poliamore

Gli psichiatrici della mia vita, parte 2.

Eccone un altro. Prima o poi arriva sempre. Un altro.

Il classico paranoico con manie di persecuzione. Da manuale. Ce l’ho. Quello che “al lavoro mi hanno bucato la ruota della bici, sono stati sicuramente i colleghi”….. certo. Quello che “quei disegni di quei bambini, sui muri dell’ospedale, con tutte quelle croci, sono minacce per me”……ah ah? Quello che “la tua amica ha messo un post che sicuramente era per me”…. ma non mi dire? O che “se hai due numeri di telefono, hai qualcosa da nascondere”…… o che “ieri ho sentito nell’aria tra noi due del tradimento, ora dimmi con chi mi hai tradito”….. o  che “ieri sera non mi hai dato la buona notte, con chi cazzo eri”…. lo stesso che “facciamo una famiglia con tantissimi figli e poi li addestriamo come piccoli combattenti rivoluzionari”…… ecco. Ce l’ho. Ce l’ho  anche questo. E grazie no. Psicosi e torture psicologiche, grazie ma basta.

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amore, Uomini

Tutti gli psicopatici della mia vita.

Si rifletteva, che di gente psichiatrica e psicopatica nella mia vita forse ne ho avuta un bel po’. Forse non abbastanza per scriverci un libro intero, ma almeno un post in un blog probabilmente sì.

Da dove cominciamo? Cominciamo dal fatto che non andrò in ordine, né cronologico né tematico, perché non voglio certo che qualcuno di loro si riconosca nelle mie parole e peggiori le proprie turbe mentali…. e cominciamo anche dal fatto che se vi riconoscete in più di un episodio di quelli qui narrati, o siete un mio ex psichiatrico (quindi siete pregati di scomparire) o avete un profilo potenzialmente psichiatrico (quindi siete pregati di scomparire).

 

Ma andiamo con ordine.

 

Partiamo dallo psichiatrico base: quello che non sa cosa vuole da te. Ti ama, ti odia, ti chiama, ti cancella, ti scrive e poi ti blocca e poi ti richiede l’amicizia, ti sfancula e poi ti cerca, ti adula e poi ti insulta. Mille volte. Quello che un momento sei la donna della sua vita e due ore dopo sei la troia di turno. O quello che non vuole più vederti, salvo poi scriverti che gli manchi, quello che “adesso starò un bel pezzo da solo, chissà quando mi riprendo da una stronza come te” e tu stai lì a riempirti di sensi di colpa fino al momento in cui la tua migliore amica non ti gira lo screenshot di lui con la nuova fiamma di turno, ovviamente racchia.

Ora, parliamoci chiaro. Per quanto questa sia, lo riconosco, una psicosi leggera e non particolarmente pericolosa, non si può negare che sia comunque una causa di sfibramento di energie mica da poco. Energie, sì. E non è un giro educato di parole. Per qualsiasi cosa facciate, per farla bene, quantomeno, vi serve energia. E quando ce la consumate per farvi rincorrere lungo l’asse caotico delle vostre follie, ne rimane poca per le nostre, sappiatelo. Ed è davvero uno spreco passare giornate, nottate, serate o pomeriggi di sole a chiamarvi, cercarvi, scrivervi e spiegarvi che esiste un comportamento lievemente più piacevole, più efficace per ottenere ciò che volete e anche più economico energeticamente,  che si chiama stabilità, che si chiama maturità o forse anche “capacità di introspezione e chiarezza emotiva”.  O forse anche “prima di dirmi tutto quello che ti passa per la testa riguardo a me, metti un attimo la faccia dentro un secchio di acqua gelida e maledizione al giorno in cui hanno inventato i social, che con i 130 caratteri ed i costi dei vecchi SMS eravate già sufficientemente pesanti…..” Ecco.

Questo è il primo tipo di psichiatrico, quello che non riesce ad avere la decenza di andarsene e nemmeno la maturità per restare. Quello che non ha capito che non siamo lì solo per stare dietro ai suoi traumi, ma anzi forse ne avremmo anche un po’ dei nostri di cui occuparci. Magari per poter essere felici. Magari per riprendere a curarci della nostra vita e della nostra felicità, invece che disperdere ore e giorni e settimane dietro alle loro paranoie e problematicità. Magari per riuscire ad andare avanti.  O almeno guardare avanti. Quanto meno provarci…. quanto meno fino al successivo caso psichiatrico, ecco. Per favore. Lasciateci andare. Ce n’è sicuramente già un altro pronto che ci aspetta.

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luce

Luce a est (to Shine)

L'immagine può contenere: cielo, nuvola e spazio all'aperto

Rendersi conto a 39 anni suonati che è la luce che fa la differenza. La luce. Shining, to shine. Ce l’ho sempre avuto lì, scritto sotto il naso. Eppure non lo sapevo.

Lo faccio da sempre, da quando mi conosco. Da quando, la prima volta, ho appoggiato gli occhi sugli occhi di qualcuno senza luce. Cosa? Scartarli e cercarla.

La luce.

C’è chi ne ha. C’è chi ne ha a secchiate e chi ne ha appena un barluccichio. C’è chi ce l’ha e non l’ha, si nasconde nel buio e si mostra raramente in un sorriso. C’è chi la spegne, dentro montagne di droga e poi la riviene a cercare in te. Poi c’è chi la usa, per illuminare la strada. A volte è solo un piccolo fascio di raggi. A volte è come un faro, nella giungla buia di volti spenti.

Ecco, un faro. Ecco l’effetto che mi hai fatto tu. Come essere investiti da un quintale di luce, all’improvviso, nel bel mezzo dell buio totale dell’oceano. Una luce che soggioga. Che inginocchia. Ed inebria.

E in un secondo, ero viva. Di nuovo. Con lo stomaco pulsante e la pelle accaponata. Respiravo ossigeno, finalmente. Ascoltavo il cuore battere, ancora. E ti guardavo. Bevevo. In poche ore, in pochi minuti, in quella sala fumo, hai riempito il calice e su su, fino a far traboccare la brocca, in un percorso al contrario, che invece di prendere dà. E così è stato: tutto quello che avevo perso, che avevo consumato, sfinito, sfibrato, me l’hai ridato. In pochi istanti.

Bellissima luce. Grazie di avermi illuminato. Grazie.

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amore, sesso

Dicono che (dell’amore e del sesso)

Dicono. Che i primi ominidi abbiano perso la peluria sul viso per aiutare la mimica facciale, l’espressione, la comunicazione. Dicono che così ci riconosciamo meglio, facciamo gruppo, creiamo legami.
Dicono anche che la posizione del missionario sia una invenzione di quelle specie in cui il sesso è usato per rinsaldare la coppia, per tenerla unita, per creare un legame forte e stabile, per riconoscersi, per ricordarsi.
Dicono poi che l’ossitocina, al momento dell’orgasmo, serva ad aumentare il carico emotivo sulla persona che abbiamo di fronte e che poterla guardare in faccia in quel momento ti porterà inevitabilmente ad innamorarti di lei, ad esserne schiava, ad averne necessariamente bisogno. Come una dipendenza, come una droga. Come l’amore.

Dicono. Così. I biologi, gli etologi. Gli scienziati. Sono una scienziata anche io, o forse lo ero, ma non so dove stia la verità. La sto cercando.

Nel frattempo, per favore, scopami come vuoi, in tutte le posizioni che desideri, come il tuo corpo chiede. Ma sappi che terrò gli occhi chiusi. E forse è meglio che li abbia chiusi anche tu.

Il mio corpo è tuo, in ogni sua declinazione, ma il cuore è blindato. Meglio non correre rischi.

#letteredelmattino

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poliamore

(Immagin) Arti.

Immaginarti. In un punto qualunque del tuo corpo. I sapori, gli odori…. I colori. Il colore dei tuoi occhi. La consistenza della tua pelle. Immaginarti dove non sei e dove non sei mai stato. GuardArti. Qualsiasi parte interna al mio corpo che ti chiama.

ImmaginArti è più che un gioco, è più che un premio… è più che altro un buco, un vuoto, riempito dai Nomi delle cose di te che non possiedo: Profumo (che gusto ha) e Voce o (il flebile ricordo del suono della tua) Risata. Saliva (quanto liscia sarà) Dita (quanto a fondo possano esplorarmi).

Nomi e nomi e parole e in un angolo c’è il mucchio disordinato delle tue Ossa: in quali punti affiorano dalle tue Carni? quanto a fondo posso affondarvi i denti? Polpastrelli (si infilano sul mio corpo) e i muscoli delle tue Gambe (che guizzano mentre spingi dentro di me), Solchi degli addominali in cui scivola il sudore quando scopi.

Vuoti, pieni di parole di cui non conosco il sapore, l’odore, la forma: Costole e Spina Dorsale (da mangiarti) e mani (da infilarmi) ed è inutile che io neghi la presenza di un cesto di vimini nero pieno di Luoghi (da succhiarti, violarti, divorarti, conquistarmi).

Non posso nascondermi. Non posso nasconderti. Da qualche parte c’è anche la parola del Suono gutturale che emetti quando godi e quella che descrive il gusto del tuo Sperma nella mia bocca.

Mi siedo, ti immagino oltre i miei occhi vuoti e accatasto parole e desideri per descriverti. Costruisco e disfo l’elenco delle cose che ti vorrei fare. InmaginArti. È tutto ciò che è in mio potere. Mentre inganno l’attesa. Sì, perché Attendo. La grazia. Sua Maestà. Attendo.

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racconti erotici, sesso, V.M.18

questione di pelle (a volte capita)

 a volte capita ed è una questione di pelle. di curve del corpo. di profumi che sentiamo da lontano. di odori che non ci accorgiamo di respirare. a volte è il corpo a sapere. prima di tutto. anche di noi.

ti vedo camminare verso di me e non ricordo con esattezza la prima volta che ti ho osservato. è strano. tutto dentro di me è un meccanismo  autonomo, autofunzionante e perfettamente oliato. non posso fermarlo.  i nostri corpi scivolano uno sull’altro, uno dentro l’altro, senza la minima imperfezione, senza la minima esitazione. resto seduta a guardarti. il modo in cui cammini, quello in cui ti muovi. appoggio le pupille sul colore del tuo incarnato e lo sguardo sulle linee del tuo viso, del tuo corpo, sulla consistenza dei tuoi vestiti. non faccio niente, non mi muovo neppure. ma ho fatto già tutto e già abbastanza. è tardi ed è già accaduto. la mia pelle ha già sussultato ed il cuore ha già accelerato di un battito il suo ritmo normale. ho già desiderato le forme sotto la tua maglietta e mi sono già arresa al desiderio irrefrenabile di ricalcare i disegni sulla tua pelle con la lingua. ho già riso dei tatuaggi sciocchi e sono già morta su quelli seducenti. mi hai già spogliato, con gli occhi e con le mani, in ogni angolo del pianeta. hai allungato la tua lingua su di me infinite volte ed hai infilato, crudelmente, le tue dita nei miei fianchi, a fondo. hai già appoggiato la tua cappella sulla curva delle mie natiche, la tua bocca tra le mie gambe e il tuo cazzo dentro di me, con forza, a lungo, fino a farmi tremare, fino a farmi gridare. il tuo cuore è già arrivato in profondità dentro di me, a due passi di distanza dal mio.
no, non ti spaventare. non mi sono ancora mossa. e sono stata brava,  ho persino evitato di guardarti: i desideri dentro la mia testa sono così chiari che ho paura che li possa scorgere il mondo intero solo osservando l’espressione con cui ti guardo arrivare. mi saluti e il modo in cui sfili la sigaretta dal pacchetto mentre pronunci il mio nome lo conosco. sussulto perchè l’eco della tua voce è un suono che appartiene al mio passato. abbiamo già scopato, matt. e forse tu non lo sai. hai già riso sul mio corpo, cenato con me, nuda, sul tuo divano; bevuto vino stesi a terra sotto il cielo del tuo balcone. ho già adorato ogni singolo dettaglio di te. uno dopo l’altro, uno dentro l’altro. gli umori viscerali che mi riempiono il corpo ne sono la prova inconfutabile, non puoi negarlo. perchè già chiedono di te, quando alzo la per la prima volta i miei occhi nei tuoi. come se ti conoscessero da molto tempo.
il corpo sa. il corpo sa sempre tutto. e mi piega ai suoi voleri. ed io non posso farci niente. torno a sedere, in mezzo agli altri perchè è difficile reggere il peso di tutto questo rimanendo in piedi. ci vedo andare via insieme e mi sembra che il mondo ci abbia già osservato allontanarci per un milione di anni in passato. sul letto, scivoli dentro di me, il tuo cazzo nella mia bocca ed io chiudo gli occhi attorno al conforto che la forma della tua cappella mi dà, una sensazione già nota, già studiata, che già mi appartiene. sei nel mio passato o sei qui davanti a me? alzo gli occhi confusa. cerco di focalizzare l’attenzione sulla scritta che hai sulla maglietta, senza riuscire a carpirne una sola sillaba, mentre qualcuno ti parla. e quando le tue dita si dispiegano sulle mie curve, il mio corpo nudo si piega e si modella sotto la forza delle tue mani, forgiato da qualcosa che esisteva già prima di conoscerlo o che forse è arrivato solo ora.
non lo so, sono confusa. mi alzo e cerco del cibo. forse un po’ di zuccheri mi potranno aiutare. ma quell’immagine allo specchio non mi serve, non è d’aiuto, mi confonde. mi infili il cazzo da dietro e lo fai spingendolo tutto, fino all’ultimo millimetro, senza staccare gli occhi dal mio corpo, piegato sotto il tuo. ed io ci ho già visto farlo. e non so come spiegarti. ti guardo dritto negli occhi mentre mi prendi per i capelli  e tiri il mio viso accanto al tuo. è come se ti conoscessi da quasi un miliardo di anni. so che non sorriderai ma che continuerai a guardarmi serio, come se non l’avessi mai fatto, prima. qualcuno ride a qualcosa di spiritoso che hai detto ed io ritorno. cerco di ascoltarti. scuoto la testa, confusa, e quando riapro gli occhi tu sei lì che mi guardi, che mi osservi parlare e il tuo sguardo rimane troppo nei miei occhi, il tuo sorriso rimane troppo a lungo sulla tua faccia. non capisco cosa vuoi, perchè ancora mi desideri come se questa non fosse la prima volta che ci vediamo. sei già stato dentro di me, matt, ricordi? appoggiato, nudo, sul mio corpo schiacciato dal tuo peso e con tutto il tuo cazzo infilato nel culo. mi parli dei miei tatuaggi mentre ripeto a me stessa che non ti conosco, che non so chi sei o da dove vieni e che ricordo di te solo il desiderio che ho di averti. da tempo immemore o da sempre, è uguale. come un serpente che si morde la coda.
ti alzi per andartene e portarmi via con te. chiudi la mano a pugno sul tuo uccello eretto e continui a muoverla avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, regolare e conturbante. ti ascolto gemere e ansimare e aspetto con impazienza di conoscere il gusto che hai.  sorrido. mi sento a casa mentre muovo i miei passi con te di fianco spostandoci verso la tua macchina. il mio respiro è regolare e lo stomaco è ancora al suo posto. è strano ma è perchè l’ho già visto, l’ho già provato e l’ho già vissuto, perciò è inutile fantasticare. futile preoccuparsi.
a volte capita ed è una questione di pelle, di curve del corpo, di profumi che abbiamo già sentito e di odori che abbiamo già annusato. la pelle vibra ed  il sangue scorre più velocemente nelle vene e gli umori diventano d’improvviso più bollenti, all’interno.
mi vieni in bocca ed io rido, mentre con le mani nascondo i seni agli occhi indiscreti del tuo vicino di casa perchè siamo nudi, entrambi, appoggiati al parapetto del tuo balcone. apri lo sportello della macchina e con un gesto meccanico mi infilo in uno spazio che un istante prima apparteneva solo a te. prima quanto?  mi chiedo. mi sembra di possederti da sempre. in ogni istante. su ogni millimetro di pelle rovente.

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Senza categoria

un uomo.

ho conosciuto un uomo. barba bianca, occhio azzurro. pelle diafana. non sono sicura del significato della parola “diafana”, ma è questa che mi viene in mente quando rimango senza pensieri mentre lo fisso.
un uomo, sì. ci voleva. mi ha rimorchiato al bancone del bar. incredibile, no? deve essere stato molto sagace. o molto simpatico. più che altro, credo che “bellissimo” sia stata la cosa principale che ho rilevato in quel momento. sì, sorrideva, certo. sì, parlava, certo e di argomenti anche interessanti. credo. di montagna, di snowboard… del tempo? non ricordo. bellissimo è l’unica cosa che ricordo. i suoi occhi. blu. e la sua pelle. liscia. come un magnete, i pensieri tornano lì. perdo il filo del discorso. mi guarda come se fosse felice di vedermi…. no, non è così. come se gli desse piacere osservarmi. non lo so. mi ha offerto una sigaretta, una birra, ancora una sigaretta. mi ha parlato. mi ha corretto l’impostazione sullo snowboard, mi ha raccontato di uno stato mentale. ci siamo seduti a prendere il sole. abbiamo riso. ha detto che il suo target di donna è tra i 20 ed i 28, perchè dopo i 28, non sa come, tutto diventa sempre una storia seria. avrei voluto interromperlo, enumerargli gli almeno dieci buoni motivi per cui qualsiasi donna dotata di un minimo di fiuto per un buon partito vorrebbe averlo per sè. non l’ho fatto. probabilmente li sa già, ma mi sarebbe piaciuto guardarlo mentre glieli raccontavo. qualche ora dopo aver illuminato la mia giornata, è scomparso nel nulla. volatilizzato. così, ti dicevo. ho conosciuto un uomo. è stato davvero bellissimo.

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