro Madre Natura (di un letto a sole due piazze)

letto a tre piazze

“negli umani la monogamia Assicura ai figli una coppia stabile di genitori accudenti per tutto il tempo in cui è necessaria. E allora non riesco a non chiedermi, di fronte a quegli sconosciuti che si baciano con apparente trasporto e pensando al sottile cerchio dorato che mi incatena l’anulare sinistro, se la monogamia a lungo termine sia una strada davvero sensata o un sacrificio irragionevole. Quanta natura c’è in un letto a (sole) due piazze?”

[http://unamammagreen.com/2014/03/13/di-baci-mai-dati-natura-e-monogamia]

la risposta è lì, tra le parole che compongono la domanda di queste righe. occorrono solo gli occhi per vedere. e il coraggio per ammettere.

“per tutto il tempo in cui è necessaria” è la prima risposta. credo fermamente nella coppia progenitrice di genitori. non che i single non possano avere figli, non che un genitore da solo non sia in grado di dare una buona educazione alla propria prole. ma siamo nati 4milioni di anni fa circa, in un ambiente che niente ha a che spartire con quello che ci circonda oggi. e, di fatto, se chi chiediamo quanta “natura” c’è nel concetto di monogamia e di fedeltà, non possiamo dimenticare che la Natura ha un solo percorso ed un solo senso: l’evoluzione come esigenza di adattamento all’ambiente. Siamo diventati ciò che siamo per due motivi: il primo, il nostro cervello. Il secondo, il nostro cervello. Mi spiego. Per colpa del nostro immenso cervello, siamo qui oggi a porci queste domande. Nessuno altro animale sembra farlo o, quanto meno, non ci è dato sapere se lo fa. Di sicuro, qualsiasi altro animale segue per istinto le regole di tutti gli altri: gli animali poligami si comportano da poligami, quelli monogami da monogami. NOn esistono vie di mezzo. Gli inseparabili si lasciano morire al mancare del loro partner. Le cicogne formano coppie stabili che tornano ogni anno allo stesso nido, senza eccezioni. Le leonesse si fanno ingravidare tutte dal maschio alfa, creando un piccol harem. I bonobo usano l’atto sessuale come meccanismo di controllo degli scontri sociali tra individui appartenenti allo stesso gruppo. Nessun mancamento. Nessuna indecisione. Nessuna decisione. Solo, presa di consapevolezza di ciò che dice loro l’istinto. Sorrido, quando leggo che per alcuni la monogamia significa “non ascoltare l’istinto, ma la ragione ed i sentimenti”. Sorrido per non ridere sguaiatamente. Ognuno è libero di fare le proprie scelte. Io sono una biologa. Non potrei mai ignorare il mio istinto. Soprattutto a fronte del fatto che quello che chiamate ragione e sentimento in realtà sono decisioni nate esigenze culturali. non da scelte personali. Lasciatemi spiegare.

Quando la coppia umana nacque, si viveva nelle foreste e nelle savane. Si era cacciatori e predatori, ma soprattutto si era vittime e si era gazzelle. Sempre in corsa per la sopravvivenza. Sempre bisognosi di protezione. Il nostro grande cervello ci ha aiutato a sopravvivere, da un lato e dall’alto ci ha messo in difficoltà nella sopravvivenza. Grande cervello significa grande difficoltà nel nascere. Ed infatti, veniamo al mondo prima di aver terminato lo sviluppo di tutto il nostro cervello: è dimostrato scientificamente che se dovessimo nascere solo a sviluppo ultimato non saremmo in grado di far passare la testa per il foro che abbiamo alla base del bacino. Un grande cervello quindi che aveva bisogno di una grande protezione. Da qui, l’esigenza che il maschio rimanesse a proteggere la femmina e la prole. Dall’esigenza del maschio di rimanere, la necessarietà che la femmina gli assicurasse che la prole fosse sua. Da qui, la costrizione alla monogamia per tutto il tempo in cui è necessaria.  E qui, è chiaro come il primo motivo di costrizione alla monogamia sia da imputare al nostro grande cervello. Che ne ha tutta la prima parte di colpa.

La seconda parte di colpa è sempre del nostro cervello. Nati prematuri, abbiamo dovuto sostare a lungo tra le braccia dei nostri genitori. Siamo stati per centinaia di anni sulle spalle delle nostre madri-scimmie a osservarle raccogliere i frutti dagli alberi quando erano maturi battendo con un bastone sul fusto, lavare le patate dolci con l’acqua di mare per renderle saporite, infilare un bastoncino nei fori di una corteccia per raccogliere formiche da arrostire sul barbecue. La colpa del nostro cervello è stata insegnarci ad imparare: imparare dal comportamento altrui. Fare ciò che fanno gli altri. Imitare, copiare. Nel nostro cervello ci sono cellule specializzate per questa funzione: cellule che ci permettono di osservare, comprendere e copiare ciò che i nostri simili fanno. Si chiamano neuroni a specchio e sembra che siano diffusi anche in tutti quei grandi mammiferi in cui – guarda un po’- abbiamo trovato segni di cultura ed insegnamento, seppure rozzi e parziali. Ebbene. Il nostro cervello ci costringe ad imparare dagli altri e noi da 4 milioni di anni impariamo dai nostri genitori a costruirci una famiglia e a farla durare nel tempo. Nel frattempo, perdiamo di vista l’obiettivo. L’obiettivo della vita è uno solo: riprodursi. E il suo strumento è uno solo: adattarsi. E una sola cosa ci mostra la strada per farlo nella direzione giusta: l’ambiente. Nessun animale acquatico ha conservato le pinne quando è passato sulla terra ferma. Le nostre branchie sono diventate polmoni. Abbiamo perso la pelliccia e l’abbiamo sostituita con i vestiti o con il focolare o con le creme solari. La parola chiave è: adattarsi all’ambiente e cambiare. Ora, per la società umana vige un’altra regola: cambiare ciò che non si adatta a noi. Appiattiamo montagne, irrighiamo deserti, scaldiamo gli igloo e deumidifichiamo la savana. Ma in tutto questo, non abbiamo la forza di guardare. Non abbiamo il coraggio di cambiare ciò che milioni di anni di vita selvaggia ci hanno insegnato: preservare la coppia, ad ogni costo. E’ il nostro cervello che ci ha costretto ad imparare a farlo. E la cultura ci ha aiutato a trasmetterlo. E l’istinto è stato soffocato perchè potessimo davvero applicarlo. Ma la domanda che oggi dobbiamo farci è: quanto di tutto questo ha ancora senso? Quali dei nostri organi, quali pezzi del nostro corpo, quali angoli della nostra mente possiamo lasciare modificare, in nome di uno spirito Naturale che, non potete negarlo, ha molta più saggezza e lungimiranza che le migliori menti umane unite insieme?

Guardatevi intorno. Ma guardatevi DAVVERO. Quanta della nostra specie è naturalmente, spontaneamente e liberamente sessualmente fedele? Chiedetevi perchè sia così difficile, quando gli animali che sono istintivamente predisposti a farlo, lo fanno senza battere ciglio e senza alcuna eccezione. Se ognuno di noi deve ogni giorno combattere per ubbidire ad una regola, non vi viene da chiedere se questa regola non sia, in qualche modo, sbagliata? O quanto meno, che non sia assoluta?

Oggi abbiamo case. Abbiamo supermercati. Abbiamo automezzi e abbiamo telefoni. Le donne sono economicamente indipendenti. Gli uomini sanno badare da soli (o almeno dovrebbero) ai loro calzini sporchi. A cosa serve la monogamia sessuale? Forse ad evitare disordini sociali. Ma della società che non accetta i cambiamenti parleremo un’altra volta. Quanti di voi oggi risponderebbero “sì” alla domanda “Sei sessualmente fedele a tuo marito per la sopravvivenza dei tuoi figli?”. Forse qualcuno risponderebbe “lo sono per il bene dei miei figli”. Ma questa è una barriera culturale. Non naturale.

Per quanto mi riguarda, la monogamia è un sacrificio parzialmente irragionevole. Utile ai fini della procreazione solo per alcuni individui (Madre Natura non impedisce certo agli infedeli di avere figli… eppure le barriere sessuali in natura, all’esigenza, esistono), ma non assolutamente necessaria ai fini della sopravvivenza. E il letto a sole due piazze non ha più alcuna giustificazione naturale. Forse ce l’ha sociale, forse ce l’ha culturale. Ma non naturale. E in quanto biologa, io posso solo fare ciò che in cuor mio la Natura mi dice. Nessuna morale mi convincerà mai del contrario.

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