figli, poliamore, poligamia, sesso

amo te perchè volgio che tu sia il padre dei miei figli (della Natura dell’Amore)

 

la discussione parte da una osservazione banale. l’amore è il modo per mascherare il desiderio di sesso utile ai fini della procreazione e finalizzato a proteggere la prole nel tempo. tradotto, amo te perchè voglio che tu sia il padre dei miei figli.

mi spiego.

in questa mia notte insonne, qualcuno mi chiede che cosa sia l’amore. come sempre, da biologa, non ho saputo resistere all’analisi evolutiva della questione. se vuoi sapere cos’è qualcosa e soprattutto se vuoi sapere a che cosa serve, chiediti come è nato e perchè. in poche parole, la sua evoluzione.

dunque. a prescindere dal fatto che non sappiamo se tra gli animali esista l’amore oppure no, per colpa della evidente barriera linguistica che si frappone tra noi e loro (… ma dite la verità…. quando un cane guaisce all’infinito la morte del padrone.. quando una cocorita si lascia morire alla scomparsa del suo inseparabile compagno di vita…. pensate all’amore… vero?), partiamo dal presupposto che al momento siamo l’unica specie vivente che si smazza questo concetto spinoso e irrazionale che è l’amore (vi è mai saltata in mente l’ipotesi che l’amore sia una invenzione culturale piuttosto che un elemento naturale? e che se non ci fosse stata la corrente letteraria che ha inventato il romanzo d’amore, forse oggi non sapremo neanche che esiste…?) ma rimaniamo in tema: poniamo che Madre Natura riconosca la paternità dell’Amore e ce l’abbia donato con un preciso scopo. a noi scoprire quale.

bene. mi verrebbe da dire che noi abbiamo l’amore per due scopi: uno) dobbiamo creare una coppia stabile per la protezione dei figli, due) dobbiamo desiderarci l’un l’altro pur non andando in calore.
mi spiego.
una specie animale qualsiasi che va in calore non ha bisogno di innamorarsi della propria anima gemella per accoppiarsi. il coniglio insemina senza remore tutta la fila di conigliette, il leone copula con tutte le leonesse del branco, i pesci abbandonano le uova e aspettano che qualcuno passi a inseminarle (erano i PESCI??). noi, ci innamoriamo del nostro partner. facciamo una scelta, perchè ci è data una libertà. sostituiamo un potere decisionale a quello che nel mondo animale è sottoposto a controllo ormonale (…. ma davvero pensate che in un corpo umano fatto di cellule e sangue esista qualcosa che non sia sotto controllo ormonale…?)
quindi, riflettendo su questo, mi verrebbe da dire che l’amore è il modo in cui la Natura ci spinge a procreare in maniera utile per i nostri figli. perchè? beh. è semplice. mi pare che nella maggior parte dei casi si possa assumere che amore = desiderio sessuale. non nel senso che ogni volta che c’è desiderio sessuale ci sia amore, ma nel senso che ogni volta che c’è amore c’è anche desiderio sessuale. e non me la menate con l’amore platonico o l’amore intelettuale o l’amore tra madre e figlio. parliamo dell’amore come l’avete conosciuto la prima volta. il vostro corpo urlava per il desiderio disperato di possedere fisicamente il vostro amato. è vero o no? tutto nel vostro corpo vi ha spinto inderogabilmente lungo la lunga e tortuosa via del Sesso, pur magari non avendo la minima cognizione di ciò che stavate andando a combinare. e’ vero? io credo di sì. l’Amore nasce per un sacco di motivi e non sono questi motivi l’argomento di questo post. ma lo è il fine dell’Amore, quindi il suo scopo. Chiedetevi a cosa vi spinge l’amore per sapere che cosa vuole da voi. E avrete una risposta diffusissima: l’atto sessuale. Che poi vi batta il cuore, che poi sudiate copiosamente o che vi bagniate le mutande ogni volta che La vedete, poco importa. Che il vostro Lui diventi improvvisamente l’uomo più bello dell’universo o che la vostra Lei sia quella di fianco a cui vogliate addormentarvi la sera e che crediate che sia anche solo per questo che l’amate, non mi importa. Questi sono i motivi per cui l’amate. Chiedetevi lo scopo.
Lo scopo dell’Amore tendenzialmente è quello di creare una coppia
stabile. Più o meno infinita nel tempo, più o meno fedele, non importa. L’amore è quel sentimento che delimita una relazione sentimentale a pochi individui (diciamo, nella maggioranza dei casi, due?) che desiderano restare uniti tra loro molto a lungo (diciamo per sempre?). Altro scopo dell’amore è che quella coppia stabile scopi. E su questo punto non transigo, nessuno di voi può negarlo, nè il maschio più romantico nè la donna più monacale. Se dissentite da questa affermazione, per favore fatevi un esame di coscienza e chiedetevi quante barriere psicologiche avete costruito nel vostro cervello in tutti questi anni per proteggervi da quella cosa sporca e scomoda che si chiama Desiderio Sessuale.
Bene, a questo punto abbiamo spiegato il perchè Amore sia “desidero che tu sia il padre dei miei figli”. E a questo punto avrò tutta la comunità lesbo-gay pronta a pugnalarmi alle spalle. E’ vero? Lasciatemi fare una piccola premessa: sono bisessuale, con una altissima componente omo. QUindi deponete le armi. Ho scritto DESIDERO non “solo se sarai”. IL fatto che il sesso sia un modo per chiedere a quella persona di procreare con noi è comprovato dal numero di figli che sono stati concepiti in un momento d’amore folle (ditemi che nessuno di voi si è mai lasciato, almeno una volta nella vita, “andare” correndo il rischio di diventare madre o padre in coppia con l’Amato di turno….). Ma è comprovato anche dal numero di figli nati da un atto sessuale non volutamente a scopo procreativo: non potete negare che quando la vostra mente vi fa desiderare un partner, il vostro corpo vi stia chiedendo di averci dei figli. Che poi siamo stati così stupidi da complicarci la vita e inventare la contraccezione, è un altro paio di maniche e credo che presto ne parleremo in un nuovo post. Ma questo non significa che l’amore omosessuale non sia amore. Se vi ricordate che Amore=Sesso e Sesso=Procreazione, capirete che se in una coppia omosessuale c’è desiderio sessuale per me c’è anche desiderio di procreazione. Che poi la coppia umana non etero non permetta di avere figli, è un altro paio di maniche. Ma la natura ne sa sempre una più di noi e i suoi piani sono imperscrutabili. MIa madre dice che forse gli amori omosessuali sono il modo della Natura di proteggerci dalla sovrappopolazione. Beh, è fattibile, se ci pensate. In alcune specie animali, come le anguille, gli individui cambiano sesso a seconda del numero di componenti nell’ambiente circostante, quindi in base al grado di sovrappopolazione del mondo disponibile. Potrebbe essere così anche per noi. Chi lo sa.
A parte questo, eravamo arrivati che se amo una persona è perchè (fine) voglio che sia il padre dei miei figli. O la madre, ben inteso. QUalcuno mi segnala che la cura dei figli non deve per forza essere imputata all’amore e che in realtà esistono culture umane (che noi ci arroghiamo pure il diritto di chiamare SELVAGGE) in cui i figli sono i figli della tribù. Beh. ora lasciatemi dormire. Ne parliamo domani.

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letto a tre piazze
poliamore, poligamia, polyamore

contro Madre Natura (di un letto a sole due piazze)

letto a tre piazze

“negli umani la monogamia Assicura ai figli una coppia stabile di genitori accudenti per tutto il tempo in cui è necessaria. E allora non riesco a non chiedermi, di fronte a quegli sconosciuti che si baciano con apparente trasporto e pensando al sottile cerchio dorato che mi incatena l’anulare sinistro, se la monogamia a lungo termine sia una strada davvero sensata o un sacrificio irragionevole. Quanta natura c’è in un letto a (sole) due piazze?”

[http://unamammagreen.com/2014/03/13/di-baci-mai-dati-natura-e-monogamia]

la risposta è lì, tra le parole che compongono la domanda di queste righe. occorrono solo gli occhi per vedere. e il coraggio per ammettere.

“per tutto il tempo in cui è necessaria” è la prima risposta. credo fermamente nella coppia progenitrice di genitori. non che i single non possano avere figli, non che un genitore da solo non sia in grado di dare una buona educazione alla propria prole. ma siamo nati 4milioni di anni fa circa, in un ambiente che niente ha a che spartire con quello che ci circonda oggi. e, di fatto, se chi chiediamo quanta “natura” c’è nel concetto di monogamia e di fedeltà, non possiamo dimenticare che la Natura ha un solo percorso ed un solo senso: l’evoluzione come esigenza di adattamento all’ambiente. Siamo diventati ciò che siamo per due motivi: il primo, il nostro cervello. Il secondo, il nostro cervello. Mi spiego. Per colpa del nostro immenso cervello, siamo qui oggi a porci queste domande. Nessuno altro animale sembra farlo o, quanto meno, non ci è dato sapere se lo fa. Di sicuro, qualsiasi altro animale segue per istinto le regole di tutti gli altri: gli animali poligami si comportano da poligami, quelli monogami da monogami. NOn esistono vie di mezzo. Gli inseparabili si lasciano morire al mancare del loro partner. Le cicogne formano coppie stabili che tornano ogni anno allo stesso nido, senza eccezioni. Le leonesse si fanno ingravidare tutte dal maschio alfa, creando un piccol harem. I bonobo usano l’atto sessuale come meccanismo di controllo degli scontri sociali tra individui appartenenti allo stesso gruppo. Nessun mancamento. Nessuna indecisione. Nessuna decisione. Solo, presa di consapevolezza di ciò che dice loro l’istinto. Sorrido, quando leggo che per alcuni la monogamia significa “non ascoltare l’istinto, ma la ragione ed i sentimenti”. Sorrido per non ridere sguaiatamente. Ognuno è libero di fare le proprie scelte. Io sono una biologa. Non potrei mai ignorare il mio istinto. Soprattutto a fronte del fatto che quello che chiamate ragione e sentimento in realtà sono decisioni nate esigenze culturali. non da scelte personali. Lasciatemi spiegare.

Quando la coppia umana nacque, si viveva nelle foreste e nelle savane. Si era cacciatori e predatori, ma soprattutto si era vittime e si era gazzelle. Sempre in corsa per la sopravvivenza. Sempre bisognosi di protezione. Il nostro grande cervello ci ha aiutato a sopravvivere, da un lato e dall’alto ci ha messo in difficoltà nella sopravvivenza. Grande cervello significa grande difficoltà nel nascere. Ed infatti, veniamo al mondo prima di aver terminato lo sviluppo di tutto il nostro cervello: è dimostrato scientificamente che se dovessimo nascere solo a sviluppo ultimato non saremmo in grado di far passare la testa per il foro che abbiamo alla base del bacino. Un grande cervello quindi che aveva bisogno di una grande protezione. Da qui, l’esigenza che il maschio rimanesse a proteggere la femmina e la prole. Dall’esigenza del maschio di rimanere, la necessarietà che la femmina gli assicurasse che la prole fosse sua. Da qui, la costrizione alla monogamia per tutto il tempo in cui è necessaria.  E qui, è chiaro come il primo motivo di costrizione alla monogamia sia da imputare al nostro grande cervello. Che ne ha tutta la prima parte di colpa.

La seconda parte di colpa è sempre del nostro cervello. Nati prematuri, abbiamo dovuto sostare a lungo tra le braccia dei nostri genitori. Siamo stati per centinaia di anni sulle spalle delle nostre madri-scimmie a osservarle raccogliere i frutti dagli alberi quando erano maturi battendo con un bastone sul fusto, lavare le patate dolci con l’acqua di mare per renderle saporite, infilare un bastoncino nei fori di una corteccia per raccogliere formiche da arrostire sul barbecue. La colpa del nostro cervello è stata insegnarci ad imparare: imparare dal comportamento altrui. Fare ciò che fanno gli altri. Imitare, copiare. Nel nostro cervello ci sono cellule specializzate per questa funzione: cellule che ci permettono di osservare, comprendere e copiare ciò che i nostri simili fanno. Si chiamano neuroni a specchio e sembra che siano diffusi anche in tutti quei grandi mammiferi in cui – guarda un po’- abbiamo trovato segni di cultura ed insegnamento, seppure rozzi e parziali. Ebbene. Il nostro cervello ci costringe ad imparare dagli altri e noi da 4 milioni di anni impariamo dai nostri genitori a costruirci una famiglia e a farla durare nel tempo. Nel frattempo, perdiamo di vista l’obiettivo. L’obiettivo della vita è uno solo: riprodursi. E il suo strumento è uno solo: adattarsi. E una sola cosa ci mostra la strada per farlo nella direzione giusta: l’ambiente. Nessun animale acquatico ha conservato le pinne quando è passato sulla terra ferma. Le nostre branchie sono diventate polmoni. Abbiamo perso la pelliccia e l’abbiamo sostituita con i vestiti o con il focolare o con le creme solari. La parola chiave è: adattarsi all’ambiente e cambiare. Ora, per la società umana vige un’altra regola: cambiare ciò che non si adatta a noi. Appiattiamo montagne, irrighiamo deserti, scaldiamo gli igloo e deumidifichiamo la savana. Ma in tutto questo, non abbiamo la forza di guardare. Non abbiamo il coraggio di cambiare ciò che milioni di anni di vita selvaggia ci hanno insegnato: preservare la coppia, ad ogni costo. E’ il nostro cervello che ci ha costretto ad imparare a farlo. E la cultura ci ha aiutato a trasmetterlo. E l’istinto è stato soffocato perchè potessimo davvero applicarlo. Ma la domanda che oggi dobbiamo farci è: quanto di tutto questo ha ancora senso? Quali dei nostri organi, quali pezzi del nostro corpo, quali angoli della nostra mente possiamo lasciare modificare, in nome di uno spirito Naturale che, non potete negarlo, ha molta più saggezza e lungimiranza che le migliori menti umane unite insieme?

Guardatevi intorno. Ma guardatevi DAVVERO. Quanta della nostra specie è naturalmente, spontaneamente e liberamente sessualmente fedele? Chiedetevi perchè sia così difficile, quando gli animali che sono istintivamente predisposti a farlo, lo fanno senza battere ciglio e senza alcuna eccezione. Se ognuno di noi deve ogni giorno combattere per ubbidire ad una regola, non vi viene da chiedere se questa regola non sia, in qualche modo, sbagliata? O quanto meno, che non sia assoluta?

Oggi abbiamo case. Abbiamo supermercati. Abbiamo automezzi e abbiamo telefoni. Le donne sono economicamente indipendenti. Gli uomini sanno badare da soli (o almeno dovrebbero) ai loro calzini sporchi. A cosa serve la monogamia sessuale? Forse ad evitare disordini sociali. Ma della società che non accetta i cambiamenti parleremo un’altra volta. Quanti di voi oggi risponderebbero “sì” alla domanda “Sei sessualmente fedele a tuo marito per la sopravvivenza dei tuoi figli?”. Forse qualcuno risponderebbe “lo sono per il bene dei miei figli”. Ma questa è una barriera culturale. Non naturale.

Per quanto mi riguarda, la monogamia è un sacrificio parzialmente irragionevole. Utile ai fini della procreazione solo per alcuni individui (Madre Natura non impedisce certo agli infedeli di avere figli… eppure le barriere sessuali in natura, all’esigenza, esistono), ma non assolutamente necessaria ai fini della sopravvivenza. E il letto a sole due piazze non ha più alcuna giustificazione naturale. Forse ce l’ha sociale, forse ce l’ha culturale. Ma non naturale. E in quanto biologa, io posso solo fare ciò che in cuor mio la Natura mi dice. Nessuna morale mi convincerà mai del contrario.

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poliamore, poligamia, polyamore

Poli come….? Poli-tutto. (la mia vita è un po’ come una bacheca)

Bacheca Poly...Nel migliore dei casi, la monogamia è il desiderio di trovare qualcuno con cui morire; nel peggiore è una terapia contro il terrore di essere vivi. Le due varianti vengono facilmente confuse.”

Adam Philips

Mi siedo. e mi chiedo. a quale metà appartengo io? terrore di essere vivi. direi. decisamente. terrore che non basti. terrore che non serva. terrore che ferisca solamente.

C’è chi reagisce a questo terrore dandosi alla monogamia. Non comprendo perchè, ma capisco il motivo. Io reagisco dandomi alla poligamia. Alla bulimia. Alla insaziabilità. Promiscuità sessuale. Alla poli-hobbistica. Anche al polilavoro, in realtà. Leggo più di un libro alla volta. Studio più di una materia alla volta. Amo più di un uomo alla volta.  Vivo più di una vita sola. O almeno, è quello che provo a fare.

Lo faccio per terrore? Certo. Lo faccio per puro, sanissimo terrore. Terrore di non vivere abbastanza. Di lasciarmi sfuggire qualcosa. Di tormentarmi in punto di morte per non aver gustato a sufficienza tutto il tempo che mi è stato concesso, tutte le persone che ho incontrato, tutti gli angoli del mondo su cui ho appoggiato lo sguardo…. A volte mi ritrovo sommersa dall’elenco delle cose che desidero fare. Ho una bacheca di sughero, in casa, a cui appendo tutto ciò che è “To do”. La lista è lunga. Il tempo è poco. Ritagli di giornale, foto di luoghi da visitare, biglietti di persone da conoscere, eventi a cui partecipare, corsi da seguire, libri da studiare, trasmissioni da registrare. Voglio più di quel che posso avere. Desidero più di quanto io possa conquistare. Ambisco a più di ciò che potrò mai ottenere. Ma non posso farne a meno. Riempio gli spazi vuoti appendendo impegni, sottolineando date e luoghi.  I pezzi di carta si accumulano, uno sull’altro. Ingialliscono alla luce del sole. Si consumano e si sgretolano per il continuo attrito con l’aria.

Ecco. la mia vita è un po’ come la mia bacheca. Sovraffollata di cose da fare. Sempre sul rischio del tracollo psicologico-morale, schiacciata sotto il peso delle mancanze e sotto il costo delle rinunce. A volte mi sembra di annaspare, di non farcela a stare a galla. Di avere troppo a cui pensare e troppo poco spazio per gustare. Di perdere pezzi per strada. Più che poligamia direi che è polifollia. Nulla è mai abbastanza. Niente sembra avere mai insito in sè la scritta “Fine. Riposati pure qui”. A volte mi sento come una bacheca. In corsa folle. Ma immobile.

Esiste una maniera alternativa di condurre questa frustrante vita mortale? Io non credo. Esiste un modo, per evitare che sia frustrante? C’è una soluzione, a questa polifollia? Io non credo. Ne vedo sulo una: lottare. Dormire almeno 7 ore per notte, per essere ben sveglia appena spunta il sole. Lavorare per due. Vivere per tre. Scopare per quattro. Viaggiare per… beh… uno…. questioni economiche 😉

Ho una vita poli. Nel senso di polivalente. Allungo le mani su tutto, sperando che qualcosa tra le dita mi rimanga, in grado da consolarmi in punto di morte. In fondo, vorrei ritrattare la frase che fa da Incipit a questa pagina.

La poligamia è una terapia contro il desiderio di esser vivi. O è il terrore di non esserlo abbastanza.

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per me l’istinto è Bibbia (i miei dieci comandamenti)

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per me l’istinto è Bibbia. e non posso fare altro che seguirlo. ubbidirlo. voi vi alzate ogni giorno e ripetete dentro di voi i vostri comandamenti. io i miei. personali. non sono in grado di seguire regole dettate da altri, che non sento mie. non tradire. non rubare. in salute e in malattia. finchè morte non ci separi. ahahhah. mi scappa da ridere. è la vostra religione non la mia.

1. non tradire. te stessa, mai. qualsiasi prezzo ci sia da pagare, sarà sempre minore di quello del rimpianto.

2. non cambiare. mai. per altri. fallo solo per te stessa. perchè i cambiamenti imposti non sono cambiamenti. perchè un insegnamento sbagliato e inadatto verrà dimenticato più in fretta che un apprendimento ricavato dal dolore di una scelta sbagliata.

3. se devi sbagliare, sbaglia seguendo te stessa. cito non so chi, quando scrisse “non ho bisogno di consigli. a sbagliare sono bravissimo da me”. forse era Ligabue. il cantante, non il pittore. si sbaglia sempre. ma il primo errore sarebbe sbagliare per colpa di altri.

4. non rinunciare. a niente e a nessuno mai. ti dipingeranno come crudele. come egoista. come stronza bulimica ninfomane senza cuore. ma nessuno di loro sarà con te quando, in punto di morte, ti chiederai se hai vissuto abbastanza.

5. non ferire, mai. se puoi farne a meno. sii sincera, anche se irriverente. sii trasparente, anche se crudele. sii aperta, anche se stronza. chi ti ama resterà. chi se ne andrà, non ti avrà mai amato.

6. non lasciare. mai. non lasciare che le cose accadano da sole. siine tu la diretta responsabile. Il Grande Burattinaio Cattivo che sputa fuoco sui suoi burattini. non il Povero Burattino a cui accadono sempre le cose sbagliate.

7. non dimenticare, mai. scrivi, scatta foto, imprimiti sulla pelle inchiostro e ricordi. lascia che le sensazioni ti invadano il corpo fin dentro le ossa, in modo da non poter dimenticare. mai. nessuno merita il dimenticatoio. nemmeno il peggiore di loro.

8. non giudicare. mai. è ciò che ti aspetti da loro. fallo tu, per prima.

9. non rubare, se non lo fanno anche loro. non uccidere, se non lo fanno anche loro.

10. sii felice. non c’è limite al peggio. tanto vale tenere lo sgaurdo fisso in alto.

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so cosa state pensando. PUTTANA, vero? (la vita è una campana)

so cosa state pensando. PUTTANA, vero? ma non è colpa mia. o meglio, sì, ma non è una colpa. è una caratteristica. un adattamento. un comportamento insorto per risolvere una situazione problematica. un giorno saremo tutti così. e mi ringrazierete. ahahahhahah. si chiama EVOLUZIONE. si chiama CULTURA.

siamo monogami. per cultura. biologicamente, invece, no. certo, costruiamo famiglie stabili, per il bene dei nostri figli. ci prendiamo il tempo di insegnare loro a vivere, ce li scarrozziamo in giro per mesi, appoggiati alle nostre spalle, di modo che imparino come si sta al mondo anche solo guardandoci. ma poi ci lasciamo. la maggior parte delle storie di coppia e dei matrimoni ha una durata non più lunga del tempo che ci vuole a svezzare un bambino. poi il sentimento crolla. l’attrazione fisica svanisce. sentiamo tutto il nostro corpo che ci urla di andare a cercare altro. molte donne, subito dopo il parto, azzerano i loro desideri sessuali. si chiama preservazione della specie, dicono i fisiologi: è per evitare una gravidanza immediatamente successiva a quella in atto. cazzate. perchè altrimenti non rimarremmo incinta per ben più tempo. in realtà, secondo me è un messaggio per il padre: il tuo dovere l’hai fatto. ora va’ a inseminare qualcun altro, per favore. ghghghghghghh.
siamo monogami, dicevo, per cultura. la natura non si cura troppo del problema della paternità. e se l’è cavata bene per parecchi milioni di anni prima che arrivassero il test del DNA o il sacro vincolo del matrimonio a proteggere l’ego del seme maschile. le leonesse si prendono cura di tutti i cuccioli, in generale. non solo dei loro. certo, il papà leone in genere è uno solo, per tutte. ma questa è una caratteristica derivane dal maschilismo insito nel fatto che madre natura ha voluto un sesso più debole e amorevole ed uno più forte e ignorante. altrimenti potrebbe benissimo valere il contrario. non sarebbe male…ahahahhaah!! una leonessa che si fa scopare dall’intero branco. ahahhahah!! peccato che, tecnicamente, si estinguerebbero. una sola femmina non può bastare.

e allora perchè diavolo deve bastare a noi? queste regole che ho appena elencato valgono sotto lo stretto regime di Madre Natura. e se dio vuole, noi sotto Madre Natura ci siamo costruiti una bella casa di ghiaccio indipendente. leggi anche: facciamo un po’ quel che vogliamo. quindi. che bisogno avremo di attenerci ancora a questo diritto di proprietà? siamo monogami per cultura, perchè purtroppo tra le mani ci è capitato un cervello più grande del solito ed il nostro raziocinio ci ha spinto dritti nelle mani della Signora Follia. Trovati una donna. Fa in modo che sia tua. Copulaci e riproduciti, ma assicurati di chiuderla sotto una teca d’oro. Altro seme non toccherà il suo utero. La progenie sarà interamente tua. E mentre lei partorisce ed accudisce i figli, scopati pure le infermiere. Basta che quando verrà il giorno, chiederai Fedeltà Assoluta anche a loro. Ahahahahah. Ma ci rendiamo conto di quanto siamo ridicoli? Voglio dire. Non parlo dei Veri Seriosi Monogami. Statisticamente non posso non ammettere che devono esistere. La vita è una campana di Gauss: non possiamo negare l’esistenza degli estremisti. Ma parlo di tutta la gente in mezzo. Tutti quegli esseri senza spina dorsale che seguono le Regole Supreme senza nemmeno fermarsi a pensare un secondo. siamo monogami per cultura. ma non abbiamo più problemi di riproduzione. non abbiamo comunque più certezze sulla paternità (un maschio qualsiasi tra di voi si metta la mano sul cuore e giuri di non avere mai tradito la propria moglie con una bella e sana scopata con una donna più bella o più giovane. e ora sia così coerente, obiettivo e coraggioso da alzare gli occhi verso il grembo di sua moglie e comprendere il vero significato della parola PARITA’ DEI SESSI. gghhghhghghghghg). certo, a posteriori possiamo sempre risalire al responsabile peccatorum. ma…. e tutto il tempo in mezzo?

so cosa state pensando. PUTTANA, vero? ma la vita è una campana di Gauss: esistono SEMPRE gli estremisti. beh. io sono all’estremo opposto. voglio dire, non proprio estremo estremo, ma sicuramente opposto. non c’è limite al peggio, dicono, quindi non voglio essere così arrogante da imputarmi il diritto di essere il mostro finale sul confine dell tre deviazioni standard dalla media. ma, certamente, sono dal lato “sbagliato”. quello dei geni, per intenderci. o quello degli idioti, insomma. in fondo è una questione di punti di vista.

siamo monogami, per cultura, dicevo. definiamo la parola cultura: cultura è l’insieme di quei comportamenti, atteggiamenti e credenze che ereditiamo dagli altri individui della nostra specie e che attuiamo come fedele risultato di un insegnamento, non come irrazionale istintività.
ecco. forse è proprio questo il punto. sono un animo irrazionale e anticonformista. non nel senso che devo sempre fare le cose al contrario di come le fanno gli altri, ma nel senso che le metto sempre in discussione prima di farle mie. a volte, in maniera irrazionale. lo ammetto. altre volte, invece, è puro istinto.
è stato istinto il mio primo passo verso ciò che sono ora. non tirerò fuori di nuovo la storia della pagina di diario a 8 anni. salterò più avanti. alla prima festa Decadence a cui ho partecipato, è stato istintivo inginocchiarmi e fare un pompino al mio ragazzo davanti a tutti. alla seconda festa Decadence a cui ho partecipato, è stato istintivo farmi appendere a un grappolo di corde con davvero pochi vestiti addosso. alla mia prima Fetish Night mi ci è voluto un battere di ciglia per trovarmi in mezzo a tre uomini, poco vestita e decisamente affamata di sesso. puro istinto. è andata così. ogni volta, mi sono sentita viva. giusta. felice. tanto quanto una di quelle Seriosissime Monogame si deve sentire svegliandosi il giorno dopo il suo Matrimonio.
so cosa state pensando. PUTTANA, vero? beh. almeno datemi il tempo. ho appena cominciato. raccogliete altri indizi. questi pochi che vi ho lanciato non bastano ancora per farvi capire che avete ragione. ma in un modo che non riuscite ancora a comprendere a pieno. perchè:

sì, forse è sbagliato. ma noi tre ci amiamo.ci prendiamo cura gli uni degli altri. il fatto è che,insieme, Chon e Ben sono il mio uomo ideale. Chon è metallo freddo. Ben è legno caldo. Chon è terra. Ben è spirito. Io sono la casa che nessuno di loro ha mai avuto. E sono miei
[thanks to: Oliver Stone. Le belve)

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poliamore, polyamore, sesso

“amore vado a sbattermi due camionisti (okay, porta due pizze poi)”

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in una ipotetica famiglia poly non ci sono regole che valgano. Questa è la prima lezione. Uso il termine “famiglia” perchè la prima regola è forse che una coppia poly non è detto che esista. E uso il termine “non è detto” perchè non è per forza una regola. E uso il termine “per forza” perchè… insomma. Avete capito.

In una ipotetica famiglia poly, uno dei due potrebbe avvisare l’altro proprio con il titolo di cui sopra. “amore vado a sbattermi due camionisti (okay, porta due pizze poi)”. Sì. Avete capito bene. E ho usato il termine “uno” dei due per non escludere che sia l’uomo a desiderare la combo su di un Navistar ultimo modello . Niente di più possibile. Chiarisco il concetto: se pensate alla offerta “amore stasera mi scopo un trans. Vuoi partecipare?” forse avrete ancora più chiaro il concetto di polivalenza in un rapporto libero in cui l’unica regola severamente vigente è: dimenticarsi delle regole.

Ai trans non avevo mai pensato. In effetti, potrebbero essere la soluzione ideale. Da quando mi conosco, sto titubantemente in mezzo tra la condizione di eterosessuale e quella di omosessuale. Quando mi garba di darmi una categoria, mi definisco bisessuale. In nessun caso la mia decisione è seria e definitiva. Non potrei mai rinunciare alla bellezza eterea e lussuriosa di una donna. Non potrei vivere tutta la vita senza la solida rigidità di un corpo maschile tra le mani. L’uomo virile che mi apre la portiera della macchina esercita altrettanto fascino di una fragile ed instabile figura femmiNEA appoggiata su un tacco dodici in metallo. Del resto, di norma scelgo le donne piuttosto mascoline, caratterialmente parlando. E gli uomini mi piacciono virili, di quelli che decidono come scoparti e quando scoparti senza nemmeno chiedere la tua opinione. Perciò, tecnicamente forse un trans sarebbe perfetto. A seconda del lato da cui lo guardi, può essere un uomo femmineo così come una donna virgulta. Beh. Vi saprò dire. Il trans in effetti ancora mi manca.

Ma torniamo alla nostra famiglia poly. E’ semplicemente il mio sogno mai realizzato. Tutti ne hanno uno. Avete presente la pubblicità del Mulino Bianco, la casa in campagna, la mamma che prepara la colazione, il papà che si infila la camicia per il lavoro e i figli che mangiano, puliti ordinati e sorridenti? Ecco. Scordatevelo. Per quanto mi riguarda basterebbe una casa su due piani, forse tre, quello in mezzo ad uso comune. Suppongo che non esisterebbero più di tanto orari, né limiti. Amo pranzare da sola, non ho bisogno per forza di addormentarmi con di fianco qualcuno. A differenza di quello che ammetterebbero in molti (e uso il termine “ammetterebbero” perchè….. ), il mio sogno erotico segreto è rientrare a casa e trovare il mio uomo intento a scoparsi sul divano del soggiorno un’altra. Magari bellissima. Magari nudissima. Possibilmente a gambe aperte e completamente glabra. Credo che adorerei la sua espressione sbigottita dagli occhi spalancati, mentre entro, saluto, mi tolgo le scarpe e scendo al piano di sotto. Giusto il tempo di farmi una doccia prima di aggiungermi, si intende. Sempre che sia di loro gradimento il terzo incomodo. Forse prima indugerei al frigobar (beh, stiamo sognando, no?) a pestare un mojito mentre li ascolto gemere e ridacchiare. E prima di distendermi a fianco a loro (o su di loro o dietro di loro…) credo che mi gusterei la vista del tramonto dal balcone di casa (ho dimenticato di dire che l’ultimo piano della casa dei miei sogni è mansardato?) tenendo d’occhio l’accozzaglia di corpi e valutando il mio indice di gradimento del soggetto femminile, nonché il sex appeal innegabile del mio soggetto maschile. Sono poligama ma non è che mi scopo anche i cessi, siamo chiari.

Tutto qua? Tutto qua. E’ chiedere troppo? Fine del sogno erotico di una poligama insoddisfatta. E di miliardi (lo so) di altri poligami latenti. Ma questo ve lo spiego un’altra volta. Ora ho due amiche che mi aspettano…

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ti amo di un amore poligamo

ti amo di un amore poligamo. questa è la nuda e cruda verità. ti amo? vero. amo solo te? falso. non posso privarmi di te? vero. posso rinunciare al resto? falso.

 

ti amo di un amore poligamo. dovrei ricordartelo ogni secondo. mi guardi con quegli occhi perfetti e non comprendi. che oggi desidero te e domani desidererò qualcunaltro. ti guardo quegli occhi perfetti e non comprendo. che oggi mi accarezzerai e domani mi urlerai contro.

la parte più crudele del gioco è innamorarsi di un monogamo. per tutto il resto, è divertimento. niente vincoli. niente menzogne. niente tradimenti e nessun sotterfugio. niente gelosie. niente scelte. amare un poligamo ti accresce. amare un monogamo, ti uccide. lentamente, passo a passo.

ti amo di un amore poligamo ed oggi sono qui davanti a te. anelo le tue labbra e la tua bocca e vorrei essere ancora sotto le tue coperte a parlare. domani tornerò indietro e userò un altro. un altro modo di parlare. un altro modo di ascoltare. di accarezzare. di fare l’amore. quando ti renderai conto di nuovo del doppio gioco, mi insulterai. e mi odierai. e mi cancellerai, di nuovo. mi terrai chiusa nel barattolo delle Cose Cattive finchè non sarai riuscito a dimenticare. finchè i miei contorni non saranno sbiaditi e di me ricorderai solo le cose belle. quelle che ti mancano. e le sofferenze, le avrai dimenticate.

ti chiudo nel barattolo delle Cose Impossibili Da Ottenere Ma Desiderabili. sei quasi stato promosso al barattolo del “Non posso viverne senza”. Eppure a volte devo. A intermittenza. QUando mi odi. Quando mi dai della troia. QUando tutto l’amore che mi puoi dare si sgretola davanti a quello che credi sia un muro di indifferenza.

 

Ti amo di un amore poligamo e questo non mi vieterà di amare qualcun altro. Non potrò mai spiegarti come. NOn saprò mai insegnarti dove. Nè farti comprendere il perchè.

 

Ti amo di un amore poligamo e forse per questo dovrei lasciarti andare.

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